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(NON TUTTE PUBBLICATE...)
I
LETTERE
SU INFORMAZIONE E CULTURA (1996-2004)
A
“Il Gazzettino”. 10-5-1996.
Egregio Direttore,
non
condivido la meraviglia per le recenti dichiarazioni di Sgarbi, che ha definito
i Veneti, tra l’altro, “deficienti, unti, stronzi”; forse si dimentica che il
suddetto onorevole ha costruito gran parte della sua fama - più che sulla
bravura professionaIe, comunque innegabile - proprio grazie a piazzate
isteriche, condite con insolenze verbali e fisiche, le quali fanno sicuramente
spettacolo (e audience); in altre
parole, se Sgarbi fosse un esperto anche più acuto epperò meno linguacciuto,
allora non avrebbe i requisiti principali per godere di tanta ospitalità in tv
o sui giornali, od in Parla...mento (sintetizzando in veneto, se no ‘i xe mati no ‘i voemo).
Mi stupisce, piuttosto, quanto afferma
un lettore del Gazzettino in merito al linguaggio assai castigato di
epigrammisti latini come Giovenale (che epigrammista non era) e Marziale. A
parer mio, invece, i grandi autori, proprio perché grandi, possono anche
permettersi il lusso di non escludere termini scurrili dal loro linguaggio, non
certo per superficiali sfoghi visceralmente sbavati, ma per inserirli
artisticamente, con senso logico o filologico, in un tessuto più raffinato e
creativo: è il caso proprio del nominato Marziale, nonché - per restare tra gli
epigrammisti latini - di Albinovano Pedone, Domizio Marso, Catullo e perfino
dell’imperatore Augusto.
Ciò premesso, vorrei citare
significativamente un epigramma assolutamente inedito dell'estemporaneo poeta
contemporaneo Lucio Scure (noto più che altro per i “trapezi erotici” in
italiano ed in veneto), non certo rivolto al fascinoso Vittorio veneto...fobo,
quanto genericamente a quegli “sgorbi quotidiani” che - incuranti dei propri
difetti - si permettono di giudicare e condannare con eterna spocchia gli
altri, col titolo di Critico d'arte:
Rifletta l'esteta sul suo caso: / aver una
bella faccia di merda / e la puzza ... sotto il naso!
Cordiali saluti.
NON PUBBLICATA.
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A
“Sette”. 3-7-1997.
Egr. Dr. Nascimbeni,
Le invio - per la Sua collezione
di perle giornalistiche – l’allegato articoletto da ”Il Gazzettino” del
24.06.1997.
Come Ella osserverà, al di là
della banale storpiatura di Erodiade in Erodiale, c’è la trasformazione
(freudiana?) di Erode Antipa in Erode Antipapa, con anticipo (miracoloso!)
rispetto ai tempi [...].
SEGNALAZIONE
ACCOLTA (sul n° 36/1997, sotto il titolo “Quando i giornali scherzano coi
santi”).
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A
“Sette”. 10-9-1997.
Egr. Dr. Nascimbeni,
visto che la perla storica su “Erode
Antipapa” è stata gradita, eccone una geografica, fresca di stampa, apparsa
(ahinoi!) sul Corriere della Sera del 20-8-97: a pag. 14, nella cartina sulla
eruzione vulcanica di Montserrat, un banale scambio di lettera alfabetica
trasforma la crosta tettonica in “teutonica”, collocandola - con evidenti
effetti rovinosi - nel Mare dei Caraibi, anziché lasciarla buona e tranquilla
in Germania.
Apro una parentesi, d’altronde, per ricordare che un paio d’anni fa il
Corri...errore della Sera giunse addirittura ad eliminare radicalmente una
lettera dell’alfabeto, con un'operazione degna di Georges Perec, presentando a
lungo e distribuendo a dispense un’Enciclopedia Geografica Mondiale in 2
volumi: il primo da A ad I, il 2° da K a Z, così decretando la soppressione
della lettera J (in realtà, quest’ultima venne “assemblata” – con un metodo che
mi permetto di non condividere – con la
lettera I, dunque contraddicendo, comunque, sia la costante pubblicità, sia il
dorso del 1° volume).
Sempre in tema di Corriere, Le segnalo un riquadro del 23-7-97, pur non
trattandosi, nel caso, di un errore vero e proprio (ma casomai di candida
ingenuità, oppure - al contrario - di maliziosa furbizia), Le dirò che mi
lascia comunque perplesso leggere - sulla prima pagina del primo giornale
d’Italia - che per festeggiare il 50° anniversario la CIA “si affida alle
donne, mettendone tre fra i sette membri del Comitato di controllo” (anzi mi
chiedo: il regista di una simile operazione non sarà stato mica Tinto Brass?).
Cordiali saluti.
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A
“Sette”. 15-10-1997.
Egr.
Dr. Nascimbeni,
questa
settimana Le segnalo un paio di perle aritmetiche (ovvero: quando i media danno
i numeri):
1) Il Gazzettino dell'11.1 0.97
presenta in prima pagina gli allegati grafici dai quali risulta che il numero
987 sta tra il 985 e il 986 (1° grafico in basso); come non bastasse, inoltre,
nel 2° grafico il numero 1718,0 viene presentato come se fosse superiore
all’identico numero 1718,0;
2) in un breve spot televisivo di
martedì 7 ottobre scorso, trasmesso durante il Maurizio Costanzo Show, si
pubblicizzava - con gran risalto - un servizio del settimanale “Avvenimenti”
dedicato ai “Settant’anni dalla Rivoluzione Russa”: nemmeno qui mi tornano i
conti.
P.S. A proposito della trasmissione suddetta, non ho visto da alcuna
parte segnalare un divertente lapsus in cui è incorso lo stesso Costanzo
qualche mese fa, mi pare in aprile; in tale occasione il presentatore, di
fronte ad un discendente di Dracula, ha menzionato i famosi vampiri ... della
Pennsylvania!
Cordiali saluti.
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A “Sette”. Gennaio 1998
Nota:
non ritrovando il testo della mia lettera, ricorro alla citazione dal n°
3/1998:
Sul Gazzettino
di Venezia si è affermato quanto segue: «Il primo gennaio del 2000 entreremo
semplicemente nel duemillesimo anno del secondo millennio». Per la serie «la
matematica non è un’opinione, ma qualche volta sì».
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A
“Sette” 8-2-1998.
Egr.
Dr. Nascimbeni.
per
citare un Suo recente “Esame di giornalismo”, la regola secondo cui la mano
sinistra non deve sapere ciò che fa la destra non vale per i giornali, e pagina
41 deve sapere ciò che fa pagina 24 e viceversa. Eppure talora accade che la
destra ignori persino ciò che fa la destra stessa, come nel caso dell’allegato
articolo de “Il Gazzettino” del 2/2/98, il cui occhiello arruola nel PPI Gianni
Letta, noto consigliere di Berlusconi: in realtà non si tratta di un
“ribaltone” politico, ma di un semplice pastrocchio giornalistico, come si
evince dalle primissime righe del testo, in cui si menziona il vicesegretario
del PPI Enrico Letta.
Altra perla della settimana
concernente la titolazione: per sintetizzare con una spiritosaggine l’allegato
articolo del Corriere della Sera datato 4/2/98 (“Ma la divina Garbo non è
proprio immortale come Achille”), si cade invece nella comicità involontaria,
giacché Achille, divino o non divino, certo non era immortale; né era l'unico,
se posso osare una battuta nei confronti di titolisti forse non troppo
titolati, ad avere il c. d. “tallone di Achille”.
Cordiali
saluti.
SEGNALAZIONE
ACCOLTA (la seconda, nel n°12/1998).
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A “Sette”. 10-3-1998.
Egr. Dr. Nascimbeni,
Le segnalo l’allegato articolo de Il Gazzettino del
09.03.1998 (edizione di Padova), relativo ad una strana rapina avvenuta nella
Repubblica Ceca, ad opera di “due uomini vestiti male e dall'aspetto poco
rassicurante”, i quali così intimano ad una comitiva italiana: “Non avete
pagato il biglietto, dovete darci duecento dracme a testa”.
