JOSEF AGAIEP

 

 

*

 

 

UOMO DI LETTERE

(NON TUTTE PUBBLICATE...)

 

 

 

 

 

 

 

I

 

LETTERE SU INFORMAZIONE E CULTURA (1996-2004)

 

A “Il Gazzettino”. 10-5-1996.

 

SGARBI ... POETICI?

Egregio Direttore,

non condivido la meraviglia per le recenti dichiarazioni di Sgarbi, che ha definito i Veneti, tra l’altro, “deficienti, unti, stronzi”; forse si dimentica che il suddetto onorevole ha costruito gran parte della sua fama - più che sulla bravura professionaIe, comunque innegabile - proprio grazie a piazzate isteriche, condite con insolenze verbali e fisiche, le quali fanno sicuramente spettacolo (e audience); in altre parole, se Sgarbi fosse un esperto anche più acuto epperò meno linguacciuto, allora non avrebbe i requisiti principali per godere di tanta ospitalità in tv o sui giornali, od in Parla...mento (sintetizzando in veneto, se no ‘i xe mati no ‘i voemo).

            Mi stupisce, piuttosto, quanto afferma un lettore del Gazzettino in merito al linguaggio assai castigato di epigrammisti latini come Giovenale (che epigrammista non era) e Marziale. A parer mio, invece, i grandi autori, proprio perché grandi, possono anche permettersi il lusso di non escludere termini scurrili dal loro linguaggio, non certo per superficiali sfoghi visceralmente sbavati, ma per inserirli artisticamente, con senso logico o filologico, in un tessuto più raffinato e creativo: è il caso proprio del nominato Marziale, nonché - per restare tra gli epigrammisti latini - di Albinovano Pedone, Domizio Marso, Catullo e perfino dell’imperatore Augusto.

            Ciò premesso, vorrei citare significativamente un epigramma assolutamente inedito dell'estemporaneo poeta contemporaneo Lucio Scure (noto più che altro per i “trapezi erotici” in italiano ed in veneto), non certo rivolto al fascinoso Vittorio veneto...fobo, quanto genericamente a quegli “sgorbi quotidiani” che - incuranti dei propri difetti - si permettono di giudicare e condannare con eterna spocchia gli altri, col titolo di Critico d'arte:

Rifletta l'esteta sul suo caso: / aver una bella faccia di merda / e la puzza ... sotto il naso!

Cordiali saluti.

 

 

NON PUBBLICATA.

 

 

 

 

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A “Sette”. 3-7-1997.

 

 

ANTICIPO CHE  SA DI MIRACOLO

 

 

Egr. Dr. Nascimbeni,

             Le invio - per la Sua collezione di perle giornalistiche – l’allegato articoletto da ”Il Gazzettino” del 24.06.1997.

             Come Ella osserverà, al di là della banale storpiatura di Erodiade in Erodiale, c’è la trasformazione (freudiana?) di Erode Antipa in Erode Antipapa, con anticipo (miracoloso!) rispetto ai tempi [...].

 

SEGNALAZIONE ACCOLTA (sul n° 36/1997, sotto il titolo “Quando i giornali scherzano coi santi”).

 

 

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A “Sette”. 10-9-1997.

 

 

 

IL CORRIERRORE DELLA SERA

 

 

 

Egr. Dr. Nascimbeni,

visto che la perla storica su “Erode Antipapa” è stata gradita, eccone una geografica, fresca di stampa, apparsa (ahinoi!) sul Corriere della Sera del 20-8-97: a pag. 14, nella cartina sulla eruzione vulcanica di Montserrat, un banale scambio di lettera alfabetica trasforma la crosta tettonica in “teutonica”, collocandola - con evidenti effetti rovinosi - nel Mare dei Caraibi, anziché lasciarla buona e tranquilla in Germania.

             Apro una parentesi, d’altronde, per ricordare che un paio d’anni fa il Corri...errore della Sera giunse addirittura ad eliminare radicalmente una lettera dell’alfabeto, con un'operazione degna di Georges Perec, presentando a lungo e distribuendo a dispense un’Enciclopedia Geografica Mondiale in 2 volumi: il primo da A ad I, il 2° da K a Z, così decretando la soppressione della lettera J (in realtà, quest’ultima venne “assemblata” – con un metodo che mi permetto di non condividere – con  la lettera I, dunque contraddicendo, comunque, sia la costante pubblicità, sia il dorso del 1° volume).

             Sempre in tema di Corriere, Le segnalo un riquadro del 23-7-97, pur non trattandosi, nel caso, di un errore vero e proprio (ma casomai di candida ingenuità, oppure - al contrario - di maliziosa furbizia), Le dirò che mi lascia comunque perplesso leggere - sulla prima pagina del primo giornale d’Italia - che per festeggiare il 50° anniversario la CIA “si affida alle donne, mettendone tre fra i sette membri del Comitato di controllo” (anzi mi chiedo: il regista di una simile operazione non sarà stato mica Tinto Brass?).

 

Cordiali saluti.

 

 

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A “Sette”. 15-10-1997.

 

 

NUMERI

 

 

    Egr. Dr. Nascimbeni,

questa settimana Le segnalo un paio di perle aritmetiche (ovvero: quando i media danno i numeri):

             1) Il Gazzettino dell'11.1 0.97 presenta in prima pagina gli allegati grafici dai quali risulta che il numero 987 sta tra il 985 e il 986 (1° grafico in basso); come non bastasse, inoltre, nel 2° grafico il numero 1718,0 viene presentato come se fosse superiore all’identico numero 1718,0;

             2) in un breve spot televisivo di martedì 7 ottobre scorso, trasmesso durante il Maurizio Costanzo Show, si pubblicizzava - con gran risalto - un servizio del settimanale “Avvenimenti” dedicato ai “Settant’anni dalla Rivoluzione Russa”: nemmeno qui mi tornano i conti.

 

             P.S.  A proposito della trasmissione suddetta, non ho visto da alcuna parte segnalare un divertente lapsus in cui è incorso lo stesso Costanzo qualche mese fa, mi pare in aprile; in tale occasione il presentatore, di fronte ad un discendente di Dracula, ha menzionato i famosi vampiri ... della Pennsylvania!

 

             Cordiali saluti.

 

 

 

 

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A “Sette”. Gennaio 1998

 

 

 

 

LA MATEMATICA? UN’OPINIONE

 

 

 

 

 

 

SEGNALAZIONE ACCOLTA

 

Nota: non ritrovando il testo della mia lettera, ricorro alla citazione dal n° 3/1998:

 

Sul Gazzettino di Venezia si è affermato quanto segue: «Il primo gennaio del 2000 entreremo semplicemente nel duemillesimo anno del secondo millennio». Per la serie «la matematica non è un’opinione, ma qualche volta sì».

 

 

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A “Sette” 8-2-1998.

 

 

 

I GIORNALI HANNO IL TALLONE D’ACHILLE?

 

 

    Egr. Dr. Nascimbeni.

per citare un Suo recente “Esame di giornalismo”, la regola secondo cui la mano sinistra non deve sapere ciò che fa la destra non vale per i giornali, e pagina 41 deve sapere ciò che fa pagina 24 e viceversa. Eppure talora accade che la destra ignori persino ciò che fa la destra stessa, come nel caso dell’allegato articolo de “Il Gazzettino” del 2/2/98, il cui occhiello arruola nel PPI Gianni Letta, noto consigliere di Berlusconi: in realtà non si tratta di un “ribaltone” politico, ma di un semplice pastrocchio giornalistico, come si evince dalle primissime righe del testo, in cui si menziona il vicesegretario del PPI Enrico Letta.

             Altra perla della settimana concernente la titolazione: per sintetizzare con una spiritosaggine l’allegato articolo del Corriere della Sera datato 4/2/98 (“Ma la divina Garbo non è proprio immortale come Achille”), si cade invece nella comicità involontaria, giacché Achille, divino o non divino, certo non era immortale; né era l'unico, se posso osare una battuta nei confronti di titolisti forse non troppo titolati, ad avere il c. d. “tallone di Achille”.

 

    Cordiali saluti.

 

SEGNALAZIONE ACCOLTA (la seconda, nel n°12/1998).

 

 

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A “Sette”. 10-3-1998.

 

COMPLIMENTI PER L’ORGANIZZAZIONE

              Egr. Dr. Nascimbeni,

Le segnalo l’allegato articolo de Il Gazzettino del 09.03.1998 (edizione di Padova), relativo ad una strana rapina avvenuta nella Repubblica Ceca, ad opera di “due uomini vestiti male e dall'aspetto poco rassicurante”, i quali così intimano ad una comitiva italiana: “Non avete pagato il biglietto, dovete darci duecento dracme a testa”.

              Dunque i malitenzionati non erano solo vestiti male, ma - visto che la dracma è la valuta greca, anziché ceca - sicuramente anche male informati (comunque, se il fatto fosse realmente avvenuto secondo la descrizione del Gazzettino, si dovrebbe esprimere sincera ammirazione per i due professori e i quindici studenti circa, capaci di recarsi a Praga non solo con lire, marchi e dollari, ma perfino con duecento dracme greche a testa, e chissà quali altre valute straniere, pronti a soddisfare qualsiasi richiesta, per quanto bizzarra, di eventuali rapinatori).

              Cordiali saluti.

 

SEGNALAZIONE ACCOLTA (nel n° 13/1998, sotto il titolo “Ceki, non rubatemi le dracme”).

 

Nota: qualche giorno dopo un comunicato dell’istituto scolastico ridimensionò la “rapina” ad una semplice multa amministrativa).

 

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A “Sette”. 17-4-1998.

 

L’INFLAZIONE DEL FRANCO?

 

    Egregio Dr. Nascimbeni,

Le segnalo le seguenti perle, fresche di stampa:

             1) In Panorama del 9/4/98 è citato il gruppo musicale “Franco VI e Franco l”': il nome corretto del gruppo, se non vogliamo “dare i numeri musicali”, era “Franco IV e Franco I”';

             2) Sui maggiori quotidiani italiani (ed anche su settimanali come Sette) viene pubblicata a cura dell'Omnitel - con costi pubblicitari che immagino ragguardevoli - una carta d'Italia semplicemente obbrobriosa: non tanto per l’inserimento artificioso di alcuni nomi di città estere, quanto per il posizionamento della città di Trieste, collocata invece nei pressi di Jesolo, ovvero in provincia di Venezia; forse la pressante immigrazione che giunge dall’Est riguarda non solo le persone, ma addirittura le città?

 

   Cordiali saluti.

 

 

 

 

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A “Sette”. Aprile 1998.

 

 

 

 

POLITICI ... DA INFORNARE?

 

 

 

 

SEGNALAZIONE ACCOLTA (nel n° 16/1998, sotto il titolo “Lunga vita a Titivillus).

 

 

 

Nota: non trovando più la mia copia, devo citare l’articolo suddetto:

 

«Il presidente della Regione ha invitato i parlamentari veneti e gli eurodeputati per infornarli sullo stato dei lavori» (Il Mattino di Padova).

 

 

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A “Sette”. 30-4-1998.

 

 

COLOR CARAVANISTA?

 

 

                Egr. Dr. Nascimbeni, Le segnalo un errore ed un orrore freschi freschi:

               1) l’errore, da considerare come un lapsus all'interno della medesima categoria, riguarda il Tg 1 del 29.4.98 (ore 18), la cui conduttrice - nei titoli di presentazione - cita Christopher Reeves come l’attore noto per avere impersonato sugli schermi cinematografici il super-eroe Batman (anzichè Superman);

               2) l’orrore, o meglio l’anfibologia, ci viene invece dall’allegato articolo apparso contemporaneamente il 3.4.98 sul Mattino di Padova; La Nuova Venezia e la Tribuna di Treviso, nel quale, anziché “una caravanista di colore”, si descrive “una lei di colore caravanista”: considerato il fatto che i caravan possono avere qualsiasi tinta, come sarà mai il colore caravanista?

             Cordiali saluti.

 

SEGNALAZIONE ACCOLTA (la seconda, nel n° 21/1998).

 

Nota: scrissi proprio “Reeves”, anziché “Reeve”, provvedendo poi a correggermi (v. “Splendido exlploit del Gazzettino”).

 

 

 

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A “Sette”. 8-5-1998.

 

 

 

SPLENDIDO EXLPOIT DEL GAZZETTINO

                  Egr. Dr. Nascimbeni, questa settimana devo segnalarLe errori, orrori ed infortuni riferiti ad un unico quotidiano, il Gazzettino di Venezia: 1. per la serie: “Parla come mangi”, ecco il sottotitolo del 06/05/98: “Simoni medita l’esclusione di Moriero: «Speravo sfruttasse meglio l’exlpoit in nazionale»”; 2. per la serie “L'appetito viene mangiando, allego un articoletto dell’edizione padovana del 05/06/98, in cui la città di Mostar diventa Mostard; 3. per la serie “Strano, ma falso”, segnalo l’incongruenza in data 06/05/98 tra un sottotitolo (“L'assassino, dopo aver confessato, s'è buttato dal terzo piano della questura: si salverà”) ed il relativo testo (“ha tentato di uccidersi lanciandosi da tre metri di altezza”): che i piani della questura palermitana siano alti un metro?; 4. per la serie “Del doman non v'è certezza”, ecco - in palese contrasto col resoconto degli altri quotidiani sull’omicidio del nuovo comandante della guardie svizzere – l’articolo de! 05/05/98, intitolato “Esterman guiderà l’esercito del Papa”: sj tratta certamente di un infortunio oggettivo (inteso proprio come mancanza di fortuna, anziché come manchevolezza giornalistica), però acuito dalla presenza di quel futuro (“guiderà”) che, col senno di poi, può apparire presuntuoso e forse anche jettatorio (Le dice niente la parola “hybris”?).

                   P.S. Per la serie “Chi le fa, l’aspetti”, devo confessare che anche il sottoscritto ha commesso un errore, segnalandoLe una settimana fa - con riferimento all’attore Christopher Reeve - il lapsus del Tg. 1, che ha confuso Superman con Batman: anziché Reeve, infatti, scrissi Reeves (facendo anch’io dunque, un lapsus all’interno della categoria dei super-eroi, visto che Steve Reeves, negli anni ‘60, impersonò Ercole).

    Cordialmente.

 

 

SEGNALAZIONE ACCOLTA (l’ultima, nel n° 20/1998, sotto il titolo “Cercasi Superman”).

 

 

 

 

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A “Sette”. 10-5-1998.

 

 

 

 

 

NUMI,  CHE NOMI!

 

 

 

 

 

Egr. dr. Nascimbeni,

come la mettiamo con l'autore dialettale Giacinto Gallina, trasformato dallo stesso quotidiano (10/05/98) in “Gallino”? [...] Le invio anche l’articolo “Love stoy a colpi di mitra” (Mattino di Padova, 10-5-98), come esempio di resoconto confuso e contradditorio. Cordiali saluti.

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A “Sette”. 1-6-1998.

 

VARIETÀ

Egr. Dr. Nascimbeni,

[...] allego il consueto aggiornamento:

             1) articolo de Il Mattino di Padova (22/05/98): “[...] 45 anni, già protagonista in passato di una storia agghiacciante”, accaduta - si specifica subito dopo - il 2 novembre 1998, quindi nel futuro, piuttosto che “in passato”;

             2) titolo e articolo de Il Mattino di Padova del 24/05/98: ”Raccoglie ciliege e cade”;

             3) pubblicità sul Corriere del 26/05/98: “In pista è lora del trotto”;

             4) didascalia del Corriere della Sera (31/05/98): “A distanza un gruppo di pachistani a Lahore celebra sparando in aria il sesto test nucleare...”;

             5) articolo del Gazzettino (02/06/98); “... ben 18.006 i cittadini che hanno votato... Di questi, 17.790 hano detto “no” ... e 2.189 sì...”.

 

Cordiali saluti.

 

 

 

 

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A “Sette”. 7-7-1998.

 

 

 

 

LA MACCHINA ... BUROCRATICA

 

 

 

 

 

    Egr. Dr. Nascimbeni,

 

nella prima pagina del Gazzettino datato 5-7-1998 il presidente della Regione del Veneto “considera l'Udr ancora nella Polo”, anziché “nel Polo”; rilevato che la Polo, al femminile, indica un’autovettura Volkswagen, ciò non può non rafforzare il concetto che certe istituzioni siano vere e proprie “macchine burocratiche”.

 

 

Cordiali saluti.

 

 

 

 

SEGNALAZIONE ACCOLTA (nel n° 30/1998).

 

 

 

 

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A “Sette”. 21-7-1998.

 

 

 

LAPSUS CLIMATICI

 

 

 

    Egr. dr. Nascimbeni,

Le invio l’allegato articolo del Gazzettino di Padova (8.7.98), con relativo occhiello: “Il rock da suinare...” (forse la musica proposta era una vera porcheria).

             Le trasmetto, inoltre, un paio di lapsus che definerei “climatici”, estratti dal Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto: nel primo (1.4.97) il Comune di Arquà (Polesine) diventa “Acquà”, probabilmente per il riferimento alle avversità atmosferiche, invece nel secondo, più fresco di stampa (14.7.98), Pieve di Cadore diviene - forse proprio a causa dell'afa estiva – “Pieve di calore”.

             Cordiali saluti.

 

 

SEGNALAZIONI ACCOLTE (la prima nel n° 33/1009, sotto il titolo “Ma quella canzone  è una vera maialata...”, la seconda nel n° 34/1998, sotto il titolo “Oibò, la Regina in Calore”).

 

 

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A “Il Corriere della Sera”. 31-7-1998.

 

 

 

ACCENTI SETTIMANALI

 

 

Egr. Dr. Montanelli,

 

[...] perché in gran parte delle indicazioni riguardanti i primi 5 giorni della settimana - su cartelli, giornali, TV - si omette incongruamente l’accento? O forse dovremmo di conseguenza dire “Iunèdi, martèdi, mercolèdi, giovèdi, venèrdi” (magari seguiti da “sabàto e domenìca”)?

 

 

             Con stima e simpatia.

 

 

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A “Sette”. 31-7-1998.

 

 

APPARATO ... DIRIGENTE?

 

 

Egr. Dr. Nascimbeni,

Ecco le ultime perle lugliatiche da parte di entrambi i quotidiani padovani, in pieno spirito di ”par condicio” (casomai in contrasto col detto – estratto dalla celebre furlana – sui “padovani gran dottori”):

1)             dal Gazzettino del 30-7-98, edizione di Padova, abbiamo un titolo («”Porta e porta” entro l’anno») più adatto ad una raccolta caotica, anziché differenziata, dei rifiuti;

2)             da Il mattino di Padova, pari data, segnalo sul retro del foglio una frase ancora più appetitosa, relativa all’”apparato dirigente del pesce”; verrebbe da chiedersi se esistano pure l’apparato funzionario, quello istruttore, il collaboratore, l’esecutivo, il commesso etc., fino all’apparato ... bidello!

 

    Cordiali saluti.

 

 

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A “Sette”. 10-8-1998.

 

 

CONFUSIONE NERA

 

 

Egr. Dr. Nascimbeni

3 segnalazioni dal Corriere (rispettivamente nei giorni 6, 7 e 8 agosto ’98:

1) “FIORI DI BACH. Rimedio a base di piante naturali per la cura degli squilibri energetici interni, ritenute causa di tutte le malattie”. Ritenute? Le piante naturali, dunque?

2) In un articolo Olmi dichiara: “Per dire quanto gli uomini sono, me lo lasci dire, coglioni, perché continuano ad ammazzarsi”. Nella didascalia alla foto di Olmi, invece, gli si lascia dire (tra virgolette): “... per dire quanto gli uomini sono stupidi, perché continuano ad ammazzarsi tra loro.”

    Mi chiedo: perché un’edulcorazione così evidente (e perciò goffa)? Forse le didascalie son lette anche dai bambini, mentre solo i grandi osano approfondire testi (e testicoli)? Mah!

    Sempre a proposito di logicità parziale, Le manderei (se l’avessi, qui al mare) una pagina del Corriere, apparsa in luglio, relativa al delitto di Ostia: si citava il bambino, che in un primo momento pareva essere stato l’autore del fatto, con il nome, seguito dall’iniziale del cognome; però bastava leggere il titolo sottostante, per ricavare pure quello. E allora, perché tanta (o inutile, o fasulla) cautela?

3) Confusione nera in prima pagina: “Kinshasa - Strage terrorista contro gli americani in Kenia e in Tanzania. Ieri mattina due potentissime autobombe sono esplose quasi contemporaneamente a Kinshasa e a Dar es Salaam..”; ma la capitale keniota è Nairobi, mentre Kinshasa è nella Rep. Dem. del Congo, e, pur non mancando di tensioni e problemi, con le esplosioni suddette non c’entra nulla.

    Cordiali saluti.

 

 

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A “Il Corriere della Sera”. 31-8-1998.

