JOSEF AGAIEP

 

 

*

 

 

UOMO DI LETTERE

(NON TUTTE PUBBLICATE...)

 

 

 

 

 

 

 

I

 

LETTERE SU INFORMAZIONE E CULTURA (1996-2004)

 

A “Il Gazzettino”. 10-5-1996.

 

SGARBI ... POETICI?

Egregio Direttore,

non condivido la meraviglia per le recenti dichiarazioni di Sgarbi, che ha definito i Veneti, tra l’altro, “deficienti, unti, stronzi”; forse si dimentica che il suddetto onorevole ha costruito gran parte della sua fama - più che sulla bravura professionaIe, comunque innegabile - proprio grazie a piazzate isteriche, condite con insolenze verbali e fisiche, le quali fanno sicuramente spettacolo (e audience); in altre parole, se Sgarbi fosse un esperto anche più acuto epperò meno linguacciuto, allora non avrebbe i requisiti principali per godere di tanta ospitalità in tv o sui giornali, od in Parla...mento (sintetizzando in veneto, se no ‘i xe mati no ‘i voemo).

            Mi stupisce, piuttosto, quanto afferma un lettore del Gazzettino in merito al linguaggio assai castigato di epigrammisti latini come Giovenale (che epigrammista non era) e Marziale. A parer mio, invece, i grandi autori, proprio perché grandi, possono anche permettersi il lusso di non escludere termini scurrili dal loro linguaggio, non certo per superficiali sfoghi visceralmente sbavati, ma per inserirli artisticamente, con senso logico o filologico, in un tessuto più raffinato e creativo: è il caso proprio del nominato Marziale, nonché - per restare tra gli epigrammisti latini - di Albinovano Pedone, Domizio Marso, Catullo e perfino dell’imperatore Augusto.

            Ciò premesso, vorrei citare significativamente un epigramma assolutamente inedito dell'estemporaneo poeta contemporaneo Lucio Scure (noto più che altro per i “trapezi erotici” in italiano ed in veneto), non certo rivolto al fascinoso Vittorio veneto...fobo, quanto genericamente a quegli “sgorbi quotidiani” che - incuranti dei propri difetti - si permettono di giudicare e condannare con eterna spocchia gli altri, col titolo di Critico d'arte:

Rifletta l'esteta sul suo caso: / aver una bella faccia di merda / e la puzza ... sotto il naso!

Cordiali saluti.

 

 

NON PUBBLICATA.

 

 

 

 

[ [ [

 

A “Sette”. 3-7-1997.

 

 

ANTICIPO CHE  SA DI MIRACOLO

 

 

Egr. Dr. Nascimbeni,

             Le invio - per la Sua collezione di perle giornalistiche – l’allegato articoletto da ”Il Gazzettino” del 24.06.1997.

             Come Ella osserverà, al di là della banale storpiatura di Erodiade in Erodiale, c’è la trasformazione (freudiana?) di Erode Antipa in Erode Antipapa, con anticipo (miracoloso!) rispetto ai tempi [...].

 

SEGNALAZIONE ACCOLTA (sul n° 36/1997, sotto il titolo “Quando i giornali scherzano coi santi”).

 

 

[ [ [

 

 

A “Sette”. 10-9-1997.

 

 

 

IL CORRIERRORE DELLA SERA

 

 

 

Egr. Dr. Nascimbeni,

visto che la perla storica su “Erode Antipapa” è stata gradita, eccone una geografica, fresca di stampa, apparsa (ahinoi!) sul Corriere della Sera del 20-8-97: a pag. 14, nella cartina sulla eruzione vulcanica di Montserrat, un banale scambio di lettera alfabetica trasforma la crosta tettonica in “teutonica”, collocandola - con evidenti effetti rovinosi - nel Mare dei Caraibi, anziché lasciarla buona e tranquilla in Germania.