Dunque
i malitenzionati non erano solo vestiti male, ma - visto che la dracma è la
valuta greca, anziché ceca - sicuramente anche male informati (comunque, se il
fatto fosse realmente avvenuto secondo la descrizione del Gazzettino, si
dovrebbe esprimere sincera ammirazione per i due professori e i quindici
studenti circa, capaci di recarsi a Praga non solo con lire, marchi e dollari,
ma perfino con duecento dracme greche a testa, e chissà quali altre valute
straniere, pronti a soddisfare qualsiasi richiesta, per quanto bizzarra, di
eventuali rapinatori).
Cordiali saluti.
SEGNALAZIONE
ACCOLTA (nel n° 13/1998, sotto il titolo “Ceki, non rubatemi le dracme”).
Nota:
qualche giorno dopo un comunicato dell’istituto scolastico ridimensionò la
“rapina” ad una semplice multa amministrativa).
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A
“Sette”. 17-4-1998.
L’INFLAZIONE DEL FRANCO?
Egregio
Dr. Nascimbeni,
Le
segnalo le seguenti perle, fresche di stampa:
1) In Panorama del 9/4/98 è
citato il gruppo musicale “Franco VI e Franco l”': il nome corretto del gruppo,
se non vogliamo “dare i numeri musicali”, era “Franco IV e Franco I”';
2) Sui maggiori quotidiani
italiani (ed anche su settimanali come Sette) viene pubblicata a cura
dell'Omnitel - con costi pubblicitari che immagino ragguardevoli - una carta
d'Italia semplicemente obbrobriosa: non tanto per l’inserimento artificioso di
alcuni nomi di città estere, quanto per il posizionamento della città di
Trieste, collocata invece nei pressi di Jesolo, ovvero in provincia di Venezia;
forse la pressante immigrazione che giunge dall’Est riguarda non solo le
persone, ma addirittura le città?
Cordiali saluti.
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A “Sette”. Aprile 1998.
POLITICI ... DA INFORNARE?
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A
“Sette”. 30-4-1998.
COLOR
CARAVANISTA?
Egr. Dr. Nascimbeni, Le
segnalo un errore ed un orrore freschi freschi:
1) l’errore, da considerare
come un lapsus all'interno della medesima categoria, riguarda il Tg 1 del
29.4.98 (ore 18), la cui conduttrice - nei titoli di presentazione - cita
Christopher Reeves come l’attore noto per avere impersonato sugli
schermi cinematografici il super-eroe Batman (anzichè Superman);
2) l’orrore, o meglio
l’anfibologia, ci viene invece dall’allegato articolo apparso
contemporaneamente il 3.4.98 sul Mattino di Padova; La Nuova Venezia e la Tribuna di Treviso, nel quale,
anziché “una caravanista di colore”, si descrive “una lei di colore
caravanista”: considerato il fatto che i caravan possono avere qualsiasi tinta,
come sarà mai il colore caravanista?
Cordiali
saluti.
SEGNALAZIONE ACCOLTA (la seconda, nel n°
21/1998).
Nota: scrissi proprio
“Reeves”, anziché “Reeve”, provvedendo poi a correggermi (v. “Splendido
exlploit del Gazzettino”).
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A
“Sette”. 8-5-1998.
Egr. Dr. Nascimbeni, questa
settimana devo segnalarLe errori, orrori ed infortuni riferiti ad un unico
quotidiano, il Gazzettino di Venezia: 1. per la serie: “Parla come mangi”, ecco
il sottotitolo del 06/05/98: “Simoni medita l’esclusione di Moriero: «Speravo
sfruttasse meglio l’exlpoit in nazionale»”; 2. per la serie “L'appetito viene
mangiando, allego un articoletto dell’edizione padovana del 05/06/98, in cui la
città di Mostar diventa Mostard; 3. per la serie “Strano, ma falso”, segnalo
l’incongruenza in data 06/05/98 tra un sottotitolo (“L'assassino, dopo aver
confessato, s'è buttato dal terzo piano della questura: si salverà”) ed il
relativo testo (“ha tentato di uccidersi lanciandosi da tre metri di altezza”):
che i piani della questura palermitana siano alti un metro?; 4. per la serie
“Del doman non v'è certezza”, ecco - in palese contrasto col resoconto degli
altri quotidiani sull’omicidio del nuovo comandante della guardie svizzere –
l’articolo de! 05/05/98, intitolato “Esterman guiderà l’esercito del Papa”: sj
tratta certamente di un infortunio oggettivo (inteso proprio come mancanza di
fortuna, anziché come manchevolezza giornalistica), però acuito dalla presenza
di quel futuro (“guiderà”) che, col senno di poi, può apparire presuntuoso e
forse anche jettatorio (Le dice niente la parola “hybris”?).
P.S. Per la serie “Chi le
fa, l’aspetti”, devo confessare che anche il sottoscritto ha commesso un errore,
segnalandoLe una settimana fa - con riferimento all’attore Christopher Reeve -
il lapsus del Tg. 1, che ha confuso Superman con Batman: anziché Reeve,
infatti, scrissi Reeves (facendo anch’io dunque, un lapsus all’interno della
categoria dei super-eroi, visto che Steve Reeves, negli anni ‘60, impersonò
Ercole).
Cordialmente.
SEGNALAZIONE ACCOLTA (l’ultima, nel n°
20/1998, sotto il titolo “Cercasi Superman”).
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A
“Sette”. 10-5-1998.
NUMI, CHE NOMI!
Egr. dr. Nascimbeni,
come la mettiamo con l'autore dialettale
Giacinto Gallina, trasformato dallo stesso quotidiano (10/05/98) in “Gallino”?
[...] Le invio anche l’articolo “Love stoy a colpi di mitra” (Mattino di
Padova, 10-5-98), come esempio di resoconto confuso e contradditorio. Cordiali
saluti.
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A
“Sette”. 1-6-1998.
VARIETÀ
Egr. Dr. Nascimbeni,
[...]
allego il consueto aggiornamento:
1) articolo de Il Mattino di
Padova (22/05/98): “[...] 45 anni, già protagonista in passato di una storia
agghiacciante”, accaduta - si specifica subito dopo - il 2 novembre 1998, quindi nel futuro, piuttosto che “in passato”;
2) titolo e articolo de Il
Mattino di Padova del 24/05/98: ”Raccoglie ciliege e cade”;
3) pubblicità sul Corriere del 26/05/98:
“In pista è lora del trotto”;
4) didascalia del Corriere della
Sera (31/05/98): “A distanza un gruppo di pachistani a Lahore celebra sparando in aria il sesto test
nucleare...”;
5) articolo del Gazzettino (02/06/98); “... ben 18.006 i cittadini che
hanno votato... Di questi, 17.790 hano detto “no” ... e 2.189 sì...”.
Cordiali saluti.
[
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A “Sette”. 7-7-1998.
Egr. Dr. Nascimbeni,
nella prima pagina del Gazzettino datato 5-7-1998
il presidente della Regione del Veneto “considera l'Udr ancora nella Polo”,
anziché “nel Polo”; rilevato che la Polo, al femminile, indica un’autovettura
Volkswagen, ciò non può non rafforzare il concetto che certe istituzioni siano
vere e proprie “macchine burocratiche”.
Cordiali saluti.
SEGNALAZIONE
ACCOLTA (nel n° 30/1998).
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[ [
A
“Sette”. 21-7-1998.
Egr.
dr. Nascimbeni,
Le
invio l’allegato articolo del Gazzettino di Padova (8.7.98), con relativo occhiello:
“Il rock da suinare...” (forse la musica proposta era una vera porcheria).
Le trasmetto, inoltre, un paio di
lapsus che definerei “climatici”, estratti dal Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto: nel primo (1.4.97) il Comune di
Arquà (Polesine) diventa “Acquà”, probabilmente per il riferimento alle
avversità atmosferiche, invece nel secondo, più fresco di stampa (14.7.98),
Pieve di Cadore diviene - forse proprio a causa dell'afa estiva – “Pieve di
calore”.
Cordiali saluti.
SEGNALAZIONI ACCOLTE (la prima nel n°
33/1009, sotto il titolo “Ma quella canzone
è una vera maialata...”, la seconda nel n° 34/1998, sotto il titolo
“Oibò, la Regina in Calore”).