 

 

PER LA PIAZZA ROSSA ... LE RIVOLUZIONI BASTANO

 

 

Egr. dr. Montanelli,

un lettore chiede “perché non hanno cambiato nome anche alla piazza Rossa, cuore di Mosca”.

             Credo di poter rispondere che per i russi il colore rosso appare (già linguisticamente) più invitante degli altri, tanto che krasnij (rosso) viene talora usato come sinonimo di krasivij (bello): dunque la “piazza Rossa” è anche la “piazza Bella”, e per tale motivo - presumo - i moscoviti non hanno ritenuto necessario sottoporre a revisione la denominazione della piazza (un tempo “piazza del mercato”), il cui colore dominante - comunque - pare appunto il rosso, grazie soprattutto alla mole del Cremlino e di altri edifici assai meno imponenti (tra i quali il mausoleo di Lenin).

Sportivamente ...

 

PUBBLICATA (il 3-9-1998, sotto il titolo “«Piazza Rossa» significa «Piazza Bella»”)

* Nota: Apportate lievi modifiche alla parte sottolineata: “pare appunto il rosso, grazie soprattutto alla mole del Cremlino e di  altri edifici assai meno imponenti (tra i quali il mausoleo di Lenin)”, divenuta “è appunto il rosso, grazie alla mole del Cremlino e ad altri edifici imponenti, tra i quali il mausoleo di Lenin”.

 

 

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A “Il Corriere della Sera”. 28-9-1998.

 

 

O RUSSO O AZERBAIGIANO

 

Egr. Dr. Biagi,

sul Corriere del 10.09.98 Ella scrive: “C'era un russo nell’Arzerbaigian che, secondo autorevoli testimonianze, aveva raggiunto quota 161... Aveva un esercito di figli e nipoti”. Ebbene, al riguardo devo darLe due notizie.

            1. AI di là del refuso tipografico, segnalo l’imprecisione della definizione “russo nell’Azerbaigian”: infatti Sulejman Akajev - che, secondo altre fonti, aveva addirittura 170 anni - era azerbaigiano (o, volendo, sovietico dell’Azerbaigian, dato il periodo), ma non russo.

            2. Quanto all’esercito dei suoi discendenti, forse Le farà piacere sapere che ce n'è qualcuno anche in Italia, tra i quali – l’avrebbe immaginato? -non manca nemmeno un Suo attento (e forse pignolo) lettore.

            Cordialmente.

 

 

NON PUBBLICATA.

 

 

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A “Il Corriere della Sera”. 1-10-1999.

 

 

ESERCITI STRANIERI NELLA GUERRA CIVILE RUSSA

 

 

Egregio Dr. Montanelli,

Ella si dichiara non ben informato nei confronti di un lettore che pone do mande sull'intervento di eserciti stranieri durante la guerra civile russa, domande che, a mio avviso, non sono poi così campate in aria.

              Infatti tra il 1918 e il 1920, oltre ai 50mila uomini della Legione Ceca, intervennero - insieme a finlandesi, tedeschi, austriaci, baltici, serbi, rumeni, turchi, polacchi, giapponesi, cinesi e canadesi - anche 300 mila inglesi, quasi altrettanti francesi, 16 mila americani e 70 mila italiani: ricordo bene queste cifre da quando studiai a fondo quel periodo (quasi 30 anni fa), anche se adesso in verità non riesco a ritrovarne la fonte; a parziale dimostrazione dei numeri forniti, comunque, posso citare quanto scriveva Boffa nella Storja dell’'Unione Sovietica (“Vi erano all'inizio del ‘19 circa 130.000 militari alleati in Siberia e 23.000 nel Nord”), aggiungendo che secondo l'Accademia delle Scienze dell’URSS gli alleati in Crimea e Ucraina erano 150.000, e che Carr cita ampiamente tali interventi, però senza aggiungere cifre indicative; preciso pure che solo pochissimi storici sembrano minimizzare la portata dell'intervento alleato.

               Circa la partecipazione italiana, alcune fonti riferiscono di operazioni nel Mar Nero assieme ad Inglesi e Francesi, in una specie di riedizione della guerra di Crimea, nonché - con maggior sicurezza - in Murmania e in Siberia. In particolare Pietro Maravigna (Gli Italiani nell’Oriente balcanico, in Russia e in Palestina, 1915-19, Roma 1923) riferisce di un corpo di spedizione, comandato dal ten. col. dei bersaglieri Sifola, sbarcato a Murmansk il 2-9-1918, composto dal “4° battaglione del 67° fanteria su 3 compagnie; una compagnia di complemento; 389ª compagnia mitragliatrici (8 armi); 165ª sezione CC.RR.; un reparto del Genio, mezza sezione sussistenza e l’ospedaletto da campo n. 346”; tale corpo ripartì da Murmansk il 9-8-1919 e fu sciolto un mese dopo. Inoltre Maravigna riferisce di un altro corpo di spedizione in Siberia (comandato dal col. Fassini, comprendente 13 ufficiali, 14 sottufficiali, 33 caporali, la 159ª sezione CC.RR., un battaglione di fanteria composto da elementi bianchi tratti dalla Colonia Eritrea e con 900 uomini di truppa, una compagnia dell’85° fanteria, 2 sezioni mitragliatrici, aliquote di servizi e salmerie), il quale iniziò il viaggio di ritorno l’8-8-1919, sbarcando infine a Napoli il 2-4-1920.

               Sull'argomento dei volontari italiani, gli unici che mi risultano furono i 220 uomini della Colonna Savoia, provenienti dalle terre irredente, prelevati a Tientsin e schierati con i Bianchi.

 

              Ciò premesso (numeri a parte), non mi sembra corretto dire che “Dall’Occidènte, ai bianchi arrivarono soltanto dei rifornimenti di armi e viveri”: in realtà gli alleati parteciparono direttamente ai combattimenti (ad esempio occupando non solo Vladivostock e Murmansk, ma anche Arcangelo, Kisinev, Sebastopoli, Sinferopoli, Novorossijsk, Batum, Baku, Krasnojarsk) , e .inoltre - come tutti gli eserciti stranieri - imprigionarono (ad es. in Arcangelo vi erano 5 campi di prigionia, ognuno dei quali “ospitava” migliaia di persone), fucilarono (ad es. i 34 Commissari del Popolo di Baku) e razziarono.

              Quanto alle motivazioni delle due spedizioni dell’Intesa, ispirate soprattutto da Churchill, si devono ricercare anzitutto nella volontà di colpire un regime anti-monarchico e soprattutto anti-capitalista, oltre al desiderio di impadronirsi di ricchezze e risorse liberate da} crollo dell’impero nazista e dal successivo marasma.

              Circa le ragioni “interne” del fallimento di dette iniziative, ovvero al di là delle vittorie militari dell’Armata Rossa, si possono così sintetizzare: mancata concertazione sia tra le forze militari che tra i governi (Churchill e Clemenceau da una parte, Wilson dall’altra), scarse motivazioni tra le truppe lontanissime da casa, guardate sempre più con diffidenza e ostilità dalle popolazioni locali, esposte alla propaganda bolscevica e talora in aperta rivolta, nonché crescenti proteste di massa e manifestazioni contro l’intervento straniero (ad esempio, in Italia, nei giorni 20 e 21 luglio ‘19).

              Riassumendo il tutto in poche parole, gli Occidentali intervennero non solo logisticamente, ma pure con eserciti (o, se preferisce, corpi di spedizione) numericamente rilevanti, aiutando i Bianchi con flotte, squadriglie aeree, armi, munizioni e uomini, epperò - in quanto stranieri - facendo anche perdere loro ogni credibilità.

              Spero che tali informazioni. per quanto confuse, possano costituire un contributo per far luce su una vicenda che giudico poco gloriosa e controproducente, oltre che poco nota.

              Cordiali saluti.

 

 

NON PUBBLICATA.

 

·                Nota: sull’ argomento Montanelli rispose ad un altro lettore il 6-10-1998:

 

              Caro Morandini, Lei non può immaginare l’alluvione di lettere da cui sono stato sommerso a quella mia improvvida e sbadata risposta a Emilio Forcellati: non avrei mai immaginato che ci fossero tanti lettori così ferrati su questa materia. Se per replica scelgo la sua, chiedendone scusa a tutti gli altri, è perché è la più concisa, e quindi quella che mi concede più spazio, e non soltanto perché è molto urbana: lo sono tutte, e stranamente, perché di solito le contestazioni sono piuttosto sgarbate

 

 

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“A Sette”. 5-10.1998.

 

 

PER CHI SUONA ... CAMPANELLA?

 

 

Egr. Dr. Nascimbeni,

eccoLe 2 perle gustosissime dal Gazzettino di Venezia:

          1. immagine di Tommaso Campanella (06.09.98), che in realtà è la foto di uno che non suona campanelle né altre percussioni (infatti è il cantante Bono, del grupppo U2);

          2. titolo dell'edizione di Padova (5.10.98), in cui l'imperatore Federico II di Svevia (“stupor mundi”) diventa Ferdinando: così resta solo “stupor”, e basta!

          Cordiali saluti.

 

SEGNALAZIONE ACCOLTA (la prima, nel n° 43/1998, sotto il titolo “Campanella? Cantava negli U2...).

 

 

Nota: anziché “gruppo”, scrissi proprio “grupppo”.

 

 

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A “Il Gazzettino”. 6-10-1998.

 

RIME RIPETUTE

 

               Egregio Dott. Pittalis, leggo volentieri le poesiole vernacolari che il Suo giornale periodicamente pubblica; tuttavia l’ultima (“Il duello Bossi/Comencini in rima” di Giovanni Salas, 2.10.1998) mi lascia perplesso e incuriosito, non tanto per l'argomento, quanto per la fortissima somiglianza formale con il componimento di Lucio Scure “VITA DA CASANOVA”, che ho avuto modo di commentare filologicamente nel volume “Omaggio poetico a Giacomo Casanova cittadino europeo” (Editoria Universitaria di Venezia, 1993).

               Tale somiglianza si coglie soprattutto nella medesima alternanza tra rime in -ega e -iga, e nella conseguente presenza di tante parole assolutamente identiche (sbrega, intriga, nega, diga, miga, botega, amiga) o quasi (liga, ssiga, sega), per cui mi chiedo: il sig. Salas si è forse ispirato a Lucio Scure, magari inconsciamente? oppure entrambi si sono ispirati ad un modello poetico precedente? o, invece, è una mera coincidenza, per quanto singolare, che trova ragione unicamente nella profonda musicalità tutta propria della lingua veneta?

               Cordiali saluti.

 

 

 

PUBBLICATA (l’11-10-1998, sotto il titolo “Perplesso per le rime su Bossi e Comencini”).

 

 

 

Nota: la poesia in questione è visibile nel sotto-sito di LUCIOSCURE

 

 

 

 

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A “Il Corriere della Sera” 12-10-1998.

 

 

 

 

 

 

DISINVOLTURA? NO, NORMALITÀ

 

 

 

 

 

Egregio Dr.Montanelli,

 

credo che Renzo Cianfanelli, nel suo servizio da Belgrado uscito il 9.10.1998, sia caduto in errore, descrivendo il Klub Andergraund come un “ex-rifugio con il nome scritto disinvoltamente in questo modo per agevolarne la pronuncia”. In realtà i Serbi, così come i Russi, traslitterano in cirillico tutte le parole straniere proprio secondo la loro pronuncla. anziché la loro grafia originaria, talvolta con risvolti per noi umoristici: ricordo ad esempio la pubblicità di un film western, vista nel ’71 a Belgrado, che trasformava l’attore protagonista, lo statunitense Lee Van Cleef, nel quasi cinese “Li Van Clif”.

 

Cordiali saluti.

 

 

 

 

NON PUBBLICATA.

 

 

 

 

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A “Sette”. 14-10-1998.

 

 

TITOLI STUPEFACENTI

 

             Egr. Dr. Nascimbeni,

Le invio il presente articolo da “Il mattino di Padova” del 13.10.1998: considerando il testo, in cui si menziona il sequestro di circa 40 grammi di droga leggera, non è da ritenere “stupefacente” un titolo che invece annuncia il sequestro di ben “quaranta chili di droga”?

             Cordiali saluti.

 

SEGNALAZIONE ACCOLTA (nel n° 44/1998, sotto il titolo “Ma dove sono i titolisti di una volta?”)

 

 

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A “Sette”. 19-10-1998.

 

 

 

SCARSA SINTONIA

 

 

 

Egr. Dr. Nascimbeni,

Le invio l’articoletto dal Gazzettino (edizione di Padova) del 16/10/98, come esempio di scorsa sintonia tra il titolo (“Sintonia gay”) ed il testo (“Sinfonia gay”).

              Le segnalo, inoltre, l’aggettivo “truffaldesca”, usato in medesima data di Pierferdinando Casini in relazione al preincarico conferito a D’Alema (Tg 3, ore 19.00).

Distinti saluti.

 

Nota: anziché “scarsa”, scrissi proprio “scorsa”.

 

 

 

 

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A “Sette”. 27-10-1998

 

 

 

 

 

GORGHEGGI IBRIDI

 

 

 

 

 

Egr. Dr. Nascimbeni,

 

Le segnalo una perla musicale del Gazzettino (edizione di Padova) del 20-10-1998, ovvero il cantante Nino Ferrè”, evidente ibrido tra Nino Ferrer e Leo Ferrè) [...]

 

Cordiali saluti.

 

 

 

Nota: scrissi proprio “Leo Ferrè”, anziché “Léo Ferré”.

 

 

 

 

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A “Sette”. 2-11-1998

 

 

 

 

 

CRONACA DI VITA TROPPO FRETTOLOSA

 

 

 

 

 

    Egr. Dr. Nascimbeni,

 

nell’allegato articolo del Gazzettino (ed. di Padova) del 30-10-1998 la mancanza di una virgola fa sì che Corrado Lubian nascesse proprio “mentre stava cercando di raggiungere disperatamente il Pensionato Antonianum” [...]

 

    Cordiali saluti.

 

 

 

 

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A “Sette”. 16.11.1998.

 

COMODATO?

Egr. Dr. Nascimbeni,

eccoLe una piccola perla burocratica dal Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto del 10.11.98, precisamente al punto 7, nel quale si cita un funzionario “in comodato” all’A.R.P.A.V. (Agenzia Regionale Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto), anziché “in comando”: la differenza giuridica tra i due termini sta nel fatto che il “comando” si applica alle persone, mentre il “comodato” riguarda ... le cose!

 

              Aggiungo, inoltre, copia di articolo del Gazzettino di oggi, nel quale “l’angelo di Mostar” diviene nel titolo “L’Angelo della morte”.

 

 

Distinti saluti.

 

 

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A “Sette”. 24-11-1998.

 

 

MINIMI SUPERIORI AI MASSIMI?

 

 

Egr. Dr Nascimbeni, quante segnalazioni questa settimana!

1) Venerdì 20 novembre parte il modulo spaziale Zaria, su razzo Proton, dal poligono di Baikonur, in Kazakistan: per le didascalie del TG 1 delle ore 18 la località diventa Baikonour e si trova in Russia, per quello delle 20.00 ritorna ad essere Baikonur, però viene collocata in un improbabile Paese chiamato Kurzakistan; che sia un incrocio tra Kazakistan e Kurdistan?

2) Nel Corriere del 20 novembre, a pag. 16, un trafiletto in evidenza recita: “Oggi si apre l'udienza preliminare ma l'imputato è detenuto nella ex Jugoslavia”: perché chiamare in tal modo la Croazia, dopo ben 7 anni di indipendenza?

3) Poi mi vengono in mente Magalli (che, ne “I cervelloni” del 5 novembre, presenta un inventore cinese, ma poi lo congeda come giapponese: tanto per Magalli sono tutti gialli), il mago Forest (che esibisce nel Maurizio Costanzo Show del 19 novembre un biglietto con la scritta “Quebek”, senza che nessuno dei presenti lo corregga), il Tg Regionale Veneto del 1 Settembre (dove un esperto in tossicologia, leggendo un’etichetta, dice che la Ribollita Toscana proviene da “Bolghèri, Livorno”), e le tante imprecisioni nella carta d’Italia usata dalla pubblicità dell’Omnitel, ieri, e dell’Enalotto, oggi, per ricavare altri dubbi in materia di geografia, non solo estera.

4) A proposito di cinematografia, invece, il titolo del film citato a pag. 120 dell'ultimo Sette (“Tex e il Signore”) non Le pare un po’ troppo evangelico?

 

5) Concludendo in burocratese, nella Gazzetta Ufficiale n. 87 del 6.11.1998, riguardo alle prove concorsuali per dodici posti di archivista di Stato ricercatore storico-scientifico dell' ottava qualifica funzionale, il decreto del Ministero per i beni culturali e ambientali prevede “un colloquio interdisciplinare a cui sono ammessi i candidati che abbiano conseguito un minimo di 31/30 nella prova attitudinale”: eppoi ci si lamenta del livello non eccelso della nostra Pubblica Amministrazione!

Cordiali saluti.

 

 

 

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A “Sette”. 11-12-1998

 

 

 

 

DÉFILÉE A RICHIESTA

 

 

 

 

 

    Egr. dott. Nascimbeni,

 

 

dal Gazzettino del 5-12-1998: “La missione ha successo, ma i due piloti vengono defilati alla Corte marziale per disobbedianza”.

 

 

    Cordialmente.

 

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A “Il Corriere della Sera”. 30-12-1998.

 

 

 

BALBO ... STEFANO?

 

 

 

Gent.mo dott. Montanelli,

 

sul Corriere del 27 dicembre scorso Alberto Arbasino nomina Galeazzo Ciano e Stefano Balbo. Ci si riferisce, invece, ad Italo Balbo? In caso contrario, potrei avere qualche informazione sulla figura del menzionato Stefano Balbo?

 

Grazie, e cordiali saluti.

 

 

NON PUBBLICATA.

 

 

Nota: qualche giorno dopo, il 3-1-1999, la rettifica di Alberto Arbasino:

Nella mia «Lettera al direttore» pubblicata a paina 7 del Corriere del 27 dicembre, con il titolo «Ma quell’idea del potere non è esclusiva dei figli del ‘68» è apparso un increscioso Stefano Balbo invece del corretto Italo Balbo. Sarà colpa di Santo Stefano Belbo?

 

 

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A “Sette”. 5-1-1999.

 

 

 

DORMIVA PROPRIO DAI CARABINIERI?

 

 

Egr. Dr. Nascimbeni,

oltre all’allegata copia della tabella apparsa sul Corriere del 21-1-1999 (osservi che strane bandiere circolano in Europa), Le.segnalo la seguente anfibologia tratta da Alto Adige del 31.12.1998 (titolo: “Arrestato il rumeno evaso a Natale”): “L'uomo è stato arrestato mentre dormiva dai carabinieri del comando provinciale di Modena”.

    Cordiali saluti, e buon anno!

 

 

 

 

 

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A “Sette”. 13-1-1999.

 

 

 

 

 

BRUTTURE

 

 

 

 

 

 

              Egr. Dott. Nascimbeni, Le segnalo un paio di infortuni del Gazzettino, con relativi allegati:

 

1. Il cavalcaferrovia padovano “Borgomagno”, forse per la sua particolare e caotica situazione, diventa “Borgomagmo” (edizione di Padova del 7.1.1999).

2. Nella rubrica sulle mostre d'arte (10.1.1999), compare il titolo seguente: “Gustav Klimt e i primi ani della Secessione viennese”.

 

Cordiali saluti.

 

SEGNALAZIONE ACCOLTA (la seconda, nel n° 6/1999).

 

 

 

 

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A “Il Gazzettino” di Padova. 13-1-1999.

 

 

 

 

 

BELZONI... ORGANISTA?

 

 

 

Egr. Dott. Pittalis,

sul “Gazzettino” di Padova del 12.01.1999 (nella rubrica “La strada”) leggo che Giambattista Belzoni sarebbe stato organista di S.Croce nel 1865 e del Santo nel 1872 (“incarico che ricoprì per oltre quarant’anni”).

              Credo, invece, che tale scheda si riferisca non al Belzoni, archeologo ed egittologo, ma piuttosto a Luigi Bottazzo (1845-1924), organista primario al Santo nel 1872, oltre che insegnante al Pollini e direttore del Configliachi; quanto all’origine del lapsus, mi chiedo se non vada ricercata nella frase seguente, tratta dal libro “Cent’anni in una città” e riferita al Bottazzo: “nella casa di via Belzoni una lapide lo ricorda”.

Grazie per l’ospitalità e cordiali saluti.

 

 

PUBBLICATA (il 23-1-1999, sotto il titolo di “Era Bottazzo e non Belzoni l’organista”)

 

 

 

 

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A “Il mattino di Padova”. 13-1-1999.

 

 

 

 

 

 

UN PIO ... IBRIDO?

 

 

 

 

 

Gentile Direttore,

 

solitamente trovo piacere nell'imparare nuovi termini, così da arricchire il mio scarso vocabolario; stavolta, però, ho qualche perplessità nei confronti della “preziosa pitria del settecento, regalo di D’Alema al Papa” (dal Mattino di Padova del 9.01.1999).