             Apro una parentesi, d’altronde, per ricordare che un paio d’anni fa il Corri...errore della Sera giunse addirittura ad eliminare radicalmente una lettera dell’alfabeto, con un'operazione degna di Georges Perec, presentando a lungo e distribuendo a dispense un’Enciclopedia Geografica Mondiale in 2 volumi: il primo da A ad I, il 2° da K a Z, così decretando la soppressione della lettera J (in realtà, quest’ultima venne “assemblata” – con un metodo che mi permetto di non condividere – con  la lettera I, dunque contraddicendo, comunque, sia la costante pubblicità, sia il dorso del 1° volume).

             Sempre in tema di Corriere, Le segnalo un riquadro del 23-7-97, pur non trattandosi, nel caso, di un errore vero e proprio (ma casomai di candida ingenuità, oppure - al contrario - di maliziosa furbizia), Le dirò che mi lascia comunque perplesso leggere - sulla prima pagina del primo giornale d’Italia - che per festeggiare il 50° anniversario la CIA “si affida alle donne, mettendone tre fra i sette membri del Comitato di controllo” (anzi mi chiedo: il regista di una simile operazione non sarà stato mica Tinto Brass?).

 

Cordiali saluti.

 

 

[ [ [

 

 

A “Sette”. 15-10-1997.

 

 

NUMERI

 

 

    Egr. Dr. Nascimbeni,

questa settimana Le segnalo un paio di perle aritmetiche (ovvero: quando i media danno i numeri):

             1) Il Gazzettino dell'11.1 0.97 presenta in prima pagina gli allegati grafici dai quali risulta che il numero 987 sta tra il 985 e il 986 (1° grafico in basso); come non bastasse, inoltre, nel 2° grafico il numero 1718,0 viene presentato come se fosse superiore all’identico numero 1718,0;

             2) in un breve spot televisivo di martedì 7 ottobre scorso, trasmesso durante il Maurizio Costanzo Show, si pubblicizzava - con gran risalto - un servizio del settimanale “Avvenimenti” dedicato ai “Settant’anni dalla Rivoluzione Russa”: nemmeno qui mi tornano i conti.

 

             P.S.  A proposito della trasmissione suddetta, non ho visto da alcuna parte segnalare un divertente lapsus in cui è incorso lo stesso Costanzo qualche mese fa, mi pare in aprile; in tale occasione il presentatore, di fronte ad un discendente di Dracula, ha menzionato i famosi vampiri ... della Pennsylvania!

 

             Cordiali saluti.

 

 

 

 

[ [ [

 

 

 

 

A “Sette”. Gennaio 1998

 

 

 

 

LA MATEMATICA? UN’OPINIONE

 

 

 

 

 

 

SEGNALAZIONE ACCOLTA

 

Nota: non ritrovando il testo della mia lettera, ricorro alla citazione dal n° 3/1998:

 

Sul Gazzettino di Venezia si è affermato quanto segue: «Il primo gennaio del 2000 entreremo semplicemente nel duemillesimo anno del secondo millennio». Per la serie «la matematica non è un’opinione, ma qualche volta sì».

 

 

[ [ [

 

 

A “Sette” 8-2-1998.

 

 

 

I GIORNALI HANNO IL TALLONE D’ACHILLE?

 

 

    Egr. Dr. Nascimbeni.

per citare un Suo recente “Esame di giornalismo”, la regola secondo cui la mano sinistra non deve sapere ciò che fa la destra non vale per i giornali, e pagina 41 deve sapere ciò che fa pagina 24 e viceversa. Eppure talora accade che la destra ignori persino ciò che fa la destra stessa, come nel caso dell’allegato articolo de “Il Gazzettino” del 2/2/98, il cui occhiello arruola nel PPI Gianni Letta, noto consigliere di Berlusconi: in realtà non si tratta di un “ribaltone” politico, ma di un semplice pastrocchio giornalistico, come si evince dalle primissime righe del testo, in cui si menziona il vicesegretario del PPI Enrico Letta.