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A
“Il Corriere della Sera”. 31-7-1998.
Egr. Dr. Montanelli,
[...]
perché in gran parte delle indicazioni riguardanti i primi 5 giorni della
settimana - su cartelli, giornali, TV - si omette incongruamente l’accento? O
forse dovremmo di conseguenza dire “Iunèdi, martèdi, mercolèdi, giovèdi,
venèrdi” (magari seguiti da “sabàto e domenìca”)?
Con stima e simpatia.
[
[ [
A
“Sette”. 31-7-1998.
APPARATO ... DIRIGENTE?
Egr.
Dr. Nascimbeni,
Ecco le ultime perle lugliatiche da parte di entrambi i quotidiani
padovani, in pieno spirito di ”par condicio” (casomai in contrasto col detto –
estratto dalla celebre furlana – sui “padovani gran dottori”):
1)
dal Gazzettino del 30-7-98,
edizione di Padova, abbiamo un titolo («”Porta e porta” entro l’anno») più adatto
ad una raccolta caotica, anziché differenziata, dei rifiuti;
2)
da Il mattino di Padova, pari
data, segnalo sul retro del foglio una frase ancora più appetitosa, relativa
all’”apparato dirigente del pesce”; verrebbe da chiedersi se esistano pure
l’apparato funzionario, quello istruttore, il collaboratore, l’esecutivo, il
commesso etc., fino all’apparato ... bidello!
Cordiali saluti.
[
[ [
A
“Sette”. 10-8-1998.
CONFUSIONE NERA
Egr. Dr. Nascimbeni
3 segnalazioni dal Corriere (rispettivamente nei giorni 6,
7 e 8 agosto ’98:
1) “FIORI DI BACH. Rimedio a base di piante naturali per la
cura degli squilibri energetici interni, ritenute causa di tutte le malattie”.
Ritenute? Le piante naturali, dunque?
2) In un articolo Olmi dichiara: “Per dire quanto gli
uomini sono, me lo lasci dire, coglioni, perché continuano ad ammazzarsi”.
Nella didascalia alla foto di Olmi, invece, gli si lascia dire (tra
virgolette): “... per dire quanto gli uomini sono stupidi, perché continuano ad
ammazzarsi tra loro.”
Mi chiedo: perché un’edulcorazione così evidente (e perciò goffa)? Forse
le didascalie son lette anche dai bambini, mentre solo i grandi osano
approfondire testi (e testicoli)? Mah!
Sempre a proposito di logicità parziale, Le manderei (se l’avessi, qui
al mare) una pagina del Corriere, apparsa in luglio, relativa al delitto di
Ostia: si citava il bambino, che in un primo momento pareva essere stato
l’autore del fatto, con il nome, seguito dall’iniziale del cognome; però
bastava leggere il titolo sottostante, per ricavare pure quello. E allora,
perché tanta (o inutile, o fasulla) cautela?
3) Confusione nera in prima pagina: “Kinshasa - Strage
terrorista contro gli americani in Kenia e in Tanzania. Ieri mattina due
potentissime autobombe sono esplose quasi contemporaneamente a Kinshasa e a Dar
es Salaam..”; ma la capitale keniota è Nairobi, mentre Kinshasa è nella Rep.
Dem. del Congo, e, pur non mancando di tensioni e problemi, con le esplosioni
suddette non c’entra nulla.
Cordiali saluti.
[
[ [
A “Il
Corriere della Sera”. 31-8-1998.
Egr. dr. Montanelli,
un
lettore chiede “perché non hanno cambiato nome anche alla piazza Rossa, cuore
di Mosca”.
Credo di poter rispondere che per
i russi il colore rosso appare (già linguisticamente) più invitante degli
altri, tanto che krasnij (rosso)
viene talora usato come sinonimo di krasivij
(bello): dunque la “piazza Rossa” è anche la “piazza Bella”, e per tale
motivo - presumo - i moscoviti non hanno ritenuto necessario sottoporre a
revisione la denominazione della piazza (un tempo “piazza del mercato”), il cui
colore dominante - comunque - pare appunto il rosso, grazie
soprattutto alla mole del Cremlino e di altri edifici assai meno imponenti (tra
i quali il mausoleo di Lenin).
Sportivamente
...
PUBBLICATA (il 3-9-1998, sotto il titolo
“«Piazza Rossa» significa «Piazza Bella»”)
* Nota: Apportate lievi modifiche
alla parte sottolineata: “pare appunto il rosso, grazie soprattutto alla mole
del Cremlino e di altri edifici assai
meno imponenti (tra i quali il mausoleo di Lenin)”, divenuta “è appunto il
rosso, grazie alla mole del Cremlino e ad altri edifici imponenti, tra i quali
il mausoleo di Lenin”.
[
[ [
A
“Il Corriere della Sera”. 28-9-1998.
Egr. Dr. Biagi,
sul
Corriere del 10.09.98 Ella scrive: “C'era un russo nell’Arzerbaigian che,
secondo autorevoli testimonianze, aveva raggiunto quota 161... Aveva un
esercito di figli e nipoti”. Ebbene, al riguardo devo darLe due notizie.
1. AI di là del refuso
tipografico, segnalo l’imprecisione della definizione “russo nell’Azerbaigian”:
infatti Sulejman Akajev - che, secondo altre fonti, aveva addirittura 170 anni - era azerbaigiano (o, volendo,
sovietico dell’Azerbaigian, dato il periodo), ma non russo.
2. Quanto all’esercito dei suoi
discendenti, forse Le farà piacere sapere che ce n'è qualcuno anche in Italia,
tra i quali – l’avrebbe immaginato? -non manca nemmeno un Suo attento (e forse
pignolo) lettore.
Cordialmente.
NON PUBBLICATA.
[
[ [
A
“Il Corriere della Sera”. 1-10-1999.
Egregio Dr. Montanelli,
Ella
si dichiara non ben informato nei confronti di un lettore che pone do mande
sull'intervento di eserciti stranieri durante la guerra civile russa, domande
che, a mio avviso, non sono poi così campate in aria.
Infatti tra il 1918 e il 1920,
oltre ai 50mila uomini della Legione Ceca, intervennero - insieme a finlandesi,
tedeschi, austriaci, baltici, serbi, rumeni, turchi, polacchi, giapponesi,
cinesi e canadesi - anche 300 mila inglesi, quasi altrettanti francesi, 16 mila
americani e 70 mila italiani: ricordo bene queste cifre da quando studiai a
fondo quel periodo (quasi 30 anni fa), anche se adesso in verità non riesco a
ritrovarne la fonte; a parziale dimostrazione dei numeri forniti, comunque,
posso citare quanto scriveva Boffa nella Storja
dell’'Unione Sovietica (“Vi erano all'inizio del ‘19 circa 130.000 militari
alleati in Siberia e 23.000 nel Nord”), aggiungendo che secondo l'Accademia
delle Scienze dell’URSS gli alleati in Crimea e Ucraina erano 150.000, e che
Carr cita ampiamente tali interventi, però senza aggiungere cifre indicative;
preciso pure che solo pochissimi storici sembrano minimizzare la portata
dell'intervento alleato.
Circa la partecipazione
italiana, alcune fonti riferiscono di operazioni nel Mar Nero assieme ad
Inglesi e Francesi, in una specie di riedizione della guerra di Crimea, nonché
- con maggior sicurezza - in Murmania e in Siberia. In particolare Pietro
Maravigna (Gli Italiani nell’Oriente
balcanico, in Russia e in Palestina, 1915-19, Roma 1923) riferisce di un
corpo di spedizione, comandato dal ten. col. dei bersaglieri Sifola, sbarcato a
Murmansk il 2-9-1918, composto dal “4° battaglione del 67° fanteria su 3 compagnie;
una compagnia di complemento; 389ª compagnia mitragliatrici (8 armi); 165ª
sezione CC.RR.; un reparto del Genio, mezza sezione sussistenza e l’ospedaletto
da campo n. 346”; tale corpo ripartì da Murmansk il 9-8-1919 e fu sciolto un
mese dopo. Inoltre Maravigna riferisce di un altro corpo di spedizione in
Siberia (comandato dal col. Fassini, comprendente 13 ufficiali, 14
sottufficiali, 33 caporali, la 159ª sezione CC.RR., un battaglione di fanteria
composto da elementi bianchi tratti dalla Colonia Eritrea e con 900 uomini di
truppa, una compagnia dell’85° fanteria, 2 sezioni mitragliatrici, aliquote di
servizi e salmerie), il quale iniziò il viaggio di ritorno l’8-8-1919,
sbarcando infine a Napoli il 2-4-1920.