 

              Non essendo riuscito a trovare la parola “pitria” in alcun dizionario, mi chiedo se detto vocabolo esista veramente; oppure si tratta di un lapsus freudiano, formato dalle parole “pisside” e “mitria”?

 

La ringrazio e Le porgo distinti saluti.

 

 

 

 

 

NON PUBBLICATA

 

 

 

 

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A “Il Corriere della Sera”. 29-1-1999.

 

 

 

 

JOHN PAUL ... TWO?

 

 

 

 

Egr. Dr Montanelli,

 

Il Corriere del 28/1/1999 ha dedicato un articolo ad una fresca perla del giornalismo televisivo americano: “La Cnn fa una gaffe e annuncia «Ecco Giovanni Paolo Venti»”.

             Senza andare troppo lontano nello spazio o nel tempo (basti pensare alle mitiche uscite di Mike Bongiorno su Malcom Dieci o su Paolo Vi), vorrei segnalare che nella stessa data il commentatore del TG 3 della notte, leggendo il nome del Pontefice con relativo numero ordinale in caratteri romani (II) sulla maglia da hockey donatagli da un tifoso di St. Louis, ha acutamente detto “John Paul Two” (anziché “the Second”), con ciò dimostrando che in quanto a professionalità la nostra televisione pubblica non ha proprio nulla da invidiare alla Cnn.

    Sempre cordialmente (e sempre sportivamente), distinti saluti.

 

 

 

NON PUBBLICATA.

 

Nota: circa “John Paul two”, adesso, ho il dubbio che sia una locuzione comune. Verificheremo meglio.

 

 

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A “Il Gazzettino”. 13-2-1999.

 

 

 

LA “X” IN VENETO? MISTERO

 

 

 

Egr. dott. Pittalis,

             in merito alla discussione, confinata nell'edizione di Padova, sul tema se in veneto sia meglio scrivere “x” oppure “z”, con tutto il rispetto per il tradizionalismo della “maggioranza” ritengo meno inadeguata la scelta di Dino Durante, visto che attualmente la lettera “x” viene letta immediatamente “ics”, anziché “ese”, sia dai non veneti, cosa non trascurabile in termini di comunicazione, sia dai veneti stessi (più o meno toto-scommettitori che siano): sintetizzando dialettalmente e brutalmente, la “x” ormai non “sa de vecio”, ma piuttosto ...”de marso patoco”.

              Aggiungo, per la mia piccola esperienza di filologo dilettante (spero non dilettantesco), che nel ‘91 condivisi la decisione di usare la “z” nella parte “pavano-metropolitana” de Le centoventi giornate aggiornate ed annotate di Lucio Scure; né due anni dopo mi dissociai dalla preferenza accordata invece alla “x” in VITA DA CASANOVA (tutto maiuscolo, per non tarpare alcun senso, ndr), poiché lì si trattava di ricostruire la lingua veneziana di fine Settecento, anziché rappresentare un dialetto veneto contemporaneo, dunque fresco, vivace e di facile comprensione.

             Devo, tuttavia, dare ragione a Mario Klein quando scrive che nemmeno la “z” (sorda o sonora) è una scelta del tutto fedele: ed infatti il suono giusto è quello della “s” dolce o sonora che dir si voglia, però la “s” non s’usa per non far confusione con quella sorda. Tutte queste incongruenze trovano la loro fonte a monte, ossia nell'ambiguità dell’alfabeto italiano e veneto: vi sono consonanti (s, z, c, g), oltre che vocali (e, o), che non risuonano affatto in modo unico ed inequivocabile.

             La soluzione ideale, a mio avviso, sarebbe di marcare diversamente la “s” sonora, come d’altronde avviene in molti vocabolari (peccato che non sia cosi per quello di Durante e Turato, comunque meraviglioso), purtroppo in modo non uniforme: talora allungano la “s”, oppure si aggiungono riccioli, cediglie, o un puntino sottostante (che mi pare la soluzione più semplice ed estensibile).

             In attesa di improbabili riforme linguistiche, frattanto, la “s” forse “ze el manco pezo” (o, altrimenti, “şe el manco pèşo”).

 

             Scusandomi per essere stato prolisso, La ringrazio e La saluto cordialmente.

 

 

NON PUBBLICATA.

 

 

 

 

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A “Sette”. 3-3-1999.

 

 

 

 

 

TUTTI VOLONTARI ... I GHETTI?

 

 

 

 

 

Egr. Dott. Biagi,

 

Come Suo lettore affezionato ed attento Le manifesto la mia perplessità riguardo ad un'affermazione contenuta nell'articolo intitolato “Auschwitz” (Sette, n. 7/1999), laddove Ella scrive che “(L'Ebreo, ndr) Si è chiuso spontaneamente in un quartiere: per pregare tutti insieme, per un bisogno di difesa”.

 

             Ecco, a mio giudizio l’avverbio “spontaneamente” è solo in parte esatto, come possono dimostrare i seguenti passi tratti dall’Enciclopedia Treccani alla voce “ghetto”: “Si chiama così, dal sec. XVI in poi, un quartiere cittadino destinato a essere dimora coattiva degli Ebrei (...) Talvolta il vocabolo si adopera impropriamente per designare ogni quartiere ebraico in genere, anche se non chiuso, e anche se la dimora degli Ebrei in esso non è coattiva, ma spontanea”.

 

             Cordiali saluti.

 

 

 

 

NON PUBBLICATA.

 

 

 

 

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A “Sette”. 3-3-1999.

 

 

 

 

 

BELLI E IMPRECISI

 

 

 

 

 

    Egr. Dr. Nascimbeni, Le invio 3 brevi segnalazioni:

 

1) l’autore di “Lolita”, Nabokov, diviene Mabokov (con ripetizione) ne “Il manifesto” del 18/2/99, precisamente nella rubrica sui programmi televisivi intitolata “Film belli e impossibili” (aggiungerei anche “imprecisi”);

2) da “Il Gazzettino” del 22/2/99, titolo: “Mi rimprovero: dovrei insegnare ai giocatori di essere più furbi” (non prima, speriamo, di avere perfezionato la lingua italiana);

3) da “Il Gazzettino” del 22/2/99, nell'edizione di Padova, in una scheda dedicata alla cittadina istriana di Abbazia, veniamo amenamente informati che “Il nuovo nome è Apatija”: visto che l'esatto nome croato è Opatija, mi chiedo se dall’Apatija in questione sia stato colpito il gijomalista; oppure il tijpografo.

 

Cordiali saluti.

 

 

 

SEGNALAZIONE ACCOLTA (la prima, nel n° 12/1999).

 

 

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A “Il Corriere della Sera” 14-4-1999.

 

 

 

 

 

QUANTI EBREI AD AUSCHWITZ?

 

 

 

 

 

Egr. dott. Montanelli,

 

non vorrei farLe perdere tempo, ma non riesco a comprendere in pieno alcune affermazioni contenute nell'articolo “Fermare il genocidio in Kosovo”, in particolare per quanto riguarda l’olocausto degli ebrei.

             Lei sostiene, infatti, che “Anche la Germania di Hitler agiva dentro i suoi confini facendo sparire un milione e mezzo di ebrei e avviandoli verso Auschwitz”: a me risulta, invece, che gli ebrei sterminati furono sei milioni,di cui quattro ad Auschwitz.

             Al di là del numero (forse il milione e mezzo si riferisce solo a quelli tedeschi, oppure è il risultato di stime più recenti?), non mi è chiaro nemmeno l'ordine cronologico degli avvenimenti : Lei scrive che “c'erano invece degli europei, che non volevano morire per gli ebrei, come più tardi non volevano morire per i Sudeti, e più tardi ancora per Danzica” ; in realtà, se è vero che il regime nazista fu antisemita dall’inizio (e del resto per Hitler gli ebrei costituirono sempre l’ossessione principale), l’elaborazione dei campi di lavoro e sterminio iniziò soltanto nel 1941, con la guerra in corso, e quindi dopo l’occupazione dei Sudeti (1938) e di Danzica (1939), anziché prima.

             Un’ultima curiosità, infine, riguarda il nome dei poveri abitanti del Kosovo, definiti giorni fa “kosovani” da un Suo lettore e da Lei stesso (la sera medesima in tv): dunque “kosovani” equivale a “kosovari”?

 

    Cordialmente.

 

NON PUBBLICATA

 

 

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A “Sette”. 21-5-1999.

 

 

 

 

 

CIONONOSTANTE ...

 

 

 

 

 

            Egr. Dott. Nascimbeni, le invio tre recenti perle:

dal Gazzettino del 17.05.99, la didascalia sulla moglie di Ciampi: “Con lui, la “first lady” Franca, anche lei in “Graziella”; visto che Ciampi non gira affetto in “Graziella”, quell’”anche” sembra proprio una “congiunzione sfavorevole”;

1. dal Gazzettino del 16.05.99, l'inizio di un articolo: “L'incontro con Hemingway avvenne casualmente, nei primissimi anni ‘70, quando era assistente all’Università di Torino...”; l'espressione giusta doveva essere “L'incontro con le opere di Hemingway...”, altrimenti diventa facile obiettare che Hemingway morì nel 1961;

2. dal mattino di Padova del 15.05.99, un intervento degno del migliore Totò: “Pare fosse uomo di spiccate doti oratorie e dall’alto senso dell’onore. Cionostante morì il 14 novembre del 1729”; quale sarà il rapporto di causa ed effetto tra doti oratorie, senso dell'onore e data della morte? [...]

            cordiali saluti.

 

SEGNALAZIONE ACCOLTA (l’ultima, nel n° 24/1999, sotto il titolo “Il signor Ciononostante”).

Nota: delle tre “perle”, ho dimenticato di numerare la prima.

 

 

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A “Sette” 21-5-1999.

 

 

BIONDE E ROSSE ... DA FAR GIRAR LA TESTA!

 

 

Egr. Dott. Biagi,

mi sembra che ci sia un po’ di confusione circa le vicende amorose di Carlo d’Inghilterra (da Sette, n. 20/99: “Poi c'è stata una bionda di nome Diana, seguita da una rossa Lady Sarah Spencer ...”).

              Invece mi risulta che Spencer fosse il cognome proprio di Diana, mentre la rossa Sarah - moglie non di Carlo, ma bensì del fratello Andrea - porta il cognome Ferguson.

Cordiali saluti.

 

 

NON PUBBLICATA.

 

 

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Al Gazzettino. 27-5-1999

 

 

 

UN CORRETTORE ... AL QUADRATO

 

 

Egregio Direttore,

sul problema delle sigle straniere, penso che si possano pronunziare sia all'italiana, come sostiene una lettrice il 19 maggio scorso, sia nella loro lingua originale, come giorni dopo propone un altro lettore, che con motivazioni non infondate si prefigge di “correggere il correttore”.

              Ciò su cui non posso essere d'accordo, invece, è la parte finale dell’ultimo intervento (a costo di correggere, a mia volta, il correttore del correttore), laddove si scrive che “Kgb in inglese non si pronunzia ca ghe be, ma bensì chei ge bi”; nel caso in questione l'inglese non c’entra nulla, essendo una sigla in lingua russa (“Komitet gosudarstvennoi bezopasnosti”, cioè Comitato di sicurezza dello Stato, corpo di polizia segreta istituito in URSS nel 1954).

 

Cordialmente.

 

 

 

PUBBLICATA (il 2-6-1999, sotto il titolo “Quando l’inglese non c’entra).

 

Nota: seguìrono altri interventi, tra cui “Sigle russe e pronuncia inglese” (9-6-1999), alla quale risposi con la lettera seguente:

 

 

 

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Al Gazzettino. 14-6-1999

 

 

 

SIGLE STRANIERE

 

 

 

Egregio Direttore,

il sig. Ivone Mazzuccato mi rimprovera per non avere spiegato che K.G.B. in russo si pronunzia ca-ghe-be, ma mi pareva già evidente dopo la lettera della sig. ra Lina Zen sulla pronunzia delle sigle straniere.

             Anzi, se posso tornare sul tema principale senza abusare dell’ospitalità, alla luce del dibattito sono giunto alla seguente conclusione: formalmente possiamo anche disquisire all’infinito se sia più corretta la pronuncia all’italiana o in lingua originale, però dal punto di vista dell’efficacia comunicativa non possiamo fare a meno di adeguarci al grado di conoscenza culturale dei nostri interlocutori, in particolare, e alla maggiore o minore diffusione degli usi linguistici in generale.

             Ne consegue, dunque, che se vogliamo avere più probabilità di farci capire con chiarezza converrà talvolta fare lo “spelling” della sigla alla straniera (ad es. l’inglese B.B.C. = bi-bi-si; l’americano F.B.I. = ef-bi-ai; la tedesca D.D.R. = de-de-er), talora all’italiana (ad es. la palestinese O.L.P. = o-elle-pi), altre volte ancora leggere la sigla straniera come un’unica parola italiana (ad es. Nato).

 

             Cordialmente.

 

 

 

 

NON PUBBLICATA.

 

 

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Al Gazzettino. 7-6-1999.

 

 

CHE C’ENTRA GRAMSCI COL KGB?

 

 

Egregio Direttore,

se l’articolo del 4 giugno dal titolo “La moglie di Gramsci agente del Kgb” mi lascia quantomeno perplesso nella sostanza, dal punto di vista della precisione storica è sicuramente errato.

              Infatti negli anni 1922-34 la sigla che indicava la polizia segreta sovietica era G.P.U. (pronunzia alla russa: ghe-pe-u), poi sostituita da N.K.V.D., più tardi da M.V.D., e solo nel 1954 - come scrivevo solo pochi giorni fa, sul tema delle sigle straniere - da K.G.B.: nel 1954, però, Gramsci era già morto da 17 anni.

Cordialmente.

 

 

 

PUBBLICATA (il 9-6-1999, sotto il titolo “La moglie di Gramsci e il Kgb”).

 

 

 

 

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A “Sette”. 7-6-1999.

 

 

 

 

LAPSUS BESTIALE

 

 

 

 

    Egr. dott. Nascimbeni, Le invio due segnalazioni curiose:

1) sottotitolo dal Gazzettino di Padova del 30-5-99 : “Con Galan in Regione e la Destro sindaco, Padova può finalmente recuperare la leaderchip del Nordest”” (ovvero : la nuova Silicon Valley);

2) articolo sul Venerdì,supplemento della Repubblica, in data 28-5-99, con un lapsus “bestiale” (probabilmente provocato dalla precedente descrizione di un pegaso): “al posto del cavallo la Esso aveva un cane lupo”; mi risulta, invece, che attualmente il simbolo della Esso sia una tigre, anzi “un tigre”, come dice lo slogan “Metti un tigre nel motore” (si immagina lo slogan “Metti un cavallo nel motore”, come se già non ce ne fossero abbastanza?).

Cordialmente.

 

 

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A “Il Corriere della Sera”. 14-6-1999.

 

 

BELLA PACE, QUASI ... ETERNA!

 

 

Egr. Dott. Montanelli,

circa l'articolo “Non pensiamo solo a Internet, recuperiamo la nostra civiltà” del 7/06/99, trovo mal formulato il seguente periodo di Francesco Alberoni, solitamente preciso e informato: “Poi, fra il 1815 e il 1914, l’Europa ha avuto cento anni di pace...”.

               Considerando, infatti, che in quel periodo l'Europa ha annoverato - oltre ad agitazioni e moti di carattere politico, nazionale e sociale - una miriade di guerre, sia d'indipendenza (come le tre italiane), sia civili (perfino in Svizzera), sia imperialiste (come quelle tra Russia e Turchia), deduco che forse Alberoni voleva scrivere - utilizzando il medesimo spazio - che “fra il 1815 e il 1914 l’Europa non ha avuto guerre continentali”.

                Distinti saluti.

 

NON PUBBLICATA.

 

 

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A “Sette”. 16-6-1999.

 

 

 

 

 

NUOVI PERSONAGGI

 

 

 

 

Egr. Dott. Nascimbeni,

posso presentarLe due nuovi personaggi conosciuti tramite il Gazzettino, ovvero i signori Michael Stadter (6-6-99) ed Elia Scanetti (13-6-99)?

Cordiali saluti.

 

SEGNALAZIONE ACCOLTA (nel n° 26/1999, sotto il titolo “Lo scrittore dimezzato”).

 

 

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A Sette”. 28-6-1999.

 

 

AIUTO, È ARRIVATO IL MIO GIORNO!

 

 

Egr. Dott. Nascimbeni, Le invio le seguenti segnalazioni:

sottotitolo dal Mattino di Padova del 24.6.99 (“Il mare ribolliva, e nessuno rispondeva al my day”: “my day”, letteralmente “il mio giorno”, è un’interpretazione certo suggestiva, però errata, trattandosi di “mayday” (letteralmente “il 1° maggio”);

dal Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto del 15.6.99, l’ameno titolo di un volume che dovrebbe interessarLa direttamente, “Dicesi” (anziché Diocesi) di Verona”.

 

    Cordiali saluti.

 

 

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Al Gazzettino, 2-7-1999.

 

 

 

 

 

SGORBI QUOTIDIANI

 

 

 

Egregio Direttore,

           vorrei complimentarmi col prof. Giuseppe Grillo, l’unico ad avere individuato tra le recenti prove di maturità un errore nel testo di Majakovskij, confermandogli la bontà della traduzione di A.M. Ripellino: infatti la parola usata dal poeta (“sito”) in russo vuoi dire proprio “setaccio”, e non “straccio”.

           Mi piacerebbe, inoltre, rivolgermi al lettore che ha segnalato l’esatta grafia di Michelstaedter (anziché “Michael Stadter”, 6-6-99), per dirgli che, pur approvando la trasformazione da lettore passivo a lettore giustamente critico e attivo nella segnalazione, tuttavia trovo eccessivo il suo sdegno per l’errore suddetto.

           Se per ogni “perla” del Gazzettino, infatti, noi dovessimo continuamente indignarci anziché sorridere divertiti, solo in tema di nomi stranieri negli ultimi mesi ci saremmo dovuti scandalizzare automaticamente anche per Anaïs Nin (“Anais Min”), per Einstein (“Einsteifl”) o per Elias Canetti (“Elia Scanetti”), per non parlare di toponimi (un esempio: “Apatija” anziché Opatija).

           Né potremmo esimerci, ovviamente, dallo stigmatizzare anche gli errori che riguardano i nomi italiani, com’è successo per Mara Venier (“Vernier”), per la comica Luciana Littizzetto (“Lippizzetto”), per il Padovanino, ovvero Alessandro Varotari, (“Varoteri”), o per il nuovo sindaco di Padova Giustina Mistrello (“Miatello”, con un figlio dall’improbabile nome di “Leopoldop”).

           Inoltre non potremmo tacere di fronte ai tanti errori linguistici, culturali, logici, grammaticali, ortografici ed altri “sgorbi quotidiani”, che invece io personalmente apprezzo come esempi di comicità involontaria, spesso surreale e talvolta incosciamente creativa, prefendo rivolgere il mio sdegno, piuttosto,al contenuto di certe notizie, o alla manipolazione cosciente di altre.

           D'altronde, se è vero che “errare humanum est” (come possono testimoniare perfino monete e francobolli della Repubblica), si deve dare atto che l’errore aleggia su tutti i giornali, non solo sul Gazzettino: dal mattino di Padova (sull'ex-sindaco di Padova Zanonato, “Zanonanto”), alla nuova Venezia e alla tribuna di Treviso (sul nazista Josef Mengele, “Josek”, o sul cabarettista Enrico Bertolino, “Bistolino”), dal Sole 24 Ore

(sull’architetto Tomaso Buzzi, “Bussi”, o sul regista Mario Mattioli, “Mattoli”), al contrapposto Manifesto su Vladimir Nabokov, “Mabokov”, da TV Sette (su Shostakovich, “Shotakovich”, o su Alberto Sordi, “Sardi”), al Venerdì di Repubblica (sul portiere Taglialatela, “Tagliatella”), senza escludere la Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana oppure il Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto (su Massimo Cacciari, “Caccirai”).

           Non solo errano i giornali (si presume a causa di ritmi sempre più frenetici, talora per colpa di stampatori e computer, mentre praticamente non esistono più i controllori di bozze/bizze ed errori/orrori), ma sbagliano perfino i giornalisti o gli scrittori più noti: ad esempio Alberto Arbasino che chiama Italo Balbo “Stefano”, confondendosi con S. Stefano Belbo), Alberto Ronchey (per il quale il libro “Il morbo di Hagard” di McGrath diventa “Il morbo” e l'autore Hagard), Indro Montanelli su papa Gregorio Magno (ovvero Gregorio I anziché VII) ed Enzo Biagi sulle donne di Carlo d’Inghilterra (“Poi c'é stata una bionda di nome Diana, seguita da una rossa Lady Sarah Spencer”).