             Altra perla della settimana concernente la titolazione: per sintetizzare con una spiritosaggine l’allegato articolo del Corriere della Sera datato 4/2/98 (“Ma la divina Garbo non è proprio immortale come Achille”), si cade invece nella comicità involontaria, giacché Achille, divino o non divino, certo non era immortale; né era l'unico, se posso osare una battuta nei confronti di titolisti forse non troppo titolati, ad avere il c. d. “tallone di Achille”.

 

    Cordiali saluti.

 

SEGNALAZIONE ACCOLTA (la seconda, nel n°12/1998).

 

 

[ [ [

 

A “Sette”. 10-3-1998.

 

COMPLIMENTI PER L’ORGANIZZAZIONE

              Egr. Dr. Nascimbeni,

Le segnalo l’allegato articolo de Il Gazzettino del 09.03.1998 (edizione di Padova), relativo ad una strana rapina avvenuta nella Repubblica Ceca, ad opera di “due uomini vestiti male e dall'aspetto poco rassicurante”, i quali così intimano ad una comitiva italiana: “Non avete pagato il biglietto, dovete darci duecento dracme a testa”.

              Dunque i malitenzionati non erano solo vestiti male, ma - visto che la dracma è la valuta greca, anziché ceca - sicuramente anche male informati (comunque, se il fatto fosse realmente avvenuto secondo la descrizione del Gazzettino, si dovrebbe esprimere sincera ammirazione per i due professori e i quindici studenti circa, capaci di recarsi a Praga non solo con lire, marchi e dollari, ma perfino con duecento dracme greche a testa, e chissà quali altre valute straniere, pronti a soddisfare qualsiasi richiesta, per quanto bizzarra, di eventuali rapinatori).

              Cordiali saluti.

 

SEGNALAZIONE ACCOLTA (nel n° 13/1998, sotto il titolo “Ceki, non rubatemi le dracme”).

 

Nota: qualche giorno dopo un comunicato dell’istituto scolastico ridimensionò la “rapina” ad una semplice multa amministrativa).

 

[ [ [

 

A “Sette”. 17-4-1998.

 

L’INFLAZIONE DEL FRANCO?

 

    Egregio Dr. Nascimbeni,

Le segnalo le seguenti perle, fresche di stampa:

             1) In Panorama del 9/4/98 è citato il gruppo musicale “Franco VI e Franco l”': il nome corretto del gruppo, se non vogliamo “dare i numeri musicali”, era “Franco IV e Franco I”';

             2) Sui maggiori quotidiani italiani (ed anche su settimanali come Sette) viene pubblicata a cura dell'Omnitel - con costi pubblicitari che immagino ragguardevoli - una carta d'Italia semplicemente obbrobriosa: non tanto per l’inserimento artificioso di alcuni nomi di città estere, quanto per il posizionamento della città di Trieste, collocata invece nei pressi di Jesolo, ovvero in provincia di Venezia; forse la pressante immigrazione che giunge dall’Est riguarda non solo le persone, ma addirittura le città?

 

   Cordiali saluti.

 

 

 

 

[ [ [

 

 

 

 

A “Sette”. Aprile 1998.

 

 

 

 

POLITICI ... DA INFORNARE?

 

 

 

 

SEGNALAZIONE ACCOLTA (nel n° 16/1998, sotto il titolo “Lunga vita a Titivillus).

 

 

 

Nota: non trovando più la mia copia, devo citare l’articolo suddetto:

 

«Il presidente della Regione ha invitato i parlamentari veneti e gli eurodeputati per infornarli sullo stato dei lavori» (Il Mattino di Padova).

 

 

[ [ [

 

 

A “Sette”. 30-4-1998.

 

 

COLOR CARAVANISTA?