Sull'argomento dei volontari
italiani, gli unici che mi risultano furono i 220 uomini della Colonna Savoia,
provenienti dalle terre irredente, prelevati a Tientsin e schierati con i
Bianchi.
Ciò premesso (numeri a parte),
non mi sembra corretto dire che “Dall’Occidènte, ai bianchi arrivarono soltanto
dei rifornimenti di armi e viveri”: in realtà gli alleati parteciparono
direttamente ai combattimenti (ad esempio occupando non solo Vladivostock e
Murmansk, ma anche Arcangelo, Kisinev, Sebastopoli, Sinferopoli, Novorossijsk,
Batum, Baku, Krasnojarsk) , e .inoltre - come tutti gli eserciti stranieri -
imprigionarono (ad es. in Arcangelo vi erano 5 campi di prigionia, ognuno dei
quali “ospitava” migliaia di persone), fucilarono (ad es. i 34 Commissari del
Popolo di Baku) e razziarono.
Quanto alle motivazioni delle
due spedizioni dell’Intesa, ispirate soprattutto da Churchill, si devono
ricercare anzitutto nella volontà di colpire un regime anti-monarchico e
soprattutto anti-capitalista, oltre al desiderio di impadronirsi di ricchezze e
risorse liberate da} crollo dell’impero nazista e dal successivo marasma.
Circa le ragioni “interne” del
fallimento di dette iniziative, ovvero al di là delle vittorie militari
dell’Armata Rossa, si possono così sintetizzare: mancata concertazione sia tra
le forze militari che tra i governi (Churchill e Clemenceau da una parte,
Wilson dall’altra), scarse motivazioni tra le truppe lontanissime da casa,
guardate sempre più con diffidenza e ostilità dalle popolazioni locali, esposte
alla propaganda bolscevica e talora in aperta rivolta, nonché crescenti
proteste di massa e manifestazioni contro l’intervento straniero (ad esempio,
in Italia, nei giorni 20 e 21 luglio ‘19).
Riassumendo il tutto in poche
parole, gli Occidentali intervennero non solo logisticamente, ma pure con
eserciti (o, se preferisce, corpi di spedizione) numericamente rilevanti,
aiutando i Bianchi con flotte, squadriglie aeree, armi, munizioni e uomini,
epperò - in quanto stranieri - facendo anche perdere loro ogni credibilità.
Spero che tali informazioni. per
quanto confuse, possano costituire un contributo per far luce su una vicenda
che giudico poco gloriosa e controproducente, oltre che poco nota.
Cordiali saluti.
NON PUBBLICATA.
·
Nota: sull’ argomento Montanelli rispose ad
un altro lettore il 6-10-1998:
Caro Morandini, Lei non può
immaginare l’alluvione di lettere da cui sono stato sommerso a quella mia
improvvida e sbadata risposta a Emilio Forcellati: non avrei mai immaginato che
ci fossero tanti lettori così ferrati su questa materia. Se per replica scelgo
la sua, chiedendone scusa a tutti gli altri, è perché è la più concisa, e
quindi quella che mi concede più spazio, e non soltanto perché è molto urbana:
lo sono tutte, e stranamente, perché di solito le contestazioni sono piuttosto
sgarbate
[
[ [
“A
Sette”. 5-10.1998.
PER CHI SUONA ... CAMPANELLA?
Egr.
Dr. Nascimbeni,
eccoLe
2 perle gustosissime dal Gazzettino di Venezia:
1. immagine di Tommaso Campanella
(06.09.98), che in realtà è la foto di uno che non suona campanelle né altre
percussioni (infatti è il cantante Bono, del grupppo U2);
2. titolo dell'edizione di Padova
(5.10.98), in cui l'imperatore Federico II di Svevia (“stupor mundi”) diventa
Ferdinando: così resta solo “stupor”, e basta!
Cordiali saluti.
SEGNALAZIONE ACCOLTA (la prima, nel n° 43/1998, sotto il titolo
“Campanella? Cantava negli U2...).
Nota: anziché “gruppo”, scrissi proprio
“grupppo”.
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A
“Il Gazzettino”. 6-10-1998.
Egregio Dott. Pittalis, leggo
volentieri le poesiole vernacolari che il Suo giornale periodicamente pubblica;
tuttavia l’ultima (“Il duello Bossi/Comencini in rima” di Giovanni Salas,
2.10.1998) mi lascia perplesso e incuriosito, non tanto per l'argomento, quanto
per la fortissima somiglianza formale con il componimento di Lucio Scure “VITA
DA CASANOVA”, che ho avuto modo di commentare filologicamente nel volume
“Omaggio poetico a Giacomo Casanova cittadino europeo” (Editoria Universitaria di Venezia, 1993).
Tale somiglianza si coglie
soprattutto nella medesima alternanza tra rime in -ega e -iga, e nella
conseguente presenza di tante parole assolutamente identiche (sbrega, intriga, nega, diga, miga, botega,
amiga) o quasi (liga, ssiga, sega), per
cui mi chiedo: il sig. Salas si è forse ispirato a Lucio Scure, magari
inconsciamente? oppure entrambi si sono ispirati ad un modello poetico
precedente? o, invece, è una mera coincidenza, per quanto singolare, che trova
ragione unicamente nella profonda musicalità tutta propria della lingua veneta?
Cordiali saluti.
PUBBLICATA
(l’11-10-1998, sotto il titolo “Perplesso per le rime su Bossi e Comencini”).
Nota:
la poesia in questione è visibile nel sotto-sito di LUCIOSCURE
[ [ [
A “Il
Corriere della Sera” 12-10-1998.
Egregio Dr.Montanelli,
credo
che Renzo Cianfanelli, nel suo servizio da Belgrado uscito il 9.10.1998, sia
caduto in errore, descrivendo il Klub Andergraund come un “ex-rifugio con il
nome scritto disinvoltamente in questo modo per agevolarne la pronuncia”. In
realtà i Serbi, così come i Russi, traslitterano in cirillico tutte le parole
straniere proprio secondo la loro pronuncla. anziché la loro grafia originaria,
talvolta con risvolti per noi umoristici: ricordo ad esempio la pubblicità di
un film western, vista nel ’71 a Belgrado, che trasformava l’attore
protagonista, lo statunitense Lee Van Cleef, nel quasi cinese “Li Van Clif”.
Cordiali saluti.
NON PUBBLICATA.
[ [ [
A
“Sette”. 14-10-1998.
Egr. Dr. Nascimbeni,
Le
invio il presente articolo da “Il mattino di Padova” del 13.10.1998:
considerando il testo, in cui si menziona il sequestro di circa 40 grammi di
droga leggera, non è da ritenere “stupefacente” un titolo che invece annuncia
il sequestro di ben “quaranta chili di droga”?
Cordiali saluti.
SEGNALAZIONE ACCOLTA (nel n° 44/1998, sotto
il titolo “Ma dove sono i titolisti di una volta?”)
[ [ [
A
“Sette”. 19-10-1998.
Egr.
Dr. Nascimbeni,
Le invio
l’articoletto dal Gazzettino (edizione di Padova) del 16/10/98, come esempio di
scorsa sintonia tra il titolo (“Sintonia gay”) ed il testo (“Sinfonia
gay”).
Le
segnalo, inoltre, l’aggettivo “truffaldesca”, usato in medesima data di
Pierferdinando Casini in relazione al preincarico conferito a D’Alema (Tg 3,
ore 19.00).
Distinti saluti.
Nota: anziché “scarsa”, scrissi proprio
“scorsa”.
[
[ [
A “Sette”. 27-10-1998
Egr. Dr. Nascimbeni,
Le segnalo una perla musicale del Gazzettino
(edizione di Padova) del 20-10-1998, ovvero il cantante Nino Ferrè”, evidente
ibrido tra Nino Ferrer e Leo Ferrè) [...]
Cordiali saluti.