           Dunque, concludendo, mi pare che non esista affatto una distinzione tra giornali infallibili e giornali fallaci, ma casomai tra giornali che con atteggiamento furbesco fanno propria la segnalazione esterna, oppure la omettono del tutto, ed altri che non temono di riconoscere con onestà gli errori commessi: credo che da questo punto di vista non si possa fare a meno di lodare la correttezza del Gazzettino, alla luce della pubblicazione di tante lettere sia di precisazioni, che - addirittura -di protesta.

 

           Cordiali saluti.

 

 

 

 

PUBBLICATA (con il taglio delle parti sottolineate), sotto il titolo “Errori ed orrori del ministero e ... dei giornali”).

 

·     Nota n. 1: qualche giorno prima avevo inviato la medesima lettera, però con errori di battitura clamorosi (Michelstaedter era diventato “Michaelstadter”, ma soprattutto – e meno male che mi complimentavo! – Grillo s’era trasformato in “Gallo”). Tuttavia riuscii a provvedere alle correzioni prima della pubblicazione, nel contempo scusandomi per la “confusione bestiale”;

 

·     * Nota n. 2: restava comunque un altro errore, relativo al regista Mattoli, che mi venne contestato da un altro lettore, che alcuni giorni dopo scrisse sia a me, per conoscenza, sia al Gazzettino (che non pubblicò) le seguenti precisazioni:

 

 

 

Caro Gazzettino,

 

 

 

               che una giornalista si rechi a un convegno su Carlo Michelstaedter e poi scriva tre volte Michael Stadter, dimostrando di non averne mai sentito parlare prima, non mi sembra della stessa gravità di errori di stampa come Caccirai o Einstfeil o Alberto Sardi o Mara Vernier o Zanonanto. Questi possono suscitare il sorriso, l’altro ha provocato anche a me indignazione, perché rivela una clamorosa mancanza di professionalità.

 

              Il signor Josef Agajep di Padova mette quindi insieme, a mio avviso, le pere con le mele. Incorre poi a sua volta in un errore scrivendo che chi scrive “Mario Mattoli” (il regista di tanti film di Totò) sbaglia perché il nome esatto sarebbe Mario Mattioli. E’ vero il contrario.

 

              Quanto alla pronta ammissione degli errori, mi pare il minimo che si possa pretendere da un giornale. Specie se sono sesquipedali come quello di cui sopra. Mi piacerebbe sapere quali sono i giornali che “omettono del tutto le segnalazioni”.

 

 

              Franco Damiani.

 

 

Venezia Mestre, 15 luglio 1999 / nella festa di S. Enrico imperatore.

 

Risposi mesi dopo, con la seguente lettera:

 

 

A “Il Gazzettino” e p.c. al Sig. Franco Damiani [...] MESTRE –VENEZIA

 

 

 

QUATTRO VOLTE GRAZIE

 

 

 

    Egregio Direttore,

dopo lunghe riflessioni (e conseguente ritardo, per il quale mi scuso), rispondo all'allegata lettera, seppure non pubblicata.

               Ringrazio il sig. Franco Damianì per i seguenti motivi:

1) mi ha aiutato a correggere un errore che. nella memoria si trascinava da chissà quanto (il regista cinematografico, tra l’altro da me apprezzato, si chiamava effettivamente Mario Mattoli, anziché Mattioli);

2) ha rafforzato ulteriormente la mia convenzione sul fatto che l’errore è umano, che chi non fa non falla, e che possono sbagliare proprio tutti, non solo i giornalisti, ma - nel loro piccolo - persino i lettori più scrupolosi e pignoli: ad esempio io ho confuso il cognome dì Mattoli, sì, ma in compenso il sig. Damiani ha confuso il cognome (oltre che l’indirizzo) del sottoscritto;

3) mi ha dimostrato, di conseguenza, che è meglio limitarsi a segnalare gli errori, anziché scagliare sulla testa dell’errante pietre che potrebbero non solo far male inutilmente, ma anche tornare indietro come un boomerang;

4) mi ha dato l’idea su come gestire una massa imponente di perle di stampa da me raccolte: penso ad un “dizionarietto di refusi, confusi e fusi”, lasciando così libero il lettore di usare a volontà penne rosse o blu, di sorridere o bacchettare, di indignarsi oppure sghignazzare, di esaminare al microscopio non solo la professionalità dei giornalisti, ma anche quella - perché no? - dei compositori.

       Alla domanda, infine, su quali giornali “omettono del tutto le segnalazioni”, dico solo - sulla base della mia esperienza personale - di avere inviato nell’ultimo anno al Corriere della Sera una dozzina di interventi stringati e sobriamentete critici nei confronti di alcune affermazioni - a mio avviso errate - dei vari Montanelli, Biagi, Arbasino, Alberoni, Grasso, etc., senza riscontro alcuno; mi è capitato anche - come già avvenuto per il Gazzettino - di segnalare che il servizio segreto sovietico ha preso il nome di KGB solo dal 1954 (in particolare scrivevo nel finale: “due errori, seppure marginali, in un giorno solo, seppure agostano, m’inducono a ritenere che il Corriere - in quanto a precisione sui Paesi dell' Europa Orientale - in gran parte ... russi!”): eppure un paio di settimane dopo ho letto che “sino dagli anni 40 il KGB ...”, facendoni venire il dubbio che certe lettere non solo non vengano pubblicate, ma forse nemmeno lette).

    Cordiali saluti. Josef Agaiep. Padova, 24-9-99 (San Pacifico).

 

 

NON PUBBLICATA

 

 

* Nota: alla penultima riga scrissi proprio “facendoni”, anziché “facendomi”.

 

 

 

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A “Sette”. 23-7-1999.

 

ÀLACRE ED ALÀCRE

 

Egr. direttore,

leggo che Aldo Grasso, nel suo apprezzatissimo articolo del 13/7/99 “Circùito o circuìto? Chi parla italiano stia attento agli accenti”, condanna senza appello la dizione “alàcre”.

             E' vero che tale dizione è ignorata dal Battaglia e da altri vocabolari, però ve ne sono altri che invece ne ammettono l’uso, anche se meno diffuso rispetto ad “àlacre”; inoltre - come si ricava proprio dal Dizionario d’Ortografia e di Pronunzia citato da Grasso - è documentato l'utilizzo di “alàcre” perfino da parte di D’Annunzio (“Come la fiamma alàcre abita l’urna cava”): dunque ci penserei bene prima di gettare un’espressione de! Vate ... nel water, sostituendola, piuttosto, con “guàina”.

             Cordiali saluti.

 

 

 

NON PUBLICATA.

 

 

 

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A “Il Corriere della Sera”. 7-8-1999.

 

 

 

 

AD EST MOLTO DI NUOVO

 

 

 

 

    Egr. Direttore,

 

complimenti per le informazioni estive riguardanti l’Est, sempre più ... estrose!

    Nel Corriere del 6 agosto, ad esempio, leggo a pag. 8 che il nome proprio di Stalin era Josef (ripetuto): invece, visto che Stalin non era né ebreo né tedesco [...] il nome Josef appare più improprio che proprio, in luogo del più corretto Iosif.

    A pag. 34, inoltre, circa l’archivio di Bach si scrive che “Le truppe russe se ne erano impadronite nel 1945 e il KGB, il servizio segreto sovietico, lo aveva preso in custodia organizzando il trasporto a Kiev”: come già segnalato ad altro quotidiano (non timoroso di ospitare perplessità o proposte di rettifica avanzat da lettori ... avanzati), il servizio segreto sovietico assunse come denominazione l’acronimo KGB non prima del 1954.

    Due errori storico-linguistici, seppure marginali, in un solo giorno, seppure agostano, rafforzano la mia impressione che ultimamente il Corriere – in quanto a precisione nel trattare le notizia provenienti dai Paesi dell’Europa orientale – almeno in parte ... russi!

 

    Cordiali saluti.

 

 

NON PUBBLICATA.

 

 

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A “Il Gazzettino” di Padova. 15-9-1999.

 

 

 

 

MARTIRI D’UNGHERIA, DUNQUE ... MARTIRIZZATA!

 

 

 

 

Spett. Redazione,

 

nella rubrica “ La strada”, dedicata il 31.8.99 a Via Martiri d’Ungheria, c'è una descrizione che lascia per metà “spaesati” e che pare “martirizzare” anche geograficamente lo Stato magiaro, il quale - si scrive – “confina con la Repubblica Ceca, la Romania, la Jugoslavia e l'Austria”: allo stato attuale, infatti; si devono aggiungere altri 4 Paesi,ovvero Repubblica Slovacca, Croazia, Slovenia e Ucraina, togliendo invece la Repubblica Ceca.

 

Cordiali saluti.

 

 

 

PUBBLICATA (il 16-9-1999, sotto il titolo “Via Martiri d’Ungheria: la precisazione di un lettore”).

 

 

 

 

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A “Il Corriere della Sera”. 13-10-1999

 

 

KGB: QUANDO E COME

 

Egr. dottor Montanelli,

in attesa che si depositi il polverone sul Kgb, mi chiedo se non sia il caso di far luce almeno su due piccole verità storico-linguistiche, a costo di sembrare pignolo e pedante.

             1) La polizia segreta sovietica non si è sempre chiamata Kgb, ma bensi Čeka (1917-22), Gpu o Ogpu (1922-34), Nkvd (1934-1941), quindi Nkgb e Mvd, e infine - ma non prima del 1954 - Kgb: ne consegue l'’nesattezza, almeno formale, di certe ricostruzioni lette qua e là sulla stampa (ad esempio: “La moglie di Gramsci agente del Kgb”, “ Risolto il giallo nato coi nazisti e il KGB”, ”per 40 anni passò al Kgb informazioni segretissime”, “Già dalla fine degli anni Quaranta gli ufficiali del Kgb”, “La statua a Fe1ix Dzerzhinski fondatore del Kgb”, “rigettandone tutta la colpa sul capo del Kgb, Beria”, etc.

             2) Se non si vuole usare la rassicurante e pur valida dizione all’italiana (cappa-gi-bi), si deve considerare che l’esatta pronunzia russa è ca-ghe-be, e non che-ghe-be come riportato non solo in qualche vignetta (ad es. “La Stefi” dell'11.10.99), ma anche da buona parte dei Tg, da “Striscia la notizia”, e - udite udite - persino dallo stesso sen. Cossutta (“Erano tutte spie del che-ghe-be che cercavano di carpirmi informazioni? lo informatore? Cerchiamo di non essere ridicoli!”).

             Ecco, se posso dedurre una mera ipotesi linguistica sul caso particolare del sen. Cossutta, troverei effettivamente difficile definire “informatore” del Kgb chi – sull’argomento specifico, naturalmente - mostra di non essere poi cosi “informato”.

             RingraziandoLa per la paziente attenzione, cordiali saluti.

 

 

 

NON PUBBLICATA.

 

 

 

 

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A “Il mattino di Padova”. 18-10-1999.

 

GUERRA SULLE DATE

 

Egr. Sig. Direttore,

vorrei segnalare una piccolissima incongruenza nel seguente periodo del prof. Curi (14.10.99): “una guerra non meno grave e non meno estesa di quelle che hanno coinvolto il pianeta nel ‘15 -18 e nel ‘40-45”: le date possono andare bene solo sostituendo le parole “il pianeta” con “l’Italia”, altrimenti - se si vuole ragionare in termini planetari - quelle giuste sono ‘14-18 e ‘39-45.

Cordiali saluti.

 

 

PUBBLICATA (il 21-10-1999, sotto il titolo “Guerra planetaria e piccola incongruenza”), con tanti errori di stampa:, da farmi aggiungere la seguente precisazione)

 

A “il mattino di Padova”. 23-10-1999.

 

 

CINQUE RIGHE, SETTE ERRORI!

 

 

    Egr. Direttore,

La ringrazio per l’ospitalità data alla breve lettera in cui segnalavo - da cultore della precisione del linguaggio, sia formale che sostanziale –“una piccolissima incongruenza” nelle date d'inizio dei 2 conflitti mondiali; per i medesimi motivi, però, mi spiace che in sede di pubblicazione siano comparse altre 7 “piccole incongruenze” che rendono un po’ sconnessa, soprattutto nel finale, la lettera stessa (qui allegata). Cordiali saluti.

 

 

NON PUBBLICATA.

 

 

 

 

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Al Corriere della Sera. 3-11-1999.

 

 

PANCIAFICHISTI ED EROI DI GUERRA

 

Egr. Dott. Montanelli,

           per il lettore che chiede notizie sull'etimologia della parola “panciafichista” (storpiatura di “pacifista” durante la prima guerra mondiale, come Lei ha spiegato), aggiungerei che deriva dal detto “salvar la pancia per i fichi”, secondo Panzini, e che fu coniata da Luigi Bertelli (Vamba).

           Se posso permettermi, poi, di fare il rompitasche un’ultima volta riguardo ad alcuni punti non approfonditi o lasciati in sospeso, devo dire che non m'è sembrata particolarmente felice la scelta di Achille ed Ettore come modelli di pietas in una stanza intitolata “Senza coraggio non si può essere persone perbene” (“Achille ed Ettore, così come Orlando e tutti gli Eroi elevati a mito, non infierivano sull’avversario caduto, anzi piangevano sul suo cadavere e gli davano onorata sepoltura”).

           Invece Ettore, dopo aver insultato e minacciato Patroclo morente (“Tu, frattanto, qui statti, orrido pasto d’avoltoi”), “lo calcò d’un piede, gli svelse il telo dalla piaga, e lungi lui supino gittò”; quindi lo spogliò delle armi, accingendosi a trascinarlo per un piede con l’intenzione di reciderne il capo per configgerlo su un’asta, rinunciando al proposito solo per l’accanita resistenza degli Achei guidati da Menelao, Merione e i due Aiaci.

           Né Achille si comportò tanto meglio: altri insulti al moribondo Ettore (“Or cani e cervi te strazieranno turpemente ...Io vo’ che tutto ti squarcino le belve a brano a brano”), il cui corpo, poi, venne punzecchiato dal branco degli Achei sopraggiunti (“né vi fu chi di fargli una ferita non si godesse”); dopodiché Achille ne forò “i nervi dal calcagno al tallone, ed un guinzaglio insertovi bovino”, legò il cadavere al cocchio (alla coda del cavallo, invece, secondo Shakespeare), trascinandolo nella polvere.

           L'indomani, sacrificate sul rogo funebre di Patroclo numerose vittime (tra cui 12 giovinetti, ritualmente sgozzati), Achille fece compiere al corpo di Ettore altri tre giri di quella giostra. Se, infine, la salma venne restituita a Priamo, fu per le pressioni degli Dei, pei ricchi doni avuti in cambio e perché Achille vide nel povero Priamo il proprio padre, Peleo, altrettanto sfortunato e derelitto.

           Al di là dell’ulteriore mitizzazione di figure già mitologiche, credo che al tempo d’oggi - se 3 mila anni non sono passati invano - Achìlle ed Ettore finirebbero senz’altro nella lista di qualche tribunale per crimini di guerra (anche se, visto l’alto grado, probabilmente sfuggirebbero ad ogni processo).

           Per quanto riguarda Cher, infine, l’esatta pronuncia - sempreché la Sua non fosse una battuta - non è Scer, alla francese, ma Cèr: deriva dal fatto che nelle vene della nota cantante ed attrice (domani ad Assago) scorre sangue Cherokee.

 

Sempre cordialmente e sportivamente.

 

 

 

NON PUBBLICATA.

 

 

 

 

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A “Sette”. 3-11-1999.

 

 

SICUREZZA NUCLEARE?

 

 

Egr. Dott. Biagi,

 

se posso sottoporLe un paio di dubbi (dovuti probabilmente alla mia insufficiente comprensione), non ho capito pienamente i seguenti punti:

              1) Nel n° 41/1999 di Sette (“Kamikaze”), Lei scrive che “il Giappone fa ora un esame di coscienza pubblico, perché non siamo stati capaci di garantire quella sicurezza che in America e in Russia funziona da quasi mezzo secolo?”; sicurezza ben relativa, considerando non solo Cernobyl, ma anche Three Miles Island.

              2) Leggendo il Corriere del 7/10/99 (“Tra Cecenia e corruzione il declino della Russia”), laddove descrive la “famiglia del Presidente (e in particolare la figlia Tatiana e il genero Alexei Diatchenko)”, in un primo momento ho pensato ad un lapsus (magari con Alexei Adjubej, genero di Khrusciov), poi, però, mi sono ricreduto a causa della seguente affermazione di Bonini e D'Avanzo nel Corriere di quattro giorni dopo: “Avete davvero pensato che non sapessimo che Leonid Djacenko (o preferite chiamarlo Alexandr il marito di Tanjuska?) non fosse il proprietario della Flamingo Bank?”.

              Ho l’impressione, pertanto, che mi manchi qualche chiave di lettura in questo già complicato groviglio di scatole cinesi sulle tangenti russe.

 

Cordialmente e rispettosamente.

 

 

NON PUBBLICATA.

 

Nota: scrissi proprio “Three Miles Island”, anziché – correttamente - “Three Mile Island”.

 

 

 

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A “Sette”. 10-11-1999.

 

 

 

LICENZE POETICHE

 

 

 

 

    Egr. dott. Nascimbeni,

Le segnalo un po’ di materiale alla rinfusa, riguardante soprattutto il cinema:

             1) TV Sette sulla programmazione televisiva del 17.9.99 (pag. 53), Italia 1 ore 20.45: “The Peacekeeper ...Con George Clooney e N. Kidman ...” (ovvero con il cast di The Peacemaker, mentre in The Peacekeeper recitano Dolph Lundgren etc.).

             2) Nel Corriere del 19.9.99, pag. 39, riguardo al film La resa dei conti il riassunto definisce Chuchillo come “uno strapelato messicano”, anziché “strampalato” (in realtà il personaggio interpretato da Tomas Milian era ... un capellone!).

             3) Titolo da Sette del 28.10.99 (nella rubrica Hollywood Confidential): “Che c'azzecca la Kidman con le Olimpiadi?”.

             Allego, inoltre, copie da “Il mattino di Padova” del 25.10.99 (con “Lord Darhendorf”!), del 7.11.99 (“Dio li fa e poi li accoppia”, anziché “accoppa”) e del 9.11.99 (“Pareggio per 1-1 nel posticipo di serie B fra Napoli e Ferrara”, anziché “Pescara”),e inoltre copie dal Gazzettino di Padova del 29.8.99 (con “farro” al posto di “ferro”) e del 5.10.99 (col Pascoli che nasce ben 18 anni dopo la morte del padre), concludendo con la cartina geografica dal Gazzettino del 9.11.99 (con due Germanie, ma senza Austria e Paesi Scandinavi).

Cordiali saluti.

 

 

SEGNALAZIONE ACCOLTA (quella sul Pascoli, nel n° 49/1999, che cito per la ricchezza di dettagli:

 

Sul Gazzettino di Padova scheda dedicata a una via della città intitolata a Giovanni Pascoli. Nella scheda si legge: «Poeta (San Mauro di Romagna 1885-Bologna 1912). La giovinezza del poeta fu funestata da disgrazie, rivelate dalla malinconia dei suoi scritti. Il 10 agosto 1867 fu assassinato il padre mentre ritornava in calesse da Lucca». Il dott. Josef Agaiep, che segnala la notizia, commenta: è un Pascoli che nasce ben 18 anni dopo la morte del padre. L’esatta data di nascita del poeta, infatti, è il 31 dicembre 1855. Ma non basta: Ruggiero Pascoli, il padre, fu ucciso mentre tornava dal mercato di Cesena e non di Lucca, un po’ troppo lontana anche per la fedele «cavalla storna».

 

Nota: scrissi proprio “Chuchillo”, anziché “Cuchillo”, letteralmente “coltello”in spagnolo.

 

 

 

 

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A “Sette”. 23-11-1999.