 

 

                Egr. Dr. Nascimbeni, Le segnalo un errore ed un orrore freschi freschi:

               1) l’errore, da considerare come un lapsus all'interno della medesima categoria, riguarda il Tg 1 del 29.4.98 (ore 18), la cui conduttrice - nei titoli di presentazione - cita Christopher Reeves come l’attore noto per avere impersonato sugli schermi cinematografici il super-eroe Batman (anzichè Superman);

               2) l’orrore, o meglio l’anfibologia, ci viene invece dall’allegato articolo apparso contemporaneamente il 3.4.98 sul Mattino di Padova; La Nuova Venezia e la Tribuna di Treviso, nel quale, anziché “una caravanista di colore”, si descrive “una lei di colore caravanista”: considerato il fatto che i caravan possono avere qualsiasi tinta, come sarà mai il colore caravanista?

             Cordiali saluti.

 

SEGNALAZIONE ACCOLTA (la seconda, nel n° 21/1998).

 

Nota: scrissi proprio “Reeves”, anziché “Reeve”, provvedendo poi a correggermi (v. “Splendido exlploit del Gazzettino”).

 

 

 

[ [ [

 

 

 

A “Sette”. 8-5-1998.

 

 

 

SPLENDIDO EXLPOIT DEL GAZZETTINO

                  Egr. Dr. Nascimbeni, questa settimana devo segnalarLe errori, orrori ed infortuni riferiti ad un unico quotidiano, il Gazzettino di Venezia: 1. per la serie: “Parla come mangi”, ecco il sottotitolo del 06/05/98: “Simoni medita l’esclusione di Moriero: «Speravo sfruttasse meglio l’exlpoit in nazionale»”; 2. per la serie “L'appetito viene mangiando, allego un articoletto dell’edizione padovana del 05/06/98, in cui la città di Mostar diventa Mostard; 3. per la serie “Strano, ma falso”, segnalo l’incongruenza in data 06/05/98 tra un sottotitolo (“L'assassino, dopo aver confessato, s'è buttato dal terzo piano della questura: si salverà”) ed il relativo testo (“ha tentato di uccidersi lanciandosi da tre metri di altezza”): che i piani della questura palermitana siano alti un metro?; 4. per la serie “Del doman non v'è certezza”, ecco - in palese contrasto col resoconto degli altri quotidiani sull’omicidio del nuovo comandante della guardie svizzere – l’articolo de! 05/05/98, intitolato “Esterman guiderà l’esercito del Papa”: sj tratta certamente di un infortunio oggettivo (inteso proprio come mancanza di fortuna, anziché come manchevolezza giornalistica), però acuito dalla presenza di quel futuro (“guiderà”) che, col senno di poi, può apparire presuntuoso e forse anche jettatorio (Le dice niente la parola “hybris”?).

                   P.S. Per la serie “Chi le fa, l’aspetti”, devo confessare che anche il sottoscritto ha commesso un errore, segnalandoLe una settimana fa - con riferimento all’attore Christopher Reeve - il lapsus del Tg. 1, che ha confuso Superman con Batman: anziché Reeve, infatti, scrissi Reeves (facendo anch’io dunque, un lapsus all’interno della categoria dei super-eroi, visto che Steve Reeves, negli anni ‘60, impersonò Ercole).

    Cordialmente.

 

 

SEGNALAZIONE ACCOLTA (l’ultima, nel n° 20/1998, sotto il titolo “Cercasi Superman”).

 

 

 

 

[ [ [

 

 

 

 

A “Sette”. 10-5-1998.

 

 

 

 

 

NUMI,  CHE NOMI!

 

 

 

 

 

Egr. dr. Nascimbeni,

come la mettiamo con l'autore dialettale Giacinto Gallina, trasformato dallo stesso quotidiano (10/05/98) in “Gallino”? [...] Le invio anche l’articolo “Love stoy a colpi di mitra” (Mattino di Padova, 10-5-98), come esempio di resoconto confuso e contradditorio. Cordiali saluti.

[ [ [

 

A “Sette”. 1-6-1998.