Nota:
scrissi proprio “Leo Ferrè”, anziché “Léo Ferré”.
[
[ [
A “Sette”. 2-11-1998
Egr. Dr. Nascimbeni,
nell’allegato articolo del Gazzettino (ed.
di Padova) del 30-10-1998 la mancanza di una virgola fa sì che Corrado Lubian nascesse
proprio “mentre stava cercando di raggiungere disperatamente il Pensionato
Antonianum” [...]
Cordiali saluti.
[
[ [
A
“Sette”. 16.11.1998.
COMODATO?
Egr. Dr. Nascimbeni,
eccoLe
una piccola perla burocratica dal Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto
del 10.11.98, precisamente al punto 7, nel quale si cita un funzionario “in
comodato” all’A.R.P.A.V. (Agenzia Regionale Prevenzione e Protezione Ambientale
del Veneto), anziché “in comando”: la differenza giuridica tra i due termini
sta nel fatto che il “comando” si applica alle persone, mentre il “comodato”
riguarda ... le cose!
Aggiungo, inoltre, copia di
articolo del Gazzettino di oggi, nel quale “l’angelo di Mostar” diviene nel
titolo “L’Angelo della morte”.
Distinti saluti.
[ [ [
A
“Sette”. 24-11-1998.
MINIMI SUPERIORI AI MASSIMI?
Egr. Dr Nascimbeni, quante segnalazioni
questa settimana!
1)
Venerdì 20 novembre parte il modulo spaziale Zaria, su razzo Proton, dal
poligono di Baikonur, in Kazakistan: per le didascalie del TG 1 delle ore 18 la
località diventa Baikonour e si trova in Russia, per quello delle 20.00 ritorna
ad essere Baikonur, però viene collocata in un improbabile Paese chiamato
Kurzakistan; che sia un incrocio tra Kazakistan e Kurdistan?
2)
Nel Corriere del 20 novembre, a pag. 16, un trafiletto in evidenza recita:
“Oggi si apre l'udienza preliminare ma l'imputato è detenuto nella ex
Jugoslavia”: perché chiamare in tal modo la Croazia, dopo ben 7 anni di
indipendenza?
3)
Poi mi vengono in mente Magalli (che, ne “I cervelloni” del 5 novembre,
presenta un inventore cinese, ma poi lo congeda come giapponese: tanto per
Magalli sono tutti gialli), il mago Forest (che esibisce nel Maurizio Costanzo
Show del 19 novembre un biglietto con la scritta “Quebek”, senza che nessuno
dei presenti lo corregga), il Tg Regionale Veneto del 1 Settembre (dove un
esperto in tossicologia, leggendo un’etichetta, dice che la Ribollita Toscana
proviene da “Bolghèri, Livorno”), e le tante imprecisioni nella carta d’Italia
usata dalla pubblicità dell’Omnitel, ieri, e dell’Enalotto, oggi, per ricavare
altri dubbi in materia di geografia, non solo estera.
4)
A proposito di cinematografia, invece, il titolo del film citato a pag. 120
dell'ultimo Sette (“Tex e il Signore”) non Le pare un po’ troppo evangelico?
5) Concludendo in burocratese, nella
Gazzetta Ufficiale n. 87 del 6.11.1998, riguardo
alle prove concorsuali per dodici posti di archivista di Stato ricercatore
storico-scientifico dell' ottava qualifica funzionale, il decreto del Ministero
per i beni culturali e ambientali prevede “un colloquio interdisciplinare a cui
sono ammessi i candidati che abbiano conseguito un minimo di 31/30 nella prova
attitudinale”: eppoi ci si lamenta del livello non eccelso della nostra
Pubblica Amministrazione!
Cordiali saluti.
[
[ [
A “Sette”. 11-12-1998
Egr. dott. Nascimbeni,
dal Gazzettino del 5-12-1998: “La missione
ha successo, ma i due piloti vengono defilati alla Corte marziale per
disobbedianza”.
Cordialmente.
[ [ [
A
“Il Corriere della Sera”. 30-12-1998.
BALBO ... STEFANO?
Gent.mo dott. Montanelli,
sul
Corriere del 27 dicembre scorso Alberto Arbasino nomina Galeazzo Ciano e
Stefano Balbo. Ci si riferisce, invece, ad Italo Balbo? In caso contrario,
potrei avere qualche informazione sulla figura del menzionato Stefano Balbo?
Grazie, e cordiali saluti.
NON PUBBLICATA.
Nota: qualche giorno
dopo, il 3-1-1999, la rettifica di Alberto Arbasino:
Nella mia «Lettera al direttore» pubblicata a paina 7 del Corriere del 27 dicembre, con il titolo
«Ma quell’idea del potere non è esclusiva dei figli del ‘68» è apparso un
increscioso Stefano Balbo invece del corretto Italo Balbo. Sarà colpa di Santo
Stefano Belbo?
[ [ [
A
“Sette”. 5-1-1999.
DORMIVA PROPRIO DAI
CARABINIERI?
Egr. Dr. Nascimbeni,
oltre all’allegata copia della tabella apparsa sul Corriere
del 21-1-1999 (osservi che strane bandiere circolano in Europa), Le.segnalo la
seguente anfibologia tratta da Alto Adige del 31.12.1998 (titolo: “Arrestato il
rumeno evaso a Natale”): “L'uomo è stato arrestato mentre dormiva dai
carabinieri del comando provinciale di Modena”.
Cordiali saluti, e buon anno!
[ [ [
A
“Sette”. 13-1-1999.
Egr. Dott. Nascimbeni, Le
segnalo un paio di infortuni del Gazzettino, con relativi allegati:
1. Il
cavalcaferrovia padovano “Borgomagno”, forse per la sua particolare e caotica
situazione, diventa “Borgomagmo” (edizione di Padova del 7.1.1999).
2.
Nella rubrica sulle mostre d'arte (10.1.1999), compare il titolo seguente:
“Gustav Klimt e i primi ani della Secessione viennese”.
Cordiali saluti.
SEGNALAZIONE ACCOLTA (la seconda, nel n°
6/1999).
[ [ [
A
“Il Gazzettino” di Padova. 13-1-1999.
BELZONI... ORGANISTA?
Egr. Dott. Pittalis,
sul
“Gazzettino” di Padova del 12.01.1999 (nella rubrica “La strada”) leggo che
Giambattista Belzoni sarebbe stato organista di S.Croce nel 1865 e del Santo
nel 1872 (“incarico che ricoprì per oltre quarant’anni”).
Credo, invece, che tale scheda si
riferisca non al Belzoni, archeologo ed egittologo, ma piuttosto a Luigi
Bottazzo (1845-1924), organista primario al Santo nel 1872, oltre che
insegnante al Pollini e direttore del Configliachi; quanto all’origine del
lapsus, mi chiedo se non vada ricercata nella frase seguente, tratta dal libro
“Cent’anni in una città” e riferita al Bottazzo: “nella casa di via Belzoni una
lapide lo ricorda”.
Grazie per l’ospitalità e cordiali saluti.
PUBBLICATA (il 23-1-1999, sotto il titolo di
“Era Bottazzo e non Belzoni l’organista”)
[ [ [
A “Il
mattino di Padova”. 13-1-1999.
Gentile
Direttore,
solitamente
trovo piacere nell'imparare nuovi termini, così da arricchire il mio scarso
vocabolario; stavolta, però, ho qualche perplessità nei confronti della
“preziosa pitria del settecento, regalo di D’Alema al Papa” (dal Mattino di
Padova del 9.01.1999).
Non essendo riuscito a trovare
la parola “pitria” in alcun dizionario, mi chiedo se detto vocabolo esista
veramente; oppure si tratta di un lapsus freudiano, formato dalle parole
“pisside” e “mitria”?
La
ringrazio e Le porgo distinti saluti.
NON PUBBLICATA
[ [ [
A
“Il Corriere della Sera”. 29-1-1999.
JOHN PAUL ... TWO?
Egr. Dr Montanelli,
Il
Corriere del 28/1/1999 ha dedicato un articolo ad una fresca perla del
giornalismo televisivo americano: “La Cnn fa una gaffe e annuncia «Ecco
Giovanni Paolo Venti»”.