 

 

 

 

NOMI STRAMBI

 

 

 

 

    Egr. Dott. Nascimbeni,

 

in merito a nomi “strambi”, preciso subito che l’articolo su Celentano (citato nell’ultimo Sette) non m’era sfuggito, però ho rinunciato a spedirlo dopo le rettifiche prontamente apparse sul Gazzettino, per non maramaldeggiare. Ecco, comunque, una nuova lista di personaggi “improbabili”: Mario Rigoni Stem (Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto del 26/10/99: “Tre ritratti: Andrea Zanzotto, Mario Rigoni Stem e Luigi Meneghello”), Vittorio Sgarsbi (mattino di Padova del 9/11: “non ho mai incontrato Vittorio Sgarsbi”), Enrich Boll (Gazzettino del 9/11: “come diceva Enrich Boll”), Gio Ponti (mattino PD: “pensiamo alla mostra, che si fa molto desiderare, su Gio Ponti”), Massimo Caccairi (Gazz. 12/11: “Sarà anche una nuova partita tra lei e Caccairi?”. Nota: Cacciari era già stato anagrammato in Caccirai dal Bollettino Uff. Regione del Veneto circa 6 mesi fa), John Waine (mattino PD, nuova Venezia e tribuna di Treviso dell’11/11: “in John Waine la personificazione del grande mito Usa”), Raimond Messner e Caro Vittori (mattino PD etc. dell'11/11: “Gelindo Bordin, Vincenzo Modica, Raimond Messner e Caro Vittori”), Veronica Franco (Gazz. 14/11: “la storia di Verona Franco, cortigiana e poetessa della Serenissima”), il calciatore Panucci (Gazz. del 14/11: “Italia: Buffon 6, Panuccin 5,5”), Cézan (Il Sole 24 ore Nordest del 15/11: “Da Cézan a Mondrian”), Linda Giua D’Alema (mattino PD etc. del 17/11: “Rosa Russo Jervolino e Linda Giua D’Alema e Franca Ciampi”), Debra Wenger (mattino etc. del 19/11), Andrea Zanotto (mattino etc. del 20/11: “E così, Paolini rivaluta scrittori sconosciuti ai più, come Andrea Zanotto”), Renzo Cinfanelli (Gazz. 20/11: “Renzo Cinfanelli ha dimostrato di possedere in grado elevato le caratteristiche professionali”), Laberto Dini (mattino etc. 21/11: “Benigni è stato un po' freddino con Laberto Dini”), Max Biagi (idem: Se sapevo che si faceva così tanta fatica in bicicletta, correvo in moto. Come Max Biagi”), Marco Pantanti (idem: “laconico comunicato stampa di Marco Pantanti”), Berlusocni (Gazz. 23/11: “le strategie le fa un tale di nome Silvio Berlusocni”), Fabrizio Dedré (idem: “compare anche in una canzone di Fabrizio Dedré”).

             Un caso particolare appare quello di Johann (“Joggn” sul mattino PD del 16/11) Sebastian Bach (“Bah” sul Gazz. del 17/11). Altri nomi riguardano la geografia (Corsera del 17/11: “le isole Spitsbergen”; Corsera 19/11: “alla frontiera con l’Inguscetia”), la letteratura (Corsera 11/11: “Si prepara ‘Tess d’Uberville’”, la storia (Gazz. PD del 14/11 sulla battaglia della Meloria nel 1284, nella rubrica “La strada”, dedicata alla Corsica: “dopo la battaglia della Melonia (1248) passò alla repubblica di Genova”).

              Segnalo inoltre alcune frasi: “Secondo i portavoce della setta gli adepti sarebbero 80 milioni in Cina e 20 milioni nel mondo” (Corsera del 13/11, pag. 14), “sto pensando fortemente di rendermi reticente alla leva” (Sette dell’11/11, pag.5), “un'Alfa duemila che allora c’avevano in pochi” (Sette del 4/11, p. 117), “Obietterebbe il senatore Di Pietro, nel suo italiano così forbito: ma che c’azzeccano, pur con tutto il rispetto, i cardinali di Venezia e Milano con i presidenti della Fondazione Giorgio Cini e della Biennale?” (mattino etc. del 15/11. Nota: nel Gazz. dell'11/11, a pag. 4, la formula “c’azzecca” compare 6 volte), “la sua sperimentazione nel Diwan occidentale-orientale” (Il Sole 24 ore del 14/11 riguardo a Goethe. Nota: divano, in tedesco, è “Divan”), “meno conosciuta delle vicine Mauritius” (Gazz. PD del 16/11), “Nel 1492 Pulci nasce a Firenze ... e, nel 1484, muore a Padova” (Gazz. PD del 16/11), “ma nessuno mi da retta” (mattino PD del 18/11), “Appena torno a capo del tuo governo, te la dò io l’inflazione al due per cento!” (vignetta di Forattini nella Repubblica del 19/11), “in grado di sviluppare servizi e apportare il proprio know-aut tecnologico” (mattino etc. del 18/11), “Veniamo trattati come la più spregiudicata delle organizzazioni malavitose clandestine dedite alla riproduzione illecita di videocassette per il mercato dell’homovideo”, Gazz. 23/11), “Si dice ùbbia” (Gerry Scotti in Passaparola, 22/11), “Tho, come uno sputo” (sovrascritta per le spettacolo di Paolini, “Bestiario Veneto”, RAI 2, 20/11).

              Allego, infine, copia di un articolo del mattino PD del 10/11 (dove “Benvenuto Novello” diventa “Bevenuto”, forse perché trattasi di vini, ma soprattutto “Padova da gustare” si trasforma in “Padova da guastare”) e di un pezzo del mattino etc. datato 17/11 (dove, tra i nuovi articoli Stefanel, figurano “zaninetto, traccolla, T shits”: immagino che volessero intendere “T shirts”, ovvero camicie, anziché “T shits”, letteralmente ... “merde a forma di T”).

              Scusandomi per il linguaggio, forse troppo esplicito, cordialissimi saluti.

 

Nota: “Gio Ponti” non è affatto sbagliato, e neanche Spitsbergen (in norvegese)

 

 

 

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A “Il Gazzettino”. 25-11-1999.

 

 

 

TITOLISTI ... TITOLATI?

 

 

Egr. Direttore,

 

in merito alla lettera del sig. Giorgio Rizzetto - la cui raccolta di svarioni, da collezionista e studioso di errori di stampa, esaminerei assai volentieri – sull’evidente contraddizione tra un testo che attribuisce una sorellastra segreta a John Major ed un titolo che invece scomoda erroneamente Tony Blair, mi piacerebbe approfondire il tema dei “semi-lapsus”, ovvero quelle sfasature che avvengono tra persone diverse, quali giornalisti e titolisti all’interno dello stesso giornale).

              La prima considerazione, del tutto particolare, è che la suddetta perla pareggia un ‘incongruenza opposta, visto che all’inizio del ‘98, mesi dopo l’elezione di Blair, il Corriere della Sera scriveva: “John Major manda una portaerei nel Golfo”.

              Più in generale registro, comunque, una certa frequenza di equivoci del genere: solo nel periodo seguente alla lettera del sig. Rizzetto, ad esempio, ho trovato sul Corriere titolazioni come “Serie C. Due giocatori del Padova con lo stesso numero” (invece erano del Giorgione), “gli ho chiesto se beve acqua e mi ha detto ‘bevo whisky’” (Cossiga su Grasso: nel testo “mi ha detto che non beve whisky”), “Lettera a Scalfaro” (nel testo: “al presidente della Repubblica”, quindi Ciampi), “Chantal Maudit. Morta nel maggio ‘98” (nel testo l’alpinista “perse la vita nel 1992”), “Ordine d’arrivo maschile (nella maratona di New York, ndr) ...50 John Kagwa” (“Kagwe” nella didascalia alla foto), “Iggy Pop ...A 57 anni si è scatenato” (testo: “A 52 anni”), eccetera. Tra i contributi dei giornali veneti, invece, cito “Dio li fa e poi li accoppia” (nel testo il titolo esatto dello spettacolo di Giobbe Covatta è “Dio li fa e poi li accoppa”), “120 milioni di abitanti” (mentre nel testo i Pakistani “sono circa 140 milioni”), e un paio di equivoci fotografici. Quanto ai lapsus puri, sfasature all’interno di una sola persona che pensa una cosa e ne comunica inspiegabilmente un’altra (i monaci medioevali incolpavano il demone burlone Titivillus), menzionerei un paio di topiche ... tipiche.

La prima riguarda l’equivoco tra “astronomia” e “astrologia”, piuttosto di moda: negli ultimi mesi del ‘99 ci sono cadute verbalmente Giustina Destro, sindaco di Padova (“quest’importante mostra scientifica sull’astrologia qui a Padova”), e Valeria Marini (“C’era stata l’eclissi, e un accavallamento di pianeti. Gli astrologi lo avevano detto”), mentre la povera Margherita Hack è stata trattata da “astrologa” sia dai titolisti del Messaggero e del Corriere, sia da Isabella Bossi Fedrigotti su Sette.

               L’altro lapsus, sicuramente più mascolino, si può ricavare dall’inizio di un recente editoriale del Gazzettino: “una Fort Alamo da anni cinta d’assedio da un mix di tribù indiane”. Caro Francesco Jori, ti sei confuso con Fort Apache, giacché a Fort Alamo gli assedianti erano messicani; ciò dimostra, tuttavia, che nel raptus del lapsus possono scivolare anche i migliori (infatti lo stesso identico equivoco - se può consolarti - è capitato nell’estate del ‘98 anche al mitico Montanelli).

 

               Cordialissimi saluti.

 

 

PUBBLICATA (il 7-1-2000, sotto il titolo “Quando il titolo non lo fa il giornalista”).

 

 

 

 

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A “Sette”. 1.12.1999.

 

 

 

 

LAPSUS GEOGRAFICI

 

 

 

 

Egr. Sig. Direttore,

 

vorrei segnalarLe due lapsus nel numero 47 della rivista:

             1°) Aldo Grasso, dopo aver ricordato che “langarolo tartufato nello slang ricciano è epiteto spregiativo”, colloca il paese natale di Antonio Ricci, Cosio d'Arroscia, giusto in provincia di Cuneo, anziché di Imperia. Potenza dell’inconscio o no, Grasso l’ha fatta ...grossa.

             2°) Nel servizio sui simpaticissimi Fichi d’India, Bruno dichiara: “Segno quello che succede. Per esempio, Padova: Max si avvicina a uno e chiede: scusi, dov’è il Lungamo? E quello: eh, c’è da camminare un po’. L’Adige, scemo, non l’Amo”; sarà meglio che Bruno sia più diligente nei suoi appunti, visto che l’Adige non passa affatto per Padova (ma, casomai, per Verona).

 

             Cordiali saluti.

 

 

 

 

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A “Sette”. 14-12-1999.

 

 

 

UN PO’ DI TUTTO

 

 

 

    Egr. Dott. Nascimbeni,

Le prospetto - per iniziare - alcuni dubbi riguardo queste frasi del Corriere:

1) “Vi piacerebbe se vostra moglie vi lasciasse per sposarsi con la moglie del vostro amico o, magari, per scappare con la donna di servizio, con una giovane fanciulla desiderosa di apprendere?”. Tali parole vengono attribuite ad Amintore Fanfani il 21.11.99 (ho l'impressione che vi sia un lapsus tra moglie e marito).

2) “Nella capitale è previsto l’innalzamento del Tevere a causa dell’apertura di una diga dell'Enel a Castel Giubileo che ha immesso nel fiume 270 metri cubi d'acqua per le ultime piogge”: mi sembrano troppo pochi (22.11.99).

3) Leggo nella Stanza di Montanelli del 23.11.99 del “cosiddetto ‘Alzamiento’ dei tre Generali (Santurjo, Mola e Franco)”: perché, allora, una famosa canzone al tempo della guerra civile spagnola si intitolava “Los cuatro generales”? Purtroppo so già che se lo chiedessi direttamente a Montanelli non otterrei risposta alcuna, perciò ...

4) Il 9.12.12, a pag. 11, si scrive che l’Inno di Mameli venne “Scritto nel 1848”, ma anche che “la canzone (fu) composta nel 1847 per tutti gli italiani”. 1847 o 1848? Veniamo ora a qualche errore geografico:

             1) Nel mattino di Padova del 25.11.99 (pagg. 1 e 19), riguardo ad un commerciante scomparso da Padova con la moglie colombiana, si scrive che ella “dispone ancora della residenza a Bogotà, capitale della Bolivia”.

             2) Nel Gazzettino del 4.12.99, pag. 7, leggo questa frase: “in due stati del Sudamerica, Colombia e Santo Domingo”.

             3) Nella parte comune del Mattino di Padova, Nuova Venezia e Tribuna di Treviso del 9.12.99, in un articolo dedicato alla Cecenia compare il seguente periodo: “Certo le immagini che arrivano dall’Asia centrale sono terrificanti e inchiodano Mosca alle sue responsabilità.”.

             Altre perle:

1) Enzo Monteleone, regista cinematografico, diventa “Enrico Monteleone” nella pagina degli spettacoli del Mattino di PD del 6.12.99 e addirittura “E. Montenapoleone” nell’edizione padovana del Gazzettino del 3.12.99 (pag. XIII, “Camposampiero. Serate d’autunno”).

2) Nel Mattino di PD del 4.12.99, pag. 31 (“Elezioni anche al Medio Brenta”), leggo che “Il consorzio comprende sedici comuni dell’Alta Padovana e altri ventiquattro comuni del Veneziano “per un totale di 93.727.000 contribuenti”.

3) Nel Gazzettino del 3.12.99, pag. 15 (“Casa esplode: decine di dispersi”), trovo che fra le macerie “lavorano febbrilmente circa 200 uomini, vigili del fuoco, militari, poliziotti e reparti cinefili”.

4) Nel Manifesto del 10.12.99 (“Metti una sera col maestro Morricone”) il celebre musicista dichiara: “Ho cominciato stando molto sui personaggi e così Clint Eastwood era un personaggio picaresco in ‘C’era una volta il West’ e io ho puntato su questo carattere”.

Cordiali saluti.

 

 

 

 

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A “Il Gazzettino”. 20-1-2000.

 

 

 

 

 

 

REFUSI O CONFUSI?

 

di Josef Agaiep

 

 

 

 

 

Buon millenio e felice Dumeila. L’ebbrezza per i festeggiamenti del 2000 ha lasciato sul terreno, tra petardi scoppiati e variopinte cartacce, un bel mucchietto di errori ed errorini di stampa, nel loro piccolo utili a chiarire come possono nascere certi (incerti) meccanismi mentali, che spesso e volentieri producono ...sconcerti.

              La distrazione più frequente, per la statistica, si registra nella perdita di una enne nelle parole “millenio” (ad esempio nel messaggio augurale del Presidente della Regione), ma soprattutto “millenium”: in tal caso mangiano la doppia non solo i veneti, ma un po’ tutti (compresi Repubblica e Sole 24 Ore), come mostra la vignetta di Staino sul Corriere della Sera - qui riprodotta - circa l’imprevedibile pazzia del “millenium bug”; tra i refusi, inoltre, segnaliamo anche “millenuium” e “Dumeila”.

              Esempi di un’altra categoria di errori, derivanti non da distrazione, ma da precedenti informazioni sbagliate o calcoli inesatti su un anno in realtà bisesto, sono abbastanza diffusi, dal Gazzettino (“è bastato il primo giorno ... cosa succederà negli altri 364?”) alla Difesa del popolo (“l'intero arco dei 365 giorni verso cui ci stiamo affacciando”).

              Passando ai lapsus, riporto quelli televisivi: “Mancano 19 anni al Capodanno” (TG 5) e “Fra meno di 5 giorni sarà 2000, la data a quattro zeri” (Italia 1). Non mancano sulla stampa, però, affermazioni che comunque possono suonare effimeramente metaforiche (Nicolini al Corriere: “Un altro 2000 avverrà solo fra 1000 anni”), o lapalissiane (RAI 3: “Il 2000 arriverà di notte”), o ambigue (“lo staff di Radio Company terrà per il terzo anno la festa ‘Millennium’”), o matematicamente incongrue: “il baco tornerà, almeno per altri mille anni, nel regno dell’entomologia da dove è stato tratto, suo malgrado”; descrizione suggestiva, però errata, visto che per aggiungere una quinta cifra ci vogliono non mille, ma bensì ottomila anni. E se poi il Diecimila non sembra ancora abbastanza avveniristico, si può sempre raddoppiare grazie a “Kubric per come ha affrontato l’idea del futuro nel film ‘20001, Odissea nello spazio’”.

              Aggiungiamo, ovviamente, che tutti i suddetti erroretti impallidiscono di fronte alla pretesa frettolosa di voler considerare concluso un millennio dopo soli 999 anni; ma ciò non impedirà di festeggiare - e con maggior vigore - pure tra un anno.

              Fischi per fiaschi. Talvolta basta intervenire su una sola lettera per modificare radicalmente il significato delle parole, con esiti talvolta umoristici, così ottenendo dei “malapropismi" (neologismo che prende nome dalla signora Malaprop, personaggio teatrale dell’irlandese Richard Brinsley Sheridan, 1751-1816).

              Grazie ai refusi imprevidibilmente proditori, i malapropismi possono colpire tutti ed ovunque, come mostra una decina di perle pescate fra i quotidiani veneti di fine ‘99 e inizio 2000, qui esposte semplicemente in ordine cronologico, con la storpiatura di alcuni vocaboli (nomi comuni e propri, oppure sigle), che in teoria dovevano essere: gustare (quanto promozionale si può definire un'iniziativa chiamata “Padova da guastare”?), Medioevo (nel cacofonico titolo dello spettacolo di prosa “Ridiculosi amori del Merdioevo”), T shirts (possibile che Stefanel metta in vendita "T shits", ovvero escrementi a forma di T?), homevideo (video-cassette per tutti, e non solo per gay come nel caso di homovideo), cinofili (i “reparti cinefili” nulla hanno a che vedere con i cani, ma sono gruppi di cuItori cinematografici), Seveso (“normativa Severo2”? magari!), cuccioli (“Si regalano ...due ciccioli”, forse grassottelli), Salman (didascalia fotografica: “A destra, salma Rushdie”. Gli estremisti islamici non potranno fare a meno di ringraziare per il gentile pensiero), P.S. (cioè post scriptum: se invece una serie di telefilm viene ribattezzata “P.S.I. I LUV U”, ovvero “Partito Socialista Italiano, ti amo”, viene da pensare a Ugo Intini come regista e all’arch. Panseca come scenografo).

               Concludiamo con un malapropismo che ha colpito addirittura il Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto (“La Romania, ponte tra Este e Ovest”: ora chi glielo dice, agli estensi, che per andare a Montagnana devono passare per la Romania?), ed un altro - ciliegina finale per veri cinefili - proveniente dal Corriere della Sera, a spese del participio passato sposato, nel titolo di un noto film: “Ho spostato una strega”: si vede che René Clair era un regista che nelle sue opere metteva non solo talento, ma anche ... trasporto!

 

 

NON PUBBLICATA

 

 

 

 

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A “Il mattino di Padova”. 20-1-2000.

 

 

 

 

UN LAPSUS TUTTO RUSSO

 

 

 

 

Egregio Direttore,

 

              mi scuso con Gianfranco Bettin se mi permetto di segnalare un suo lapsus nell’articolo dedicato al libro-testimonianza “Eroi senza gloria” (19.1.2000), circa “i grandi modelli certamente tenuti presenti dalle autrici, dai citati Kafka e Bernhard agli impliciti Mann e Dostoevski (in particolare, naturalmente, La morte di Ivan Ilic)”: tale opera, invece, fu scritta da un altro gigante della profondità umana, anch’egli russo (il che può spiegare l’inconscia sostituzione), ovvero Lev Tolstoj.

              Tutto ciò, naturalmente, senza sminuire in alcun modo il valore dell’iniziativa o la simpatia per lo stesso Bettin.

 

 

NON PUBBLICATA.

 

 

 

 

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A “Il Corriere della Sera”. 6-3-2000.

 

 

 

 

 

FAR PIEDINO

 

 

 

 

    Egr. Direttore,

il 25 febbraio scorso Gaetano Afeltra ha ricavato un elzeviro dal fatto di non essere riuscito a trovare l'espressione “fare piedino” nel Devoto-Oli, né in altri vocabolari.

             Al bravo Afeltra, del quale apprezzo i vivaci quadretti sia amalfitani che milanesi, anziché prospettare vocabolari alternativi, voluminosi e monumentali (come, giorni dopo, il linguista Tullio De Mauro ed altri), suggerirei modestamente e rispettosamente di cercare meglio nello stesso “buon Devoto-Oli”, sotto la voce “piedino” (a pag. 1446, per l'esattezza, nella seconda ed ultima ristampa del 1996), per trovare la locuzione “fare piedino, di due persone che si toccano con i piedi in maniera da non essere visti (per esempio sotto un tavolo) o da non venir notati (per es. fingendo un contatto fortuito) come segno di intesa o approccio amoroso”.

              RingraziandoLa per lo spazio concesso alle non infondate precisazioni di un lettore qualsiasi sull’affidabilità di un vocabolario tuttora valido, magari ospitate in un piedino (“nel linguaggio giornalistico, inserzione o breve articolo a piè di pagina”),

             cordiali saluti.

 

 

NON PUBBLICATA.

 

 

Nota: la lettera non venne pubblicata, ma nell’occasione ricevetti una cavalleresca telefonata di ringraziamento da parte di Gaetano Afeltra per la segnalazione.

 

 

 

 

 

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A “Il mattino di Padova”. 14-3-2000.

 

 

 

 

NON TUTTA PADOVA DORMICCHIA

 

 

 

 

    Egr. Direttore,

 

leggendo il fondo dell’8 marzo scorso (Il sonno della ragione che ha colpito Padova), rilevo un’inesattezza nel brano seguente: “Deus dementat quos perdere vult: il buon Dio - dice la Bibbia, che se ne intendeva - fa sragionare chi non gli interessa”.