 

VARIETÀ

Egr. Dr. Nascimbeni,

[...] allego il consueto aggiornamento:

             1) articolo de Il Mattino di Padova (22/05/98): “[...] 45 anni, già protagonista in passato di una storia agghiacciante”, accaduta - si specifica subito dopo - il 2 novembre 1998, quindi nel futuro, piuttosto che “in passato”;

             2) titolo e articolo de Il Mattino di Padova del 24/05/98: ”Raccoglie ciliege e cade”;

             3) pubblicità sul Corriere del 26/05/98: “In pista è lora del trotto”;

             4) didascalia del Corriere della Sera (31/05/98): “A distanza un gruppo di pachistani a Lahore celebra sparando in aria il sesto test nucleare...”;

             5) articolo del Gazzettino (02/06/98); “... ben 18.006 i cittadini che hanno votato... Di questi, 17.790 hano detto “no” ... e 2.189 sì...”.

 

Cordiali saluti.

 

 

 

 

[ [ [

 

 

 

 

A “Sette”. 7-7-1998.

 

 

 

 

LA MACCHINA ... BUROCRATICA

 

 

 

 

 

    Egr. Dr. Nascimbeni,

 

nella prima pagina del Gazzettino datato 5-7-1998 il presidente della Regione del Veneto “considera l'Udr ancora nella Polo”, anziché “nel Polo”; rilevato che la Polo, al femminile, indica un’autovettura Volkswagen, ciò non può non rafforzare il concetto che certe istituzioni siano vere e proprie “macchine burocratiche”.

 

 

Cordiali saluti.

 

 

 

 

SEGNALAZIONE ACCOLTA (nel n° 30/1998).

 

 

 

 

[ [ [

 

 

 

 

A “Sette”. 21-7-1998.

 

 

 

LAPSUS CLIMATICI

 

 

 

    Egr. dr. Nascimbeni,

Le invio l’allegato articolo del Gazzettino di Padova (8.7.98), con relativo occhiello: “Il rock da suinare...” (forse la musica proposta era una vera porcheria).

             Le trasmetto, inoltre, un paio di lapsus che definerei “climatici”, estratti dal Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto: nel primo (1.4.97) il Comune di Arquà (Polesine) diventa “Acquà”, probabilmente per il riferimento alle avversità atmosferiche, invece nel secondo, più fresco di stampa (14.7.98), Pieve di Cadore diviene - forse proprio a causa dell'afa estiva – “Pieve di calore”.

             Cordiali saluti.

 

 

SEGNALAZIONI ACCOLTE (la prima nel n° 33/1009, sotto il titolo “Ma quella canzone  è una vera maialata...”, la seconda nel n° 34/1998, sotto il titolo “Oibò, la Regina in Calore”).

 

 

[ [ [

 

 

A “Il Corriere della Sera”. 31-7-1998.

 

 

 

ACCENTI SETTIMANALI

 

 

Egr. Dr. Montanelli,

 

[...] perché in gran parte delle indicazioni riguardanti i primi 5 giorni della settimana - su cartelli, giornali, TV - si omette incongruamente l’accento? O forse dovremmo di conseguenza dire “Iunèdi, martèdi, mercolèdi, giovèdi, venèrdi” (magari seguiti da “sabàto e domenìca”)?

 

 

             Con stima e simpatia.

 

 

[ [ [

 

 

A “Sette”. 31-7-1998.

 

 

APPARATO ... DIRIGENTE?

 

 

Egr. Dr. Nascimbeni,

Ecco le ultime perle lugliatiche da parte di entrambi i quotidiani padovani, in pieno spirito di ”par condicio” (casomai in contrasto col detto – estratto dalla celebre furlana – sui “padovani gran dottori”):

1)             dal Gazzettino del 30-7-98, edizione di Padova, abbiamo un titolo («”Porta e porta” entro l’anno») più adatto ad una raccolta caotica, anziché differenziata, dei rifiuti;

2)             da Il mattino di Padova, pari data, segnalo sul retro del foglio una frase ancora più appetitosa, relativa all’”apparato dirigente del pesce”; verrebbe da chiedersi se esistano pure l’apparato funzionario, quello istruttore, il collaboratore, l’esecutivo, il commesso etc., fino all’apparato ... bidello!

 

    Cordiali saluti.