Senza andare troppo lontano nello
spazio o nel tempo (basti pensare alle mitiche uscite di Mike Bongiorno su
Malcom Dieci o su Paolo Vi), vorrei segnalare che nella stessa data il
commentatore del TG 3 della notte, leggendo il nome del Pontefice con relativo
numero ordinale in caratteri romani (II) sulla maglia da hockey donatagli da un
tifoso di St. Louis, ha acutamente detto “John Paul Two” (anziché “the
Second”), con ciò dimostrando che in quanto a professionalità la nostra
televisione pubblica non ha proprio nulla da invidiare alla Cnn.
Sempre
cordialmente (e sempre sportivamente), distinti saluti.
NON PUBBLICATA.
Nota: circa “John Paul
two”, adesso, ho il dubbio che sia una locuzione comune. Verificheremo meglio.
[ [ [
A “Il Gazzettino”. 13-2-1999.
Egr. dott. Pittalis,
in merito alla discussione,
confinata nell'edizione di Padova, sul tema se in veneto sia meglio scrivere
“x” oppure “z”, con tutto il rispetto per il tradizionalismo della
“maggioranza” ritengo meno inadeguata la scelta di Dino Durante, visto che
attualmente la lettera “x” viene letta immediatamente “ics”, anziché “ese”, sia
dai non veneti, cosa non trascurabile in termini di comunicazione, sia dai
veneti stessi (più o meno toto-scommettitori che siano): sintetizzando dialettalmente
e brutalmente, la “x” ormai non “sa de vecio”, ma piuttosto ...”de marso
patoco”.
Aggiungo, per la mia piccola
esperienza di filologo dilettante (spero non dilettantesco), che nel ‘91
condivisi la decisione di usare la “z” nella parte “pavano-metropolitana” de Le centoventi giornate aggiornate ed
annotate di Lucio Scure; né due anni dopo mi dissociai dalla preferenza
accordata invece alla “x” in VITA DA
CASANOVA (tutto maiuscolo, per non tarpare alcun senso, ndr), poiché
lì si trattava di ricostruire la lingua veneziana di fine Settecento, anziché
rappresentare un dialetto veneto contemporaneo, dunque fresco, vivace e di
facile comprensione.
Devo, tuttavia, dare ragione a
Mario Klein quando scrive che nemmeno la “z” (sorda o sonora) è una scelta del
tutto fedele: ed infatti il suono giusto è quello della “s” dolce o sonora che
dir si voglia, però la “s” non s’usa per non far confusione con quella sorda.
Tutte queste incongruenze trovano la loro fonte a monte, ossia nell'ambiguità
dell’alfabeto italiano e veneto: vi sono consonanti (s, z, c, g), oltre che
vocali (e, o), che non risuonano affatto in modo unico ed inequivocabile.
La soluzione ideale, a mio
avviso, sarebbe di marcare diversamente la “s” sonora, come d’altronde avviene
in molti vocabolari (peccato che non sia cosi per quello di Durante e Turato,
comunque meraviglioso), purtroppo in modo non uniforme: talora allungano la
“s”, oppure si aggiungono riccioli, cediglie, o un puntino sottostante (che mi
pare la soluzione più semplice ed estensibile).
In attesa di improbabili riforme
linguistiche, frattanto, la “s” forse “ze el manco pezo” (o, altrimenti, “şe el manco
pèşo”).
Scusandomi per essere stato
prolisso, La ringrazio e La saluto cordialmente.
NON PUBBLICATA.
[ [ [
A
“Sette”. 3-3-1999.
TUTTI VOLONTARI ... I GHETTI?
Egr. Dott. Biagi,
Come Suo lettore affezionato ed attento Le
manifesto la mia perplessità riguardo ad un'affermazione contenuta
nell'articolo intitolato “Auschwitz” (Sette, n. 7/1999), laddove Ella scrive
che “(L'Ebreo, ndr) Si è chiuso spontaneamente in un quartiere: per pregare
tutti insieme, per un bisogno di difesa”.
Ecco, a mio giudizio l’avverbio
“spontaneamente” è solo in parte esatto, come possono dimostrare i seguenti
passi tratti dall’Enciclopedia Treccani alla voce “ghetto”: “Si chiama così,
dal sec. XVI in poi, un quartiere cittadino destinato a essere dimora coattiva
degli Ebrei (...) Talvolta il vocabolo si adopera impropriamente per designare
ogni quartiere ebraico in genere, anche se non chiuso, e anche se la dimora
degli Ebrei in esso non è coattiva, ma spontanea”.
Cordiali saluti.
NON PUBBLICATA.
[ [ [
A
“Sette”. 3-3-1999.
Egr.
Dr. Nascimbeni, Le invio 3 brevi segnalazioni:
1)
l’autore di “Lolita”, Nabokov, diviene Mabokov (con ripetizione) ne “Il
manifesto” del 18/2/99, precisamente nella rubrica sui programmi televisivi
intitolata “Film belli e impossibili” (aggiungerei anche “imprecisi”);
2) da
“Il Gazzettino” del 22/2/99, titolo: “Mi rimprovero: dovrei insegnare ai
giocatori di essere più furbi” (non prima, speriamo, di avere perfezionato la
lingua italiana);
3)
da “Il Gazzettino” del 22/2/99, nell'edizione di Padova, in una scheda dedicata
alla cittadina istriana di Abbazia, veniamo amenamente informati che “Il nuovo
nome è Apatija”: visto che l'esatto nome croato è Opatija, mi chiedo se
dall’Apatija in questione sia stato colpito il gijomalista; oppure il
tijpografo.
Cordiali saluti.
SEGNALAZIONE ACCOLTA (la prima, nel n°
12/1999).
[ [ [
A
“Il Corriere della Sera” 14-4-1999.
QUANTI EBREI AD AUSCHWITZ?
Egr. dott. Montanelli,
non vorrei farLe perdere tempo, ma non riesco a comprendere
in pieno alcune affermazioni contenute nell'articolo “Fermare il genocidio in Kosovo”,
in particolare per quanto riguarda l’olocausto degli ebrei.
Lei sostiene, infatti, che “Anche
la Germania di Hitler agiva dentro i suoi confini facendo sparire un milione e
mezzo di ebrei e avviandoli verso Auschwitz”: a me risulta, invece, che gli
ebrei sterminati furono sei milioni,di cui quattro ad Auschwitz.
Al di là del numero (forse il
milione e mezzo si riferisce solo a quelli tedeschi, oppure è il risultato di
stime più recenti?), non mi è chiaro nemmeno l'ordine cronologico degli
avvenimenti : Lei scrive che “c'erano invece degli europei, che non volevano
morire per gli ebrei, come più tardi non volevano morire per i Sudeti, e più
tardi ancora per Danzica” ; in realtà, se è vero che il regime nazista fu
antisemita dall’inizio (e del resto per Hitler gli ebrei costituirono sempre
l’ossessione principale), l’elaborazione dei campi di lavoro e sterminio iniziò
soltanto nel 1941, con la guerra in corso, e quindi dopo l’occupazione dei
Sudeti (1938) e di Danzica (1939), anziché prima.
Un’ultima curiosità, infine,
riguarda il nome dei poveri abitanti del Kosovo, definiti giorni fa “kosovani”
da un Suo lettore e da Lei stesso (la sera medesima in tv): dunque “kosovani” equivale a “kosovari”?
Cordialmente.
NON PUBBLICATA
[ [ [
A
“Sette”. 21-5-1999.
CIONONOSTANTE ...
Egr. Dott. Nascimbeni, le invio
tre recenti perle:
dal Gazzettino del 17.05.99, la didascalia sulla moglie di Ciampi:
“Con lui, la “first lady” Franca, anche lei in “Graziella”; visto che Ciampi
non gira affetto in “Graziella”, quell’”anche” sembra proprio una “congiunzione
sfavorevole”;
1.
dal Gazzettino del 16.05.99, l'inizio di un articolo: “L'incontro con Hemingway
avvenne casualmente, nei primissimi anni ‘70, quando era assistente
all’Università di Torino...”; l'espressione giusta doveva essere “L'incontro
con le opere di Hemingway...”, altrimenti diventa facile obiettare che
Hemingway morì nel 1961;
2.
dal mattino di Padova del 15.05.99, un intervento degno del migliore Totò:
“Pare fosse uomo di spiccate doti oratorie e dall’alto senso dell’onore.