              L'origine della locuzione “Quem (o Quos) Juppiter (o Deus) vult perdere, dementat prius”, infatti, anziché biblica appare controversa: in un pignolissimo saggio, apparso sul numero di luglio-settembre 1918 della Revue des Études Anciennes di Bordeaux, il prof. S. Chabert citò diverse possibili fonti (dai latini Vellejo Patercolo e Publilio Siro ai secenteschi docenti di Cambridge John Lightfoot e James Duport); la Bibbia, però, ... proprio no.

 

Cordialmente.

 

PUBBLICATA (il 21-3-2000, sotto il titolo “L’origine controversa di na locuzione”).

 

 

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A “Il Corriere della Sera”. 13-4-2000.

 

 

 

 

LANDRA, CHI ERA COSTUI

 

 

 

 

    Egr. dr Montanelli,

 

se posso dar risposta al quesito posto il 9 marzo (Notizie impossibili. Personaggi sconosciuti) sul ruolo di Guido Landra nella campagna razziale del regime fascista, mi risulta che fosse assistente di antropologia all’Università di Roma, quando Dino Alfieri gli affidò l'incarico di elaborare una piattaforma pseudo-scientifica per l'imminente antisemitismo di Stato, basata sull’appartenenza degli italiani - dal punto di vista biologico - alla razza nordico-aria.

             Nel giugno 1938 ricevette una delegazione nazista, capeggiata dal dotto Gross (ricambiando mesi dopo con una visita ad istituzioni razziali, tra le quali il campo di concentramento di Sachsenhausen); a luglio fu uno dei 10 “scienziati” che firmarono il manifesto del razzismo italiano, poi rimaneggiato da Mussolini (secondo Michele Sarfatti, però, ne fu l’autore principale), e venne nominato direttore dell’“Ufficio studi sulla razza”; il 5 agosto iniziò le pubblicazioni il quindicinale La Difesa della Razza (segretario di redazione Giorgio Almirante, con un comitato composto da Landra, Lidio Cipriani ed altri tre che si defilarono un anno dopo: Leone Franzi, Marcello Ricci e Lino Businco). Nel ‘39 Landra formò con Cipriani il comitato consultivo della “Biblioteca razziale italiana”, e pubblicò assieme a Giulio Cogni la Piccola biblioteca razziale; più tardi insegnò Politica della razza nel Centro di preparazione politica per i giovani.

             Tornando alla Difesa della razza, tra i tanti articoli scritti da Landra prima del fatidico 25 luglio 1943, cito Storia vera del razzismo italiano (5 maggio ‘42), per le illuminanti polemiche col settore scientifico (“nettamente e coscientemente antirazzista, con pochissime eccezioni”), con l'apparato burocratico (“completamente impreparato”), col mondo giornalistico (“l’unico in cui l’idea razziale poteva trovare libera possibilità di esprimersi per merito di pochi isolati”), con gli antropologi ufficiali (“si chiusero in una forma di rigida ostilità”), con alcuni firmatari del manifesto (“una parte si disinteressò del problema ed una parte invece cercò di deviare il razzismo verso vie non giuste”), con la deviazione di destra (“scientifico-burocratica”) e di sinistra (“spiritualista”), con “pietisti” e clericali (“lo ripetiamo ancora una volta: razzismo e religione devono stare su due piani differenti”), e con Evola (“pure riconoscendo molti lati buoni nello sforzo evoliano, siamo stati alquanto scettici sui suoi possibili risultati”).

             Altrettanto interessante è la parte in cui Landra rievocò la genesi del razzismo fascista, confermando con le proprie parole la centralità del suo ruolo: “Nell'inverno 1937-38 le superiori autorità decisero di portare il problema della razza dal piano della semplice disputa giornalistica a quello dell’applicazione pratica. Si arrivò così dopo varie vicende all’estate del 1938. Non era più il caso di perder tempo. Il razzismo doveva diventare una realtà anche per l’Italia. Era necessaria una base dottrinale per agire. Per incarico superiore noi compilammo alcuni punti fondamentali, che opportunamente riveduti e corretti dovevano apparire il 14 luglio, come Manifesto della Razza che ebbe la consacrazione ufficiale anche dal Segretario del Partito. Nello stesso tempo fu creato, e a noi affidato, presso il Ministero della Cultura Popolare, uno speciale ufficio per lo studio dei problemi razziali e nel mese di agosto apparve “La Difesa della Razza”, affidata alla direzione di Telesio Interlandi e considerata fin dal primo numero come l’organo principale del razzismo italiano”.

              Sperando di avere almeno in parte soddisfatto la richiesta di informazioni, La saluto cordialmente.

 

 

 

NON PUBBLICATA.

 

 

 

 

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A “Sette”. 19-5-2000.

 

 

 

 

SE L’ERRORE VALE DOPPIO ...

 

 

 

 

    Egr. dr Nascimbeni, se è vero che l’errore nei titoli vale doppio, con queste mie segnalazioni dovrei guadagnare almeno 10 punti.

    Cordialmente.

 

 

SEGNALAZIONI ACCOLTE (nel n° 29/2000).

 

Nota: Avendo smarrito l’elenco allegato, devo riportare riportare la parte finale dell’articolo di Giulio Nascimbeni:

 

Il Gazzettino: nello stesso titolo «esitono tre forme, gli espisodi si risolvono». Il Gazzettino: «Il gruppo di Valdagno pronto spostare una parte di produzione». Il Gazzettino: «Non solo jaz stasera». Il Mattino di Padova: «Sfumato l’odore di tangenti - Assolto il contabile del Genio Miliare». Il mensile La Piazza di Padova: «Pericolo obesità fina da giovani»).

 

 

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Al Gazzettino. 17-6-2000.

 

 

METTIAMO L’ACCENTO ... SULL’ACCENTO?

 

 

Egr. Dott. Pittalis,

 

            d'accordo, per evitare strafalcioni, “è meglio controllare: un vocabolario, un atlante, un libro”, come Lei scriveva in un articolo sempre attuale (Malcesine, paese del Varesotto, 18/2). Aggiungerei, però, qualche altro consiglio: 1) controllare sì, ma con giudizio (quanti autori sostennero di non avere trovato nel tale testo dei dati, che invece c’erano, eccome); 2) i controlli devono essere aggiornati (altrimenti si pubblica per una dozzina d’anni, come logos dell’Unione Europea, una cartina geografica antiquata); 3) anche i libri possono presentare errori, dunque è meglio affidarsi a più fonti (due piccoli esempi, tratti da recenti e pur accurate monografie del Gazzettino: Hirohito non morì nel 1988, come risulta ne L'ultima guerra/1939-1945, ma l’anno dopo; la collezione Salce contiene 25 e non 15 mila manifesti, come si legge in CentAnni di Nordest, stando alla copertina, o Cent'anni del Nordest, secondo le pagine inteme); 4) refusi a parte, parecchi errori sono causati dai soliti lapsus traditori, capaci di deformare informazioni già controllate, ad esempio trasformando Haider in governatore della Galizia o l’imperatore Massimino nel re di Numidia Massinissa, o addirittura di ribaltare completamente il messaggio, ad es. così citando Dostojevskij in occasione dei funerali di Craxi: “Un uomo ingiusto se ne va, ma la luce viene dopo di lui”; in tali casi, se non interviene un correttore esterno, dubito che l'autore del lapsus “rinsavisca” da sé.

           Se le perle precedenti, comunque, sembrano uniche ed irripetibili, talora freudiane e talvolta umoristiche, c’è invece un sottobosco di incongruenze ortografiche che stupisce per quantità, ripetitività e prevedibilità, sul tema degli accenti: nella stampa locale sono in balia dell’anarchìa più completa (e persino parificati agli apostrofi, come se “No introduzioni ne’ preliminari”, citando un periodico padovano, avesse lo stesso significato di “No introduzioni né preliminari”).

           Consideriamo, inoltre, i casi in cui: 1) l’accento si omette erroneamente, ad es. sul sì affermativo (non accentato nemmeno nelle schede referendarie, cosicché gli elettori - linguisticamente votando - hanno sempre scelto tra una negazione, da una parte, ed una nota musicale od un pronome dall’altra), sui nomi dei primi cinque giorni della settimana (soprattutto nei bollettini meteorologici, nelle sovrascritte televisive e in buona parte dei calendari), o sulla voce verbale (magari in qualche tagliando che “da diritto all'ingresso ridotto alla mostra”); 2) si pone invece un accento indebito (sulla nota la, sull'articolo burocratico li, sulle voci verbali do e fa, nell'espressione un po‘); 3) le vocali e ed o vengono accentate aperte anziché chiuse (ricordiamo infatti che, per coerenza tra suono e segno, in italiano si scrive perché, finché, benché, affinché, macché, ed inoltre né, sé, mercé, ventitré, trentatré, eccetera); 4) e ed o vengono accentate chiuse anziché aperte (come dev’essere per è, caffè, cioè).

           Aggiungo che i maggiori quotidiani nazionali, non immuni da strafalcioni o refusi, ortograficamente risultano quasi immacolati, mentre in quelli di casa una confusione ben poco didattica si estende anche ai vocaboli stranieri italianizzati (separé, brulé), ai cognomi (italiani come Billè e Demattè, stranieri come Bové), ai nomi propri (nel caso dello spagnolo José, che si tratti di José Mari o José Maria Aznar), ai toponimi (Stra, Zoppè, Scorzè, ma soprattutto Vo e S. Pietro in Gu, regolarmente accentati od apostrofati, a seconda del quotidiano, in contrasto con enciclopedie, elenchi telefonici ed insegne stradali), e perfino a voci dialettali come schèi, pèzo, botón, tacón, parón, listón, sovente accentate alla milanese, anziché alla veneta (viceversa c’è chi si lamenta per la trascuratezza degli editori di Gadda nello stampare una parola meneghina come partènsa con l'improbabile cadenza di parténsa: per la serie “a ciascuno il suo”).

           Un'ultima brevissima osservazione in tema di ortografia: con parole come jr (junior), dr (dottor) o Mr (Mister), trattandosi di contrazioni e non di abbreviazioni, eviterei il punto finale.

           Sperando di non aver sottilizzato troppo pedantemente, cordiali saluti.

 

PUBBLICATA (il 14-5-2001, sotto il titolo “Poche e semplici regole per evitare strafalcioni”).

 

Nota n. 1: pubblicata con un errore di accentazione in una delle ultime righe (“anzichè”).

Nota n. 2: pubblicata dopo quasi un anno; nel frattempo avevo inviato altre lettere, tra cui – sull’argomento – “Numeri statistici: troppa grazia” (24-4-2001), leggibile più avanti, non pubblicata

 

 

 

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Al “Il mattino di Padova”. 19-6-2000.

 

 

 

 

SICURAMENTE IMPROBABILE

 

di Josef Agaiep

 

 

             L'ubiquità di Sant’Antonio ... Vivaldi. Nel numero del 18 maggio di Sette, rivista del Corriere della Sera, è apparso un articolo sui due anni di grandi restauri alla chiesa del Santo, con un evidente equivoco fotografico: la cappella che appare a pag. 262 non è affatto quella “dell'arca con la tomba”, come si scrive, ma bensì - miracolo o miraggio che sia - quella di San Giacomo; alle due cappelle, dunque, si deve aggiungere anche quella del settimanale.

             E già che siamo in tema di rettifiche “antoniane”, il Concerto per la Solennità della lingua di Sant’Antonio venne composto nel 1712 da Antonio Vivaldi, prodigioso compositore nato a Venezia nel 1678 e morto a Vienna nel 1741: che sia vissuto, invece, tra il 1810 e il 1849, come scrive un giornale locale il 14 giugno, ci pare ... sicuramente improbabile!

 

             Nuova fantascienza. Romolo Bugaro è uno scrittore padovano riuscito a raggiungere un discreto successo (beato lui), collezionando però nel contempo un numero di errori di stampa direttamente proporzionale (povero lui) alla notorietà ottenuta.

             Nello spazio di pochissimi giorni, infatti, abbiamo visto riscrivere dai quotidiani locali sia il titolo del suo lavoro, Il venditore di libri usati di fantascienza (divenuti “libri di fantascienza”: che abbia rinnovato le scorte di magazzino?), sia il cognome, che per qualcuno è Bugari, e per altri invece è Bulgaro: diciamo che al riguardo non sembra esserci un consenso ... bulgaro.

             Nell'import-export di svarioni, tuttavia, non manca chi accusa lo scrittore medesimo di essere incappato pure lui in qualche inesattezza, ad es. quando scrive – nell’opera citata - che “La Milano-Laghi serve per recarsi a Riva del Garda”: no, un tragitto del genere anche a noi sembra ... sicuramente improbabile.

 

             Copricapo del Papa o Coppa del Nonno? Un bell'esempio di desacralizzazione involontaria, risalente all'estate scorsa: commentando il viaggio in Slovenia di Giovanni Paolo Il, su un quotidiano locale si scrisse che il Pontefice aveva sulla testa non lo zucchetto, “piccolo berretto degli ecclesiastici che copre appena il cocuzzolo” (definizione tratta dal dizionario di Fernando Palazzi), ma bensì lo “zuccotto”, che invece è un dolce-gelato di forma rotondeggiante.

             Per la serie “il ritorno dello zuccotto” (dovuto forse al gran caldo), ecco fresca fresca la versione apparsa su più quotidiani in questi giorni, sul tema del chador in classe, secondo la quale il ministro della Pubblica istruzione avrebbe dichiarato, tra l’altro, che è un diritto delle bimbe musulmane: “Un loro diritto - ha continuato - come quelli senza velo e senza zuccotto hanno diritto a stare senza velo e senza zuccotto”; ecco, che vi sia invece qualche gruppo religioso (gli adoratori di Borea?), disposto a lottare per il diritto di portare un gelato sulla testa, ci pare ... sicuramente improbabile.

 

 

NON PUBBLICATA.

 

 

 

 

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A “Sette”. Luglio 2000 (?).

 

 

 

 

 

NUOVE LINGUE: L’ANGLO-LATINO

 

 

 

 

SEGNALAZIONE ACCOLTA (nel n° 33-34/2000).

 

 

Nota: non trovando la mia lettera, ricorro all’articolo stesso (per quanto riguarda Il Gazzettino):

 

Stavano girando un film a Firenze riprendendo, per una scena ambientata al Ponte Vecchio, anche i venditori abusivi di borse contraffatte (la Repubblica). In Veneto proteste per le visite di Haider (Il Gazzettino). In entrambi i casi i personaggi coinvolti nelle polemiche sono stati posti di fronte a un imbarazzante out-out, come hanno scritto i due giornali citati. Il dilagare dell’inglese ha trasformato il latino «aut ... aut» (o ... o) in un cervellotico «fuori ... fuori».

 

 

 

 

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A "Il mattino di Padova”. 14-7-2000.

 

 

 

 

MA CHE RAZZA ... DI SPIEGAZIONI!

 

 

 

 

    Egr. Direttore,

 

anche a me risulta che i giapponesi pronuncino “cin cin” malvolentieri, ma non perché “la parola richiama alla mente qualcosa di cinese. E, si sa, tra cinesi e giapponesi non corre proprio buon sangue” (mattino di Padova, 12-7-2000),  quanto piuttosto per il fatto che “cin cin” - nella lingua nipponica - indica l'organo sessuale maschile. Una qualsiasi interpretazione “del cazzo”, insomma, sarebbe stata più azzeccata.

 

Cordiali saluti.

 

 

PUBBLICATA (il 19-7-2000, sotto il titolo “Il cincin dei giapponesi”, col taglio della parte sottolineata).

 

 

 

 

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A “Sette”. Agosto 2000.

 

 

MALAPROPISMI

 

    Egr. Dott. Nascimbeni, Le trasmetto 3 simpatici malapropismi:

1) dal mattino di Padova del 29-7-2000 “inter amministrativo”, anziché iter;

2) dal Gazzettino (ed. di Padova) del 28-7-2000 “la scoreseta de limon”, anziché scorseta (sarà dialetto o volgare? Sarà teatro in parco o ... in porco? Arriveranno applausi o pemacchie?);

3)   dal Gazzettino del 3-8-2000 (attività promozionali) “negli ambienti teatrali e dello spettacolo, per i quali il viola è sinonimo di fisco sul palcoscenico”: per la serie “fisco per fiasco”!

 

Cordiali saluti.

 

 

SEGNALAZIONI ACCOLTE (nel n° 5/2001, sotto il titolo “Qui c’è puzza di malapropismo).

 

 

 

 

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A “Il Gazzettino”. 29-8-2000.

 

 

 

NOMI INVEROSIMILI, PERCIÒ ... VERI

 

 

 

    Caro Gazzettino,

nel divertente articolo del 30 luglio sui cognomi bizzarri (“Dottor Pinza, le presento la dottoressa Bua”), Giancarlo Granziero avanza un paio di spiritosi e motivatissimi dubbi, ai quali - quasi casualmente - credo di essere in grado di rispondere.

             1) Si chiede, infatti, il giornalista: “ipotizziamo che, magari, il signor Sederino di Milano, nel battezzare una figlia, abbia avuto il buon gusto di non chiamarla Rosa”; al riguardo, in un Corriere della Sera di oltre vent’anni fa, scriveva Bruno Rossi: “Una ragazza di cognome Sederino ha, presumibilmente, qualche problema: ma perché i genitori le sono andati a complicare ancora di più la vita mettendole un nome che l’obbliga a presentarsi: Sederino Rosa?”.

             2) Altro dubbio di Granziero: “L'esempio più lampante riguarda una signora di cognome Vacca e di nome Vera. Immaginate le reazioni di quelli a cui si presenta. Anche se non possiamo garantire che la storia raccontata sia effettivamente accaduta,.può essere possibile”. Ebbene, a dimostrazione che spesso la realtà supera la fantasia, mi risulta che la povera signora citata si chiamasse, al completo, Vera Vacca in Calore.

            E qui mi fermo, pur avendo raccolto un'infinità di simili bizzarrie sì amene, ma che potrebbero anche urtare la suscettibilità delle “vittime” (vista l’impossibilità di celiare su nomi e cognomi, senza fare giustappunto ... nomi e cognomi), limitandomi ad un paio di esempi già esposti nel ricordato articolo di Bruno Rossi, ovvero alle signore Domenica Gnocchi e Mezzagamba in Insalata.

 

            Cordialmente.

 

 

 

NON PUBBLICATA.

 

 

 

 

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A “Sette”. 22-9-2000.

 

 

 

 

PERLE SATANICHE

 

 

 

 

 

    Egr. dr Nascimbeni,

 

Le ho selezionato un paio di perle “sataniche”, che invio - una tantum - senza commenti:

             1) dai quotidiani Finegil dell’11-9-2000, “Il ministro per i rapporti con il Parlamento infine Patrizia Troia”;

             2) dal Gazzettino del 16-9-2000, edizione padovana: “Molte domande sul cinema, su internet, sulla storia del primo e secondo dopoguerra. Quando venne concesso il voto alle donne, quando morì Papa Woityla”.

             Aggiungo anche un articolo di Patrizia Valduga, con relativo titolo “Dà, Signore, a ciascuno la sua morte”.

 

    Cordiale saluti.

 

 

 

 

Nota: dimenticai le virgolette, dopo “morte”, e scrissi proprio “cordiale saluti”.

 

 

 

 

 

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A “Sette”. 19-1-2001.

 

 

 

 

MANIFESTAZIONI POCO RACCOMANDABILI

 

 

 

 

    Egr. dr Nascimbeni,

 

che ne pensa del bel titolo allegato, proveniente dal mensile Bassano news del gennaio 2001 («37 Club Fecce Tricolori / 15 “cuchi” per i Top Gun italiani»)?

 

    Cordiali saluti.

 

 

 

 

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A “Il Gazzettino”. 28-3-2001

 

 

 

 

LA PATENTE JELLA DI QUELLA NOVELLA

 

 

 

 

    Egr. dr Pittalis,

 

nell’articolo del 16 marzo La jella e gli italiani creduloni («Ricordo un eccezionale Totò che in un film vestiva i panni di Quarquaro, il portaiella inventato da Pirandello nel racconto “La patente”»), il cognome del noto “iettatore” Rosario Chiàrchiaro ne è uscito un po’ “malconcio”: ecco, con un po’ di “spirito”, un caso “classico” di refuso “sfortunato”.

 

    Cordialmente.

 

 

PUBBLICATA (il 2-4-2001, sotto il titolo “Quel Chiàrcaro porta ancora un po’ di jella”).

 

 

Nota: sulla trasformazione di “un po’” in “un pò”, in contrasto con quanto sostenuto in “Mettiamo l’accento ... sull’accento”, tornai con la lettera seguente:

 

 

A “Il Gazzettino. 24-4-2001.