 

 

[ [ [

 

 

A “Sette”. 10-8-1998.

 

 

CONFUSIONE NERA

 

 

Egr. Dr. Nascimbeni

3 segnalazioni dal Corriere (rispettivamente nei giorni 6, 7 e 8 agosto ’98:

1) “FIORI DI BACH. Rimedio a base di piante naturali per la cura degli squilibri energetici interni, ritenute causa di tutte le malattie”. Ritenute? Le piante naturali, dunque?

2) In un articolo Olmi dichiara: “Per dire quanto gli uomini sono, me lo lasci dire, coglioni, perché continuano ad ammazzarsi”. Nella didascalia alla foto di Olmi, invece, gli si lascia dire (tra virgolette): “... per dire quanto gli uomini sono stupidi, perché continuano ad ammazzarsi tra loro.”

    Mi chiedo: perché un’edulcorazione così evidente (e perciò goffa)? Forse le didascalie son lette anche dai bambini, mentre solo i grandi osano approfondire testi (e testicoli)? Mah!

    Sempre a proposito di logicità parziale, Le manderei (se l’avessi, qui al mare) una pagina del Corriere, apparsa in luglio, relativa al delitto di Ostia: si citava il bambino, che in un primo momento pareva essere stato l’autore del fatto, con il nome, seguito dall’iniziale del cognome; però bastava leggere il titolo sottostante, per ricavare pure quello. E allora, perché tanta (o inutile, o fasulla) cautela?

3) Confusione nera in prima pagina: “Kinshasa - Strage terrorista contro gli americani in Kenia e in Tanzania. Ieri mattina due potentissime autobombe sono esplose quasi contemporaneamente a Kinshasa e a Dar es Salaam..”; ma la capitale keniota è Nairobi, mentre Kinshasa è nella Rep. Dem. del Congo, e, pur non mancando di tensioni e problemi, con le esplosioni suddette non c’entra nulla.

    Cordiali saluti.

 

 

[ [ [

 

 

A “Il Corriere della Sera”. 31-8-1998.

 

 

PER LA PIAZZA ROSSA ... LE RIVOLUZIONI BASTANO

 

 

Egr. dr. Montanelli,

un lettore chiede “perché non hanno cambiato nome anche alla piazza Rossa, cuore di Mosca”.

             Credo di poter rispondere che per i russi il colore rosso appare (già linguisticamente) più invitante degli altri, tanto che krasnij (rosso) viene talora usato come sinonimo di krasivij (bello): dunque la “piazza Rossa” è anche la “piazza Bella”, e per tale motivo - presumo - i moscoviti non hanno ritenuto necessario sottoporre a revisione la denominazione della piazza (un tempo “piazza del mercato”), il cui colore dominante - comunque - pare appunto il rosso, grazie soprattutto alla mole del Cremlino e di altri edifici assai meno imponenti (tra i quali il mausoleo di Lenin).

Sportivamente ...

 

PUBBLICATA (il 3-9-1998, sotto il titolo “«Piazza Rossa» significa «Piazza Bella»”)

* Nota: Apportate lievi modifiche alla parte sottolineata: “pare appunto il rosso, grazie soprattutto alla mole del Cremlino e di  altri edifici assai meno imponenti (tra i quali il mausoleo di Lenin)”, divenuta “è appunto il rosso, grazie alla mole del Cremlino e ad altri edifici imponenti, tra i quali il mausoleo di Lenin”.

 

 

[ [ [

 

 

A “Il Corriere della Sera”. 28-9-1998.

 

 

O RUSSO O AZERBAIGIANO

 

Egr. Dr. Biagi,

sul Corriere del 10.09.98 Ella scrive: “C'era un russo nell’Arzerbaigian che, secondo autorevoli testimonianze, aveva raggiunto quota 161... Aveva un esercito di figli e nipoti”. Ebbene, al riguardo devo darLe due notizie.