Cionostante morì il 14 novembre del 1729”; quale sarà il rapporto di causa ed
effetto tra doti oratorie, senso dell'onore e data della morte? [...]
cordiali saluti.
SEGNALAZIONE ACCOLTA (l’ultima, nel n°
24/1999, sotto il titolo “Il signor Ciononostante”).
Nota: delle tre “perle”, ho dimenticato di
numerare la prima.
[ [ [
A
“Sette” 21-5-1999.
BIONDE E ROSSE ... DA FAR
GIRAR LA TESTA!
Egr. Dott. Biagi,
mi
sembra che ci sia un po’ di confusione circa le vicende amorose di Carlo
d’Inghilterra (da Sette, n. 20/99: “Poi c'è stata una bionda di nome Diana,
seguita da una rossa Lady Sarah Spencer ...”).
Invece
mi risulta che Spencer fosse il cognome proprio di Diana, mentre la rossa Sarah
- moglie non di Carlo, ma bensì del fratello Andrea - porta il cognome
Ferguson.
Cordiali saluti.
NON PUBBLICATA.
[ [ [
Al
Gazzettino. 27-5-1999
UN CORRETTORE ... AL QUADRATO
Egregio
Direttore,
sul
problema delle sigle straniere, penso che si possano pronunziare sia
all'italiana, come sostiene una lettrice il 19 maggio scorso, sia nella loro lingua
originale, come giorni dopo propone un altro lettore, che con motivazioni non
infondate si prefigge di “correggere il correttore”.
Ciò su cui non posso essere
d'accordo, invece, è la parte finale dell’ultimo intervento (a costo di correggere,
a mia volta, il correttore del correttore), laddove si scrive che “Kgb in
inglese non si pronunzia ca ghe be, ma bensì chei ge bi”; nel caso in questione
l'inglese non c’entra nulla, essendo una sigla in lingua russa (“Komitet
gosudarstvennoi bezopasnosti”, cioè Comitato di sicurezza dello Stato, corpo di
polizia segreta istituito in URSS nel 1954).
Cordialmente.
PUBBLICATA (il 2-6-1999, sotto il titolo
“Quando l’inglese non c’entra).
Nota: seguìrono altri interventi, tra cui
“Sigle russe e pronuncia inglese” (9-6-1999), alla quale risposi con la lettera
seguente:
[ [ [
Al
Gazzettino. 14-6-1999
SIGLE STRANIERE
Egregio
Direttore,
il sig.
Ivone Mazzuccato mi rimprovera per non avere spiegato che K.G.B. in russo si pronunzia
ca-ghe-be, ma mi pareva già evidente dopo la lettera della sig. ra Lina Zen
sulla pronunzia delle sigle straniere.
Anzi, se posso tornare sul tema
principale senza abusare dell’ospitalità, alla luce del dibattito sono giunto
alla seguente conclusione: formalmente possiamo anche disquisire all’infinito
se sia più corretta la pronuncia all’italiana o in lingua originale, però dal
punto di vista dell’efficacia comunicativa non possiamo fare a meno di
adeguarci al grado di conoscenza culturale dei nostri interlocutori, in
particolare, e alla maggiore o minore diffusione degli
usi linguistici in generale.
Ne consegue, dunque, che se
vogliamo avere più probabilità di farci capire con chiarezza converrà talvolta
fare lo “spelling” della sigla alla straniera (ad es. l’inglese B.B.C. = bi-bi-si; l’americano F.B.I. = ef-bi-ai; la
tedesca D.D.R. = de-de-er), talora all’italiana (ad es. la palestinese O.L.P. =
o-elle-pi), altre volte ancora leggere la sigla straniera come un’unica parola
italiana (ad es. Nato).
Cordialmente.
NON PUBBLICATA.
[ [ [
Al Gazzettino. 7-6-1999.
CHE C’ENTRA GRAMSCI COL KGB?
Egregio Direttore,
se
l’articolo del 4 giugno dal titolo “La moglie di Gramsci agente del Kgb” mi lascia
quantomeno perplesso nella sostanza, dal punto di vista della precisione
storica è sicuramente errato.
Infatti negli anni 1922-34 la sigla che indicava la polizia segreta
sovietica era G.P.U. (pronunzia alla russa: ghe-pe-u), poi sostituita da
N.K.V.D., più tardi da M.V.D., e solo nel 1954 - come scrivevo solo pochi
giorni fa, sul tema delle sigle straniere - da K.G.B.: nel 1954, però, Gramsci
era già morto da 17 anni.
Cordialmente.
[ [ [
A
“Sette”. 7-6-1999.
LAPSUS BESTIALE
Egr.
dott. Nascimbeni, Le invio due segnalazioni curiose:
1)
sottotitolo dal Gazzettino di Padova del 30-5-99 : “Con Galan in Regione e la Destro
sindaco, Padova può finalmente recuperare la leaderchip del Nordest”” (ovvero :
la nuova Silicon Valley);
2)
articolo sul Venerdì,supplemento della Repubblica, in data 28-5-99, con un
lapsus “bestiale” (probabilmente provocato dalla precedente descrizione di un
pegaso): “al posto del cavallo la Esso aveva un cane lupo”; mi risulta, invece,
che attualmente il simbolo della Esso sia una tigre, anzi “un tigre”, come dice
lo slogan “Metti un tigre nel motore” (si immagina lo slogan “Metti un cavallo
nel motore”, come se già non ce ne fossero abbastanza?).
Cordialmente.
[
[ [
A
“Il Corriere della Sera”. 14-6-1999.
BELLA PACE, QUASI ... ETERNA!
Egr. Dott. Montanelli,
circa
l'articolo “Non pensiamo solo a Internet, recuperiamo la nostra civiltà” del 7/06/99,
trovo mal formulato il seguente periodo di Francesco Alberoni, solitamente
preciso e informato: “Poi, fra il 1815 e il 1914, l’Europa ha avuto cento anni
di pace...”.
Considerando, infatti, che in
quel periodo l'Europa ha annoverato - oltre ad agitazioni e moti di carattere
politico, nazionale e sociale - una miriade di guerre, sia d'indipendenza (come
le tre italiane), sia civili (perfino in Svizzera), sia imperialiste (come
quelle tra Russia e Turchia), deduco che forse Alberoni voleva scrivere -
utilizzando il medesimo spazio - che “fra il 1815 e il 1914 l’Europa non ha
avuto guerre continentali”.
Distinti saluti.
NON PUBBLICATA.
[ [ [
A
“Sette”. 16-6-1999.
NUOVI PERSONAGGI
Egr.
Dott. Nascimbeni,
posso presentarLe due nuovi personaggi
conosciuti tramite il Gazzettino, ovvero i signori Michael Stadter (6-6-99) ed
Elia Scanetti (13-6-99)?
Cordiali saluti.
SEGNALAZIONE ACCOLTA (nel n° 26/1999, sotto
il titolo “Lo scrittore dimezzato”).
[ [ [
A
Sette”. 28-6-1999.
AIUTO, È ARRIVATO IL MIO
GIORNO!
Egr. Dott. Nascimbeni, Le invio le seguenti segnalazioni:
sottotitolo
dal Mattino di Padova del 24.6.99 (“Il mare ribolliva, e nessuno rispondeva al
my day”: “my day”, letteralmente “il mio giorno”, è un’interpretazione certo
suggestiva, però errata, trattandosi di “mayday” (letteralmente “il 1°
maggio”);
dal
Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto del 15.6.99, l’ameno titolo di un
volume che dovrebbe interessarLa direttamente, “Dicesi” (anziché Diocesi) di
Verona”.
Cordiali
saluti.
[ [ [
Al
Gazzettino, 2-7-1999.
Egregio
Direttore,
vorrei complimentarmi col prof.
Giuseppe Grillo, l’unico ad avere individuato tra le recenti prove di maturità un errore nel testo di Majakovskij,
confermandogli la bontà della traduzione di A.M. Ripellino: infatti la parola
usata dal poeta (“sito”) in russo vuoi dire proprio “setaccio”, e non
“straccio”.