 

 

 

NUMERI STATISTICI: TROPPA GRAZIA

 

 

 

    Egr. dr Pittalis,

la sfortuna del personaggio pirandelliano Rosario Chiàrchiaro, dopo il refuso del 16 marzo scorso, ha evidentemente contagiato anche la mia segnalazione del 2 aprile (La patente jella di quella novella): infatti vi trovo forme - “un pò “con l’accento, anziché con l’apostrofo, e la contrazione “dr” col punto, come se fosse un’abbreviazione -  che non solo evito, ma, anzi, lo scorso giugno in questa sede mi permisi di sconsigliare; indipendentemente dalla mancata pubblicazione di quel fin troppo lungo intervento (Mettiamo l’accento … sull’accento?), logica e coerenza mi spingono, giustappunto, alla puntigliosa puntualizzazione … sul punto.

    Se posso passare, invece, dalle statistiche degli errori (come quelli in tema di ortografia, ovvero di scrittura “corretta”) agli errori delle statistiche, grafica compresa, ho notato delle curiosità. Ad esempio il 9/4, circa il sondaggio Profilo dei simpatizzanti – Categoria professionale), a parte un parallelepipedo relativo alle casalinghe che non corrisponde affatto al 20,3% (ma casomai al 2,03), sommando le percentuali sia per Rutelli che per Berlusconi si ottiene un totale di 100,1%, che corrisponde anche alla somma dei numeri sottostanti.

    Invece il 13/4 (Se oggi dovesse votare per le elezioni politiche, per quale schieramento voterebbe?), la somma delle percentuali sulle intenzioni di voto in Veneto nel gennaio 2001 dà il 100,2%: per quanto minuscoli e poco influenti, tali decimali “abusivi” paiono contraddire il concetto stesso di “percentuale”, trasformandola rivoluzionariamente in “percentovirgolaunuale”, oppure  “percentovirgoladuale”.

    Sui quotidiani locali dell’Espresso, poi, il 20/4 si va in calare: sommando infatti i parziali circa i sondaggi su Orientamento al voto abbiamo il 99,9 (pernovantanovuale?), mentre su Schieramento politico si ricava 97 (novantasettuale?). A questo punto, almeno finché un esperto in “percentuali” statistiche non mi dà lumi ulteriori, mi chiedo: la matematica è divenuta opinione, o a dare i numeri - più o meno - talvolta  ci pensa la distrazione?

    Cordialmente.

 

 

NON PUBBLICATA.

 

 

 

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Al Corriere della Sera. 8-5-2001

 

 

 

 

INCONGRUENZE ALFABETICHE

 

 

 

 

    Egr. Direttore,

 

sulle recenti e condivise considerazioni di Sandro Veronesi (Cinque lettere alla deriva nell’alfabeto. Incongruenze da correggere), aggiungerei alcune curiosità concrete, come ad es. la dimenticanza della “Y” in un ripetuto motivo grafico di 25 lettere che incorniciano un articolo apparso su Mattino di Padova, Nuova Venezia e Tribuna di Treviso il 4-4-’98 (sul tema degli errori di stampa!), oppure il disinvolto ordine alfabetico delle cantine trentine, apparso nell’agosto ’99 su Adige e Alto Adige, in cui “Pojer e Sandri” segue “Poli Giulio”.

              Senza allontanarci troppo, poi, nell’Enciclopedia Geografica Mondiale del Corriere della Sera e dell’Istituto Geografico De Agostini del ’95, in due volumi (A-I e K-Z), la “J” viene doppiamente bistrattata, ovvero discutibilmente incorporata alla “I”, nell’interno, e indiscutibilmente assente in copertina.

 

             Cordialmente.

 

 

NON PUBBLICATA.

 

 

 

 

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A “Il Corriere della Sera”. 25-6-2001.

 

 

 

 

INTEGRAZIONE  ... SPINOSA

 

 

    Egr. dr Montanelli,

              porti pazienza se La leggo assiduamente non solo con simpatia, ma anche con un’attenzione forse “spinosa”, e se poi mi sento in dovere – da allievo “pignolo” – di segnalarLe quella che mi pare un’incongruenza nella Stanza del 12 giugno scorso, laddove si definiva l’intellighenzia di sinistra tedesca durante il bolscevismo “stupida e settaria come quella degli altri Paesi, ma con l’aggravante di esserlo nella lingua in cui hanno scritto e parlato gli Hegel, i Kant, gli Spinoza e gli Schopenhauer”.

              Spinoza, però, era olandese, e scriveva soprattutto in latino; ma poiché questo Lei lo sa benissimo, da curioso di “errorologia” presumo che sia stato un lapsus (meccanismo proditorio ed inconscio in grado di colpire chiunque, “anche i migliori”, come scrivevo anni fa), e mi chiedo a quale filosofo tedesco Lei stesse effettivamente pensando: forse Leibniz?

              Con stima (non certo distratta da umanissime distrazioni, che anzi L’avvicinano un po’ a noi semplici lettori), cordiali e rispettosi saluti.

 

NON PUBBLICATA.

 

 

 

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A “Il mattino di Padova”. 26-6-2001.

 

 

 

 

UN INFERNO ... PARADISIACO!

 

 

 

 

    Egr. Direttore,

 

nella pagina “Cultura & Spettacoli” di oggi mi sembra che l’articolo “La ricerca/ Il fiero pasto nelle ossa di Ugolino” si concluda con un finale che contiene – se posso scherzare coi doppi sensi – un equivoco di fondo: “All’inferno, Ugolino è condannato a mangiare in eterno il «fiero pasto», la carne dei suoi discendenti”.

    Eh no, già il poveretto s’era cibato di due figli e due nipoti da vivo, vogliamo condannarlo a farlo anche da morto e per sempre?

    Il cranio che nel XXXIII canto dell’Inferno dantesco Ugolino della Gherardesca sta rodendo (con una soddisfazione ben maggiore, penso, anzi addirittura … paradisiaca), è invece di chi gli aveva servito quel bello “scherzo da preti”, ovvero l’arcivescovo Ruggieri degli Ubaldini.

 

    Cordialmente.

 

 

PUBBLICATA (il 4-7-2001, sotto il titolo “Il cranio dell’arcivescovo”).

 

 

Nota: Il 10-7-2001 una lettrice di Cremona, Teresa Cozzaglio Lupi, informa non solo che il cranio è “dell’arcivescovo Ruggeri” (“Ruggieri”, ndr), ma anche che Ugolino finì all’Inferno per la fama di traditore e non per essersi cibato della carne dei figli (e nipoti, ndr).

 

 

 

 

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A “Sette”. 4-7-2001.

 

 

 

 

GEOGRAFIA TRANSNAZIONALE

 

 

 

 

    Egr. dr Nascimbeni,

Le propongo una collana di recenti perle geografiche, unite da un bizzarro concetto di ... transnazionalismo.

1) Soprattutto, la rivista del week-end allegata a 5 quotidiani, il 15-6-2001 piazza i campionati europei di pallanuoto a "Bucarest, Ungheria" (nello stesso numero, invero, 4 pagine dopo si corregge Bucarest in Budapest, in compenso la pallanuoto, pindaricamente, si evolve in ..."Pallavolo").

2) Nei programmi televisivi de Il Sole 24 ore, il 30-6-2001 leggo che si fa "tappa in Austria, allo stabilimento termale di Rogaska Slatina"; che invece si dovrebbe trascrivere meglio (Rogaška Slatina), ma che soprattutto ... sta in Slovenia.

3) Su il mattino di Padova del 29-6-2001, con riferimento alla morte di un manifestante a Göteborg, si chiede di indirizzare "una protesta ufficiale al governo danese": il quale, nel caso, potrebbe benissimo fare ... l'indiano, visto che Göteborg è svedese.

 

Cordiali saluti.

 

 

 

SEGNALAZIONI ACCOLTE (nel n° 31/2001, sotto il titolo “Conoscenze geografiche piene di Bucarest).

 

 

 

 

 

 

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A “Il Corriere della Sera”. 5-8-2001

 

 

 

 

IL TRASFORMISMO DEI NUMERI ... ROMANI

 

 

 

    Egr. Direttore,

 

non è raro imbattersi in errori di numerazione latina: per la statistica i personaggi più bersagliati dai refusi di stampa appaiono il papa Giovanni XXIII e il re di Francia Luigi XVIII.

    Giustappunto Luigi XVIII, a conclusione della tesi di Lino Jannuzzi sul Corriere del 2 agosto scorso, diventa stavolta Luigi XIII: «Sarebbe come se De Gennaro fosse il nostro piccolo Fouché, il ministro dell’Interno che dopo aver servito la rivoluzione e Napoleone spalanca le porte di Parigi a Luigi XIII»)

 

    Cordiali saluti.

 

 

NON PUBBLICATA.

 

 

 

 

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A “ Il mattino di Padova”. 2-9-2001.

 

 

 

 

A CACCIA SÌ, MA … DI BUFALE!

 

 

 

    Egr. Direttore,

 

leggo sul mattino di Padova del 2 settembre, peraltro nella parte comune agli altri quotidiani locali dell’Espresso, che in Sicilia un cacciatore «avrebbe voluto colpire una volpe ma ha sparato ad un altro cacciatore».

    Nel finale (in cauda venenum), però, si cade in un bell’equivoco “di fondo”, sbagliando mira pure zoologicamente: «hanno raccontato che il colpo era destinato al felino sbucato improvvisamente».

    Se quel maldestro cacciatore - per Diana! - ha dimostrato in un colpo solo di non aver né occhio di lince né furbizia di volpe, forse anche l’inquadrare frettolosamente e confusamente la volpe come un “felino”, anziché come “canide”, nel suo piccolo ha pur sempre un qualcosa … di canino.

 

    Cordiali saluti.

 

 

PUBBLICATA (l’8-9-2001, sotto il titolo “La volpe è un canide / non un felino”)

 

 

 

 

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A “Sette”. 10-9-2001.

 

 

 

MALAPROPISMI FREUDIANI

 

 

 

    Egr. dr Nascimbeni,

 

stavolta Le invio una triade di 3 malapropismi curiosi, e forse un po' freudiani:

             1) dall'edizione padovana del Gazzettino del 2/9/01, scrivendo dell'incursione di banditi probabilmente extracomunitari in una villa del Veneto, "Notte di terrone per una famiglia";

             2) dai quotidiani locali dell' Espresso in data 8/9/01, su un'inchiesta giudiziaria, "Tra gli impuntati Paolo Berlusconi, fratello del Presidente del Consiglio ed ex socio Simec, e il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni" (a meno che non sia un neologismo: impuntati sono quegli imputati ... particolarmente irritati);

             3) ancora nei quotidiani locali dell'Espresso, 23/7/01, un problema certo non previsto dai concorrenti al Tour de France: "risistemare la scala valori sconvolta dalla figa bidone di domenica scorsa". Perché ho scritto "freudiano" all'inizio? Perché è la terza volta che vedo la fuga trasformarsi in qualcos'altro (ad es. il 23/3/97 nel Gazzettino, edizione di Padova, riguardo al pittore e pubblicista Utrillo: "si tratta di un'eredità pesante che si tradurrà poi nella figa dall'alcolismo, tanto precoce quanto tenace". Ricordo poi - purtroppo approssimativamente - pure un titolo del mattino di Padova, nel '78 o '79, altrettanto idoneo a suscitare grasse risate: "Metronotte costretto alla figa"), mentre non ho mai visto verificarsi il contrario: forse perché gli Italiani pensano sempre ... a quella cosa lì?

             P.S.  Per l'angolo della pubblicità (che ormai fa capolino dappertutto, malapropismi compresi), ecco sul Gazzettino dell'8/9/01 quella delle "poltronesofà@", reperibili in moltissime località italiane ("VINCENZA APERTO DOMENICA POMERIGGIO").

 

Cordialmente.

 

SEGNALAZIONE ACCOLTA (la prima, nel n° 48/2001).

Nota: scrissi proprio “una triade di 3 malapropismi”, quando sarebbe bastato scrivere “una triade di malopropismi”

 

 

 

 

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Al Gazzettino. 10-9-2001.

 

 

 

 

GOVERNATORI, O URLATORI?

 

 

 

    Egr. Direttore,

 

ecco un bell’esempio di errore abbastanza tipico e ricorrente nella cronaca politica del 10 settembre: “No a «liste di proscrizione assai poco istituzionali e peraltro pericolosamente somiglianti alle grida dei governatori spagnoli messi alla berlina da Manzoni».

    Che l’errore sia stato commesso da Marco Follini oppure da chi ne ha riportato le parole, poco importa, ma – se vogliamo dissolvere un equivoco piuttosto frequente – forse è meglio chiarire che quelle dei governatori spagnoli erano “gride” (plurale di grida, cioè editto o bando), e non certo “grida”, plurale di grido, ovvero urlo.

 

    Cordialmente.

 

 

PUBBLICATA (l’11-9-2001, sotto il titolo “Gride e non grida quelle spagnole narrate da Manzoni).

 

 

 

 

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A “Il Gazzettino”. 17-9-2001.

 

 

 

LA STORIA E I NUMERI

 

 

 

    Egr. Direttore,

leggendo sul Corriere della Sera del 13/9/01 Enzo Biagi rievocare imprecisamente le date degli interventi USA nei conflitti mondiali («nel 1915 vennero a dare una mano a mio padre, dopo il 1940 sono venuti a soccorrere me»), m’era rimasta una perplessità: le date esatte sono 1917 e 1941, ma – mi dissi – è una minuscola ed umanissima distrazione, che certo non scalfisce il mito del grande giornalista, ed è più che giustificabile, con l’emozione di questi giorni intrisi di sangue, terrore e guerra.

    Nel Gazzettino di ieri 16/9, però, altre due “perplessità”. Lino Toffolo enuncia una grande verità («Di via Rasella si dice che per rappresaglia sono state barbaramente trucidate duecentotrenta persone inermi e innocenti. Se la guerra avesse avuto un esito opposto si direbbe che si piangono le giovani vite di venti soldati uccisi a tradimento»), ma sbaglia il numero dei soldati germanici di via Rasella (32), e quello delle “conseguenti” vittime (32 x 10 = 320, più 15 ad abundantiam, in nome del Gott mit uns, per un totale di 335). Piccole approssimazioni, d’accordo, che non sminuiscono la formidabile carica di saggezza del simpatico Lino Toffolo, né alterano il senso del discorso, però …

    In ultima pagina, invece, tocca al bravo Edoardo Pittalis citare imperfettamente una frase di Churchill: «Al numero 11 di Downing Street si fermò un’auto, si aprì la portiera e non scese nessuno, era Attlee». Il personaggio era sì Attlee (e non Chamberlain, come scappò scritto un anno fa a Indro Montanelli, altro mito del giornalismo, che naturalmente rettificò sùbito), ma si fermava casomai al 10, perché quello è il numero della via londinese dove, dal 1735, risiede il premier britannico.

                     Sperando di non spaccare il capello in quattro (comunque al servizio della precisione storica e di linguaggio), le due “perplessità” odierne hanno un tema unico, purtroppo di tragica attualità: i piloti suicidi. Ne scrivono l’apprezzato giornalista Sergio Dall’Omo («8 dicembre ’41, il giorno dopo l’attacco dei kamikaze giapponesi») e lo stimato lettore Gino Stuffi («la tragedia di Pearl Harbor, con la perdita di oltre 2400 persone, causata dalla follia dei kamikaze nipponici nel lontano 7 dicembre 1941»). Per quanto l’accostamento tra Pearl Harbor e i piloti suicidi del Sol Levante sembri pertinente, in realtà essi operarono solo nel 1945, a Iwo-jima e Okinawa, quando ormai la situazione era ben più disperata (e mancava pure la benzina per il ritorno, a differenza del ‘41).

                     Cosa mi dimostra tutto ciò? In termini generali, ed in mancanza sia di infallibilità divina che di umani correttori di bozze, nell’errore possono scivolare proprio tutti, perfino i migliori, tanto più quando la lucidità è offuscata da ricordi incontrollati o da motivi nobilmente “emotivi”. L’importante è segnalare, riconoscere e discuterne serenamente, meglio con un filo d’ironia verso il “peccatuccio” (piuttosto che con più fili di bava rabbiosamente rivolti ai “peccatori”!), in un percorso che è pur sempre di ricerca, sapere e progresso: non a caso “esatto” e “preciso”, lo dimostrano i vocabolari, sono sinonimi di “giusto” e “corretto”.

    Dal punto di vista particolare dei “numeri”, invece, considerando la non esigua quantità di sforamenti e concludendo con una battuta (che il buon Lino Toffolo mi perdoni lo sconfinamento), àuspico che si istituisca, oltre all’insegnamento di “storia della matematica”, anche un corso di … “matematica della storia”. Cordialmente.

 

 

NON PUBBLICATA (però, sull’argomento, tornai il 21-10-2001 col l’intervento seguente:

 

    Egr. dr Pittalis,

La ringrazio per aver in parte confermato quanto scrivevo il 17-9-2001, sul fatto che i kamikaze risalgono al 1945, anziché al ’41, con ciò dimostrando che in quel mio intervento (La storia e i numeri), non pubblicato, almeno qualcosa di buono c’era.

    Cordialmente.

 

 

NON PUBBLICATA

 

 

 

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A “Il Sole-24 Ore”. 20-9-2001

 

 

 

 

RETTIFICHE RETICENTI

 

 

 

    Egr. Direttore,

 

un paio di mesi fa mi capitò di leggere una rettifica, intitolata Il senatore Azzollini e la foto sbagliata: “Nell’edizione del Sole-24 Ore di domenica 6 luglio il servizio dal titolo «Al Senato primo test di copertura sugli sgravi», frutto di un’intervista al presidente della commissione Bilancio del Senato Antonio Azzollini, era accompagnato da una fotografia sbagliata. Ce ne scusiamo con i lettori e con l’interessato.”

    A parte il fatto che non era domenica 6, ma 8 luglio (ce ne scusiamo con i lettori), qual è il giusto cognome dell’interessato, Azzollini, come nell’articolo e nella successiva rettifica, oppure Azzolini, come invece compare nel vostro sito internet? Tornando nei panni dei lettori, o almeno di un lettore piuttosto curioso, è possibile sapere, inoltre, chi fosse la persona ritratta al posto del senatore?

    Sempre in fatto di “reticenza” – o, meno scherzosamente, di informazione non completa – è comparso più recentemente un comunicato-stampa sulla Relazione annuale 2000 della Ragioneria generale dello Stato, attribuita erroneamente il 28 agosto al Ministero della Giustizia: perché non aggiungere, mi chiedo, un paio di righe per specificare l’esatto ministero, anziché lasciare il lettore … nel mistero?

 

    Cordialmente.

 

 

NON SPEDITA.

 

 

 

 

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A “Il mattino di Padova”. 22-9-2001.

 

 

 

 

STAMPA, REFUSI E FANTASIA

 

 

 

 

    Egr Direttore,

 

in mancanza di un angolino umoristico, ed in presenza di notizie sempre tristi od inquietanti (o semplicemente orrende), ben vengano i refusi a farci recuperare un minimo di sorriso, grazie alla loro comicità involontaria, imprevedibile, talora perfino creativa.

    Che relazione può esservi, ad esempio, tra Martino, quello che per un punto perse la cappa (o la “capa”, nell’asso di coppe delle carte da gioco trevisane), ed il contemporaneo George Clooney ? Fino al 12 settembre non avrei saputo rispondere, ma ora, grazie al malapropismo, ho scoperto il rapporto, del tutto inverso, tra le due figure.

    Cominciando dal primo, nei quattrocenteschi Anecdotes historiques di Stefano di Borbone si narra che Martino, volendo migliorare l’immagine della badia di cui era abate (Porta, patens esto, nulli claudari honesto: porta sta aperta, non chiuderti ad alcun galantuomo), mise disgraziatamente la virgola dopo nulli, con risultati catastrofici (porta, non aprirti ad alcuno, chiuditi al galantuomo), che gli valsero alfine la perdita della “cappa”, cioè della dignità del grado.

    Passando alla seconda figura, il notissimo attore “rintraccia una bomba atomica trafugata dagli arsenali sovietici” in un film intitolato «The Peacemaker» (che tradurrei “costruttore di pace”). Tutt’altra cosa è, invece, «The Pacemaker», “stimolatore elettronico dei battiti cardiaci”, strumento utilizzato da Clooney non nella pellicola suddetta, ma, eventualmente, nel ciclo televisivo «E.R. – Medici in prima linea». Morale della favola? Se per un punto Martin perse la cappa, perdendo una lettera George ritrovò … il càmice!

    Concludendo con un refuso più fresco (21 settembre), ancora in tema di lessici bellici e di anglicismi sui sovietici, dubito che questi ultimi abbiano «mandato nel ’78 i loro thanks a sostenere un governo comunista molto traballante»: mi persuade di più la parola tanks, “carri armati” – senza quell’acca che non c’entra … un’acca – piuttosto che thanks, “ringraziamenti” (sicuramente … sentiti!). Però, fantasticando, non sarebbe poi male un mondo – come scrisse un poeta fin troppo romantico – con «meno certezze, niente corazze, e molte carezze». Cordialmente.

 

 

NON PUBBLICATA.

 

 

 

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A (?). Ottobre 2001.

 

 

 

DUBBI ... LEGITTIMI

 

 

 

 

    Egr. direttore,

 

leggendo un quotidiano del 9 ottobre apprendo che il nostro ex sindaco non si chiama Zanonato, ma “Azionando”: che sia il caso di dubitare, talora, della stampa?

    Nello stesso giorno, forse per par condicio, vengo informato che il cognome del sindaco attuale non è Mistrello, ma “Ministrello”: posso nutrire dubbi sulla veridicità di un elegante cartoncino per una manifestazione d’arte contemporanea, intestato “Comune di Padova / Assessorato alla Cultura”?

    Meglio passare a letture ancora più sicure, mi dico, ovvero granitiche, incrollabili ed inconfutabili, insomma assolutamente “ufficiali”. Non è, dunque, in un romanzo di fantascienza che scopro un inimmaginabile ibrido da brivido, nato per fusione tra due CAP di natura troppo diversa, per non apparire controversa o sospetta di confusione: al di là dello stesso acronimo (CAP, appunto), che rapporto può esserci tra il “Consorzio Agrario Provinciale di Venezia” (e fin qui va bene) ed il “Codice di Avviamento Postale di Padova”?

Come avanzare riserve, d’altronde, su una rivista tanto “ufficiale” da intitolarsi proprio … Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana?

    Cordiali saluti.

 

 

NON SPEDITA.

 

 

 

 

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A “Striscia la notizia”. 10-12-2001.

 

 

 

 

RIDICOLE EDICOLE SICULE

(GIORNALISMO ... SALVAGGIO!)

 

 

 

 

             E bravo Sasà, che dalla Sicilia ci manda un bel servizio ... taroccato!

               Prima legge l’orrore di stampa del “nucleo pedofilo” su “Sette” del 29/11, poi lo presenta come nuovo (seppur vecchio ormai come il cucco), fingendo perdippiù di leggere la copia fresca fresca all’edicola! Incredììììbile! O forse le edicole catanesi sono specializzate nel vendere i quotidiani ... del mese prima?

Tapiro d’oro per la faccia di bronzo!

 

 

 

 

 

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A “Sette”. 12-2-2002

 

 

 

 

TITOLI E SOMMARI .. SOMARI!

 

 

 

 

    Egr. dr Nascimbeni,

 

innanzitutto mi scuso (anche con me stesso) per aver usato ultimamente l’espressione “una triade di tre malopropismi” (che triade sarebbe, altrimenti?).

    Poi, già che siamo in tema, Le segnalo due bei titoli dall’edizione padovana del Gazzettino, in data 15-12-2001 (Rassegna di corni natalizi), tra l’alpino ed il boccaccesco, e 9-2-2002 (Corso per piazzaioli alla parrocchia di San Carlo): immagino che detto corso per piazzaioli si tenga ... all’aperto!

    A proposito di titoli, infine, e di sommari ... somari, ne allego uno del 5-2-2002, dove il titolo del 1° punto è Communicazioni, mentre al 3° figura un bando di concorso per assistenti appiunti: meno male che si tratta di una Gazzetta Ufficiale (delle Comunità europee, perlappunto), e di un’edizione ... in lingua italiana!

P.S.  Aggiungo un titolo odierno (dai quotidiani locali dell’Espresso), del tutto slegato dal testo (“Lasciato dalla moglie si dà alle rapine”).

 

Cordiali saluti e ringraziamenti.

 

 

SEGNALAZIONI ACCOLTE (la prima nel n° 10/2002, la seconda nel n° 11/2002, l’ultima nel n° 19/2002).

 

 

 

 

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A “Il mattino di Padova”. 25-2-2002

 

 

 

 

PUBBLICITÀ MASOCHISTA O REFUSI DEMENZIALI?

 

 

 

 

    Egr. Direttore,

 

nel mattino  del 10-11-1999 c’era un refuso troppo evidente per non essere notato, “nell’ambito dell’iniziativa «Padova da guastare» dell’azienda Padova Promoqualità”: ovviamente era “Padova da “gustare”.

    Leggendo recentemente (23-2-2002) che l’assessore provinciale Lonardi presenta alla Borsa Internazionale del Turismo “una guida bad & breackfast con tutte le strutture padovane censite”, penso – per affinità – che si tratti piuttosto di una guida “bed & breakfast” (letto e colazione), perché altrimenti si reclamizzerebbe (e pure male, in inglese) una colazione senza letto ... e pure cattiva!

 

    Cordiali saluti.

 

 

NON PUBBLICATA.

 

 

 

 

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A “Il Gazzettino. 25-2-2002.

 

 

 

 

QUANDO LE PAROLE SI SNATURANO

 

 

 

 

Egr. Direttore,

 

la citazione riportata il 23/2/02 («non posso non ricordare il sommo Dante che ha definito l’Italia: “il bel paese là, dove il “si” suona”») è inesatta. In realtà a (ri)suonare è il sì, particella affermativa accentata (nel senso che anziché ja, da, oui o yes, per dare un segnale confermativo o positivo da noi si dice “sì”), mentre “si” senza accento è particella pronominale, oppure – a proposito di suonare – una nota musicale. Spesso si equivoca anche con l’espressione “dare il la” (ovvero “il tono giusto”): trattandosi di nota musicale, “la” non ha accento, altrimenti diventa un avverbio di luogo, ma allora l’espressione stessa perde significato, e si fa ... aliena.

    Esaminando, poi, un paio di citazioni in “latinorum”, osservo che si scrive humanum e non “umanum” (Gazz PD 17/2/02: «Errare umanum est diceva un vecchio detto»), nonché aut aut - che vuol dire “o questo o quello” - e non certo “out out” (Gazz. PD 13/2/02: Dal canto nostro recentemente abbiamo dato un out out ma finora non ci è stata data alcuna risposta), che invece significa “fuori fuori” ... in inglese

    Concludendo con la lingua veneta (repetita iuvant), perché i quotidiani della regione si ostinano a scrivere “listòn”, alla meneghina, anziché “listón”? Forse ci sono problemi per trovare la “ó” chiusa sulle tastiere? Oppure perché, alla “menefreghina”, si ritiene ininfluente dare ... “il giusto accento”?

 

    Cordiali saluti.

 

 

NON PUBBLICATA.

 

 

 

 

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A “Il mattino di Padova”. 5-5-2002?

 

 

 

 

NON SCHERZIAMO COI SANTI!

 

 

 

 

    Egr. Direttore,

    sulla “perla” di via “SS. Martino e Solferino”, apparsa non solo sull’elenco telefonico, ma pure su un quotidiano locale mesi fa, convengo con il prof. Oddone Longo: San Solferino, che suonerebbe assai bene come protettore dei collezionisti di fiammiferi, è un santo del tutto abusivo, così come - accogliendo l’invito a segnalarne altri - il mancato patrono dei lecca-lecca ... San Souci («Visitate la Brandenburger Tor, Potsdamer Platz, Arkaden, il castello di San Souci, con lezione di architettura», 24/3/02): peccato che sans-souci“ - piccola lezione di francese - significhi “senza pensieri, senza preoccupazioni”.

    In tema di santi o beati ufficialmente riconosciuti, invece, oltre ad errori casuali sulla data di nascita del vescovo Longhin (1983 anziché 1863 su un occhiello del 21/11/01), e di quella della morte di S. Antonio (1236 invece che 1231 in un articolo del 31/3/2002), recentemente ho visto citare più volte il Santo, notoriamente nato a Lisbona, come Sant’Antonio (anche San Antonio, in verità: roba da Texas!) “da Padova”, anziché “di Padova”.

    A proposito di errori seriali sui santi “televisivi”, infine, rilevo che spesso Pietrelcina, località natale di Padre Pio, diviene “Pietralcina”, mentre per Papa Roncalli si danno proprio i numeri: una volta è XIII, un’altra XVIII, nella didascalia del 23/4/02 diventa “Papa Giovanni XXII”: ma sì, non è proprio uguale, però - secolo più, secolo meno - quasi.

    Cordiali saluti.

 

NON PUBBLICATA.

 

 

 

 

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A “Il Gazzettino”. 9-3-2002.

 

 

 

 

UMORISMO ... A TUTTO TONDO!

 

 

 

 

Spiritoso l'ossimoro nel sottotitolo di ieri 8/3/02: "Tondo lavora ad un accordo quadro".

Però, se vogliamo fare umorismo ... a tutto Tondo, compreso quello involontario, segnalo l'occhiello di 9 giorni prima ("PORDENONE Il presidente friul-giuliano Toldo"), che con un cambio di lettera ha trasformato un presidente regionale nel portiere della Nazionale: si poteva andare a parare meglio?

 

 

NON PUBBLICATA.

 

 

 

 

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A “Il mattino di Padova”. 12-3-2002.

 

 

 

 

TRA LIRA ED EURO

 

 

 

    Caro Direttore,

 

a proposito dell'articolo del 10/3/02 "Dalla lira all'euro, per l'edicolante è lutto nazionale" e di aneddoti giornalistici, ti sei accorto che la "civetta" del "mattino" datata 1-3-02, giornata che si valuta "storica", recitava a caratteri cubitali "ADDIO ALL'EURO"? Non ti pare un caso ... eurologico?

 

Cordiali saluti.

 

 

NON PUBBLICATA.

 

 

 

 

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A “Sette”. 10-5-2002.

 

 

 

CHE C’ENTRA COL FASCISMO ... MUSSOLINI?

 

 

 

 

Perché la Piazza Rossa di Mosca ha mantenuto tale nome anche dopo la caduta del potere sovietico? Perché, come ebbi modo di spiegare sul Corriere anni fa, si trattava di una denominazione già preesistente alla stessa rivoluzione russa, dovuta semplicemente al colore dei mattoni del Cremlino e degli altri edifici.

    In un equivoco simile, ma politicamente opposto, mi sembra sia caduto Aldo Grasso nel Sette del 9/5/02, scrivendo che “Nove sono le vie dedicate a Giorgio Almirante mentre il nome di Mussolini c’è solo a Villanova di Camposampiero (Padova)”: in realtà nulla c’entra col fascismo la denominazione della frazione di Mussolini, attestata già dal XII secolo, e causata dalla presenza cospicua e fastidiosa di moscerini (nella lingua locale, per l’appunto, “mussolini”).

 

    Cordiali saluti.

 

 

 

NON PERVENUTA(?). Ripresa, dunque, il 28-7-2002 (“Facendo le pulci ... su mosche e moscerini”, a “Il mattino di Padova”, più avanti)

 

 

 

 

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A “Sette”. 15-5-2002.

 

 

 

PERLE VARIE

 

 

 

    Egr. dr Nascimbeni,

alla Sua graditissima richiesta di perle soprattutto venete aderisco con entusiasmo [...] Malapropismi nei titoli [...] portato / potato (Gazz. PD 9-4-2002, tit. 8 c.: L’umido della attività sarà potato via tutti i giorni) [...] Chievo / Chiedo (Sole 24 Ore Nordest 25-3-2002: Interviene, tra gli altri, Luigi Del Neri, allenatore Chiedo Verona) [...] enterite / interite (Gazz. PD 3-4-2002: hanno mal digerito. Uno di loro gli ha persino augurato una gastro-interite).* Jettatore e/o juventino? [...] cop / coop (TvSette 47/2001 e segg.: logodrin […] Beverly Hills coop) [...] Ilardi / Iladri (Gazz. PD 14-2-2002: Domani alle 10, caserma Iladri in via D’Acquapendente, festa della Polizia di Stato nel 150° anniversario della fondazione).* Certo sarebbe strano trovare una coop a Beverly Hills, ma una caserma di guardie che si chiama “Iladri” potrebbe fare il paio con le “Fecce tricolori” (Bassano News gennaio 2001, tit. 3 c.: 37 Club Fecce Tricolori / 15 “cuchi” per i Top Gun italiani) [...] preservativi / preservati (Gazz. PD 1-2-2000: Qua e là sono stati sequestrati anche numerosi fazzoletti sporchi e preservati usati) [...] porcellone / procellone (Gazz. 27-11-2001: COLBERTALDO DI VIDOR ■ EDEN / «Procellone a convegno». V.m. 18 anni).* Nota: era un film a luce rossa, ed è diventato una parodia di “Cime tempestose” [...] macchina / macchia (Gazz. PD 2-1-2002: Non è giusto costringere queste persone, che magari hanno una pensione risicata ad affrontare le spese per una macchia nuova) [...] eternit / eternità (mattino PD 19-12-2001: I vigili del fuoco hanno dovuto lavorare un paio d’ore prima di riuscire a domare completamente il rogo, che ha leggermente intaccato anche la copertura in eternità del capannone) [...] albergo / albero (Nuova Ve etc. 2-2-2002: La mattina seguente la minorenne, senza aspettare l’amica che sapeva in compagnia del tunisino, lasciò l’albero per farvi ritorno solo a metà pomeriggio) [...] Armando / armadio (Il Boom di Padova, settimanale di annunci gratuito, 15-9-2001: NUOVISSIMA ENCICLOPEDIA universale completa anno 1971 armadio Curcio editore 15 volumi da sistemare) [...] Barbarigo  Barbarico (La Piazza di Padova, settimanale di annunci gratuito, 28-11-2001: Il progetto prevede la catalogazione informatica dei volumi del XVI secolo, presenti nella Biblioteca, fondata dal vescovo Gregorio Barbarico nel 1671) [...] Nanni / nani (Gazz. PD 26-1-2002: in collaborazione con la società Dante Alighieri, proiezione del film “Bianca” di nani Moretti) [...] Ovadia / Ovaia (Gazz.PD 17-3-2002: al cinema “Excelsior”, incontro di Moni Ovaia con gli studenti) [...] Rosi / Risi (Corsera 6-6-2000: Ho negli occhi come molti della mia generazione film straordinari: il  «Flauto magico» di Bergman, il«Don Giovanni» di Losey, la «Carmen» di Risi) [...] Tammaro / Tamarro (Gazz. 27-3-2002, occ. 6 c.: Il ricordo di Tamarro De Marinis, Ugo Ojetti e Bernardo Berenson, dal colle di Settignano) [...] Zola  Zolla (Gazz. PD 4-2-2002: Accadde così la prima volta in Francia quando Zolla lanciò il suo j’accuse durante il processo a Dreyfuss) [...] berica / iberica (mattino PD 23-11-2001: una scuola privata di Vicenza. Nella città iberica) [...] crismi / carismi (mattino PD 24-10-2001: Ora però il servizio va fatto con tutti i carismi, non solo girando per il territorio rimanendo seduti in macchina) [...] ferrato  afferrato (Gazz.PD 13-3-2002: lo ricorda come un serio professionista, molto valido e quanto mai afferrato sul versante fiscale) [...] incaponirsi  incapponirsi (quot. Finegil 28-11-2001: Posizioni differenziate che hanno trovato ieri una unità di intenti, grazie ad un incapponirsi del governo sulla delega per modificare lo statuto dei lavoratori). * Nota: quando mancano ... gli attributi! [...] incinta  in cinta (Nuova VE etc. 20-11-2001: «Per fortuna – ribadisce – ho altro a cui pensare. Posso solo dire che la mamma dei cretini è sempre in cinta») [...] ispirati spirati (Gazz. PD 13-2-2002: insieme ai quadri dell’artista italo-argentina Luz, spirati al soggetto “scarpa”) [...] lesioni  lezioni (Gazz. 2-1-2002: Si occuperà di reati minori come ingiuria, diffamazione, danneggiamento lezioni personali, eccetera) [...] metri  menti (Gazz. 13-4-2002: Tutto questo è falso - ribatte Chisso - il canale sotto il ponte di Zelo ha una larghezza di 25,50 menti) [...] perfetto  prefetto (Gazz. 6-3-2002: Behgjet Pacolli […] Elegante, sorridente, prefetto padrone di casa, offre in prima vino siciliano) [...] vedenti  vendenti (Gazz. 16-12-2001: Tutte le monete hanno bordi diversi, anche per rendere più facile il riconoscimento da parte dei non vendenti).

 

Aggiungo alcuni titoli – apparsi recentemente – sull’Afghanistan (la Cina è vicina, ma l’Afghanistan ... meno!):

 

1)   City 9-4-2002, tit.: Afganistan, recuperati “documenti importanti”;

2)   Nuova VE etc.1-12-2001, tit. a tutta pagina: UNA VOLTA C’ERANO.... LE TORRI GEMELLE E L’AFGANISTHAN;

3)   Piazza PD 26-10-2001, sottotit. 5 c.: Aghanista, Angola, Kurdistan e Sierra Leone i paesi più a rischio;

4)   quot. Finegil 5-2-2002, tit.: IVANOV IN AGHANISTAN: «UN VIAGGIO STORICO»

 

Cordiali saluti.

 

 

 

 

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A “Il Gazzettino”. 20-5-2002.

 

 

 

MEMORIA ROMANZESCA, ANZI ... MANZONIANA!

 

 

 

    Egr. Direttore,

i governatori manzoniani non erano urlatori, ovvero emanavano editti (gride), non certo “grida”, come osservavo circa il resoconto di un intervento di Marco Follini, apparso il 10 settembre scorso, nel quale si scriveva: “No a «liste di proscrizione assai poco istituzionali e peraltro pericolosamente somiglianti alle grida dei governatori spagnoli messi alla berlina da Manzoni»”.

    Che si tratti di un errore piuttosto frequente, in realtà, lo possono dimostrare recenti citazioni dalla Nuova VE del 2-3-02 (“rischia di fare la fine delle Grida dei Promessi Sposi”), e dal Gazzettino di Padova del 14-5-02, che riporta un’intervista a Ivo Rossi (“Per questi fenomeni non servono grida manzoniane”).

    Altro tipico errore manzoniano “seriale”, con esiti meno uniformi, riguarda la natura dei pennuti portati da Renzo al dottor Azzeccagarbugli, che non erano né galli (come riportò un’intervista allo stesso Ivo Rossi un paio d’anni fa), né polli, come meno imprecisamente ricordano i più, dal Gazzettino (“va di moda semmai Manzoni, con i suoi polli di Renzo”, 28-4-00) al Corriere della Sera (“sembra un poco il becchettarsi reciproco dei polli di Renzo”, 6-4-2000, oppure “I polli di Renzo / di Paolo Savona”, 29-12-01), fino al mattino di Padova che il 10-9-01 riporta una lettera con la seguente invocazione: “Si abbandonino i quattro polli litigiosi e spelacchiati di manzoniana memoria e si pensi “al Capponi”. Invocazione davvero paradossale, perché sembra evocare soltanto inconsciamente la soluzione esatta: capponi, per l’appunto, anzi – proprio per rinfrescare la tanto citata memoria manzoniana – “quei quattro capponi, poveretti!”.

 

Cordialmente.

 

 

PUBBLICATA (il 27-5-2002, sotto il titolo “Manzoni bistrattato”).

 

 

 

 

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A “Sette”. 28-5-2002.

 

 

 

UN MAGGIO RADIOSO

 

 

 

 

      Egr. dr Nascimbeni,

 

ecco un po’ di perle fresche.

 

1) Titoli imprecisi (ordinati cronologicamente):

 

[...] sorpresa  sopresa (Gazz.7-5-2002, occ. e tit. 2 c.: TENNIS / Roma sopresa, avanti Galimberti e Galvani)

più  pi (il mattino affari, suppl. mattino PD 16-5-2002, sottotit. a tutta pagina: Un compratore sempre pi attento alla qualità dell’immobile, che preferisce muoversi sulla linea del “Caro, ma bello”.)

truffa  tuffa (Gazz. PD 16-5-2002, tit. 2 c.: Tuffa con le riviste dell’Arma, denunciato)

Dergachov  Dargachov (Gazz. PD 17-5-2002, tit. e inizio dell’articolo: DARGACHOV / All’Oratorio di San Rocco esposti disegni e sculture dell’artista ucraino)

la vita  lavita (Gazz. PD 17-5-2002, tit.: MOVIMENTO PER LAVITA)

i  in (Tg3 18-5-2002 ore 19, tit.: LA PIOVRA CONTRO IN SINDACI)

addetti  adetti (Nuova VE etc. 18-5-2002, tit. 5 c.: Il Veneto cresce di 16 mila adetti)

  da (mattino PD 18-5-2002, tit. 5 c.: L’ultimo Cittadella da battaglia)* Nota: per compensazione, tribuna TV etc. 19-5-2002: Del Piero […]«Io dò sempre tutto, ho sempre riconosciuto i tifosi e la gente che mi vuole bene)

ciliegie  ciliege (mattino PD 18/19-5-2002, occ. e tit.: ZOVON DI VO’ / Festa delle ciliege)

palma  plama (City 20-5-2002, tit. 4 c.: “Punch-Drunk Love” tra amore e nevrosi / commedia romantica in gara per la Plama)