Mi piacerebbe, inoltre, rivolgermi
al lettore che ha segnalato l’esatta grafia di Michelstaedter (anziché “Michael
Stadter”, 6-6-99), per dirgli che, pur approvando la trasformazione da lettore
passivo a lettore giustamente critico e attivo nella segnalazione, tuttavia
trovo eccessivo il suo sdegno per l’errore suddetto.
Se per ogni “perla” del Gazzettino,
infatti, noi dovessimo continuamente indignarci anziché sorridere divertiti,
solo in tema di nomi stranieri negli ultimi mesi ci saremmo dovuti scandalizzare
automaticamente anche per Anaïs Nin (“Anais Min”), per Einstein (“Einsteifl”) o
per Elias Canetti (“Elia Scanetti”), per non parlare di toponimi (un esempio:
“Apatija” anziché Opatija).
Né potremmo esimerci, ovviamente,
dallo stigmatizzare anche gli errori che riguardano i nomi italiani, com’è
successo per Mara Venier (“Vernier”), per la comica Luciana Littizzetto
(“Lippizzetto”), per il Padovanino, ovvero Alessandro Varotari,
(“Varoteri”), o per il nuovo sindaco di Padova Giustina Mistrello (“Miatello”,
con un figlio dall’improbabile nome di “Leopoldop”).
Inoltre non potremmo tacere di fronte ai tanti errori linguistici,
culturali, logici, grammaticali, ortografici ed altri “sgorbi quotidiani”, che
invece io personalmente apprezzo come esempi di comicità involontaria, spesso
surreale e talvolta incosciamente creativa, prefendo rivolgere il mio sdegno,
piuttosto,al contenuto di certe notizie, o alla manipolazione cosciente di
altre.
D'altronde, se è vero che “errare humanum est” (come possono
testimoniare perfino monete e francobolli della Repubblica), si deve dare atto
che l’errore aleggia su tutti i giornali, non solo sul Gazzettino: dal mattino
di Padova (sull'ex-sindaco di Padova Zanonato, “Zanonanto”), alla nuova Venezia
e alla tribuna di Treviso (sul nazista Josef Mengele, “Josek”, o sul
cabarettista Enrico Bertolino, “Bistolino”), dal Sole 24 Ore
(sull’architetto Tomaso Buzzi, “Bussi”, o
sul regista Mario Mattioli, “Mattoli”), al contrapposto Manifesto su Vladimir
Nabokov, “Mabokov”, da TV Sette (su Shostakovich, “Shotakovich”, o su Alberto
Sordi, “Sardi”), al Venerdì di Repubblica (sul portiere Taglialatela,
“Tagliatella”), senza escludere la Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana
oppure il Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto (su Massimo Cacciari,
“Caccirai”).
Non solo errano i giornali (si presume a causa di ritmi sempre più
frenetici, talora per colpa di stampatori e computer, mentre praticamente non
esistono più i controllori di bozze/bizze ed errori/orrori), ma sbagliano
perfino i giornalisti o gli scrittori più noti: ad esempio Alberto Arbasino che
chiama Italo Balbo “Stefano”, confondendosi con S. Stefano Belbo), Alberto
Ronchey (per il quale il libro “Il morbo di Hagard” di McGrath diventa “Il
morbo” e l'autore Hagard), Indro Montanelli su papa Gregorio Magno (ovvero
Gregorio I anziché VII) ed Enzo Biagi sulle donne di Carlo d’Inghilterra (“Poi
c'é stata una bionda di nome Diana, seguita da una rossa Lady Sarah Spencer”).
Dunque, concludendo, mi pare che non
esista affatto una distinzione tra giornali infallibili e giornali fallaci, ma
casomai tra giornali che con atteggiamento furbesco fanno propria la
segnalazione esterna, oppure la omettono del tutto, ed altri che non temono di
riconoscere con onestà gli errori commessi: credo che da questo punto di vista
non si possa fare a meno di lodare la correttezza del Gazzettino, alla luce
della pubblicazione di tante lettere sia di precisazioni, che - addirittura -di
protesta.
Cordiali saluti.
Caro Gazzettino,
che una giornalista si rechi a un convegno su Carlo Michelstaedter e poi scriva tre volte Michael Stadter, dimostrando di non averne mai sentito parlare prima, non mi sembra della stessa gravità di errori di stampa come Caccirai o Einstfeil o Alberto Sardi o Mara Vernier o Zanonanto. Questi possono suscitare il sorriso, l’altro ha provocato anche a me indignazione, perché rivela una clamorosa mancanza di professionalità.
Il signor Josef Agajep di Padova mette quindi insieme, a mio avviso, le pere con le mele. Incorre poi a sua volta in un errore scrivendo che chi scrive “Mario Mattoli” (il regista di tanti film di Totò) sbaglia perché il nome esatto sarebbe Mario Mattioli. E’ vero il contrario.
Quanto alla pronta ammissione degli errori, mi pare il minimo che si possa pretendere da un giornale. Specie se sono sesquipedali come quello di cui sopra. Mi piacerebbe sapere quali sono i giornali che “omettono del tutto le segnalazioni”.
Franco Damiani.
Venezia Mestre, 15 luglio 1999 / nella festa di S. Enrico imperatore.
A “Il
Gazzettino” e p.c. al Sig. Franco Damiani [...] MESTRE –VENEZIA
Egregio
Direttore,
dopo lunghe riflessioni (e conseguente
ritardo, per il quale mi scuso), rispondo all'allegata lettera, seppure non
pubblicata.
Ringrazio il sig. Franco
Damianì per i seguenti motivi:
1) mi ha aiutato
a correggere un errore che. nella memoria si trascinava da chissà quanto (il
regista cinematografico, tra l’altro da me apprezzato, si chiamava
effettivamente Mario Mattoli, anziché Mattioli);
2) ha
rafforzato ulteriormente la mia convenzione sul fatto che l’errore è umano, che
chi non fa non falla, e che possono sbagliare proprio tutti, non solo i
giornalisti, ma - nel loro piccolo - persino i lettori più scrupolosi e
pignoli: ad esempio io ho confuso il cognome dì Mattoli, sì, ma in compenso il sig.
Damiani ha confuso il cognome (oltre che l’indirizzo) del sottoscritto;
3) mi ha
dimostrato, di conseguenza, che è meglio limitarsi a segnalare gli errori,
anziché scagliare sulla testa dell’errante pietre che potrebbero non solo far
male inutilmente, ma anche tornare indietro come un boomerang;
4) mi ha
dato l’idea su come gestire una massa imponente di perle di stampa da me
raccolte: penso ad un “dizionarietto di refusi, confusi e fusi”, lasciando così
libero il lettore di usare a volontà penne rosse o blu, di sorridere o
bacchettare, di indignarsi oppure sghignazzare, di esaminare al microscopio non
solo la professionalità dei giornalisti, ma anche quella - perché no? - dei
compositori.
Alla domanda, infine, su quali giornali
“omettono del tutto le segnalazioni”, dico solo - sulla base della mia
esperienza personale - di avere inviato nell’ultimo anno al Corriere della Sera
una dozzina di interventi stringati e sobriamentete critici nei confronti di
alcune affermazioni - a mio avviso errate - dei vari Montanelli, Biagi,
Arbasino, Alberoni, Grasso, etc., senza riscontro alcuno; mi è capitato anche -
come già avvenuto per il Gazzettino - di segnalare che il servizio segreto
sovietico ha preso il nome di KGB solo dal 1954 (in particolare scrivevo nel
finale: “due errori, seppure marginali, in un giorno solo, seppure agostano,
m’inducono a ritenere che il Corriere - in quanto a precisione sui Paesi dell'
Europa Orientale - in gran parte ... russi!”): eppure un paio di settimane dopo
ho letto che “sino dagli anni 40 il KGB ...”, facendoni venire il dubbio che
certe lettere non solo non vengano pubblicate, ma forse nemmeno lette).
Cordiali
saluti. Josef Agaiep. Padova, 24-9-99 (San Pacifico).
NON
PUBBLICATA
* Nota: alla penultima riga scrissi
proprio “facendoni”, anziché “facendomi”.
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A
“Sette”. 23-7-1999.
ÀLACRE ED ALÀCRE
Egr. direttore,