            1. AI di là del refuso tipografico, segnalo l’imprecisione della definizione “russo nell’Azerbaigian”: infatti Sulejman Akajev - che, secondo altre fonti, aveva addirittura 170 anni - era azerbaigiano (o, volendo, sovietico dell’Azerbaigian, dato il periodo), ma non russo.

            2. Quanto all’esercito dei suoi discendenti, forse Le farà piacere sapere che ce n'è qualcuno anche in Italia, tra i quali – l’avrebbe immaginato? -non manca nemmeno un Suo attento (e forse pignolo) lettore.

            Cordialmente.

 

 

NON PUBBLICATA.

 

 

[ [ [

 

 

 

A “Il Corriere della Sera”. 1-10-1999.

 

 

ESERCITI STRANIERI NELLA GUERRA CIVILE RUSSA

 

 

Egregio Dr. Montanelli,

Ella si dichiara non ben informato nei confronti di un lettore che pone do mande sull'intervento di eserciti stranieri durante la guerra civile russa, domande che, a mio avviso, non sono poi così campate in aria.

              Infatti tra il 1918 e il 1920, oltre ai 50mila uomini della Legione Ceca, intervennero - insieme a finlandesi, tedeschi, austriaci, baltici, serbi, rumeni, turchi, polacchi, giapponesi, cinesi e canadesi - anche 300 mila inglesi, quasi altrettanti francesi, 16 mila americani e 70 mila italiani: ricordo bene queste cifre da quando studiai a fondo quel periodo (quasi 30 anni fa), anche se adesso in verità non riesco a ritrovarne la fonte; a parziale dimostrazione dei numeri forniti, comunque, posso citare quanto scriveva Boffa nella Storja dell’'Unione Sovietica (“Vi erano all'inizio del ‘19 circa 130.000 militari alleati in Siberia e 23.000 nel Nord”), aggiungendo che secondo l'Accademia delle Scienze dell’URSS gli alleati in Crimea e Ucraina erano 150.000, e che Carr cita ampiamente tali interventi, però senza aggiungere cifre indicative; preciso pure che solo pochissimi storici sembrano minimizzare la portata dell'intervento alleato.

               Circa la partecipazione italiana, alcune fonti riferiscono di operazioni nel Mar Nero assieme ad Inglesi e Francesi, in una specie di riedizione della guerra di Crimea, nonché - con maggior sicurezza - in Murmania e in Siberia. In particolare Pietro Maravigna (Gli Italiani nell’Oriente balcanico, in Russia e in Palestina, 1915-19, Roma 1923) riferisce di un corpo di spedizione, comandato dal ten. col. dei bersaglieri Sifola, sbarcato a Murmansk il 2-9-1918, composto dal “4° battaglione del 67° fanteria su 3 compagnie; una compagnia di complemento; 389ª compagnia mitragliatrici (8 armi); 165ª sezione CC.RR.; un reparto del Genio, mezza sezione sussistenza e l’ospedaletto da campo n. 346”; tale corpo ripartì da Murmansk il 9-8-1919 e fu sciolto un mese dopo. Inoltre Maravigna riferisce di un altro corpo di spedizione in Siberia (comandato dal col. Fassini, comprendente 13 ufficiali, 14 sottufficiali, 33 caporali, la 159ª sezione CC.RR., un battaglione di fanteria composto da elementi bianchi tratti dalla Colonia Eritrea e con 900 uomini di truppa, una compagnia dell’85° fanteria, 2 sezioni mitragliatrici, aliquote di servizi e salmerie), il quale iniziò il viaggio di ritorno l’8-8-1919, sbarcando infine a Napoli il 2-4-1920.

               Sull'argomento dei volontari italiani, gli unici che mi risultano furono i 220 uomini della Colonna Savoia, provenienti dalle terre irredente, prelevati a Tientsin e schierati con i Bianchi.

 

              Ciò premesso (numeri a parte), non mi sembra corretto dire che “Dall’Occidènte, ai bianchi arrivarono soltanto dei rifornimenti di armi e viveri”: in realtà gli alleati parteciparono direttamente ai combattimenti (ad esempio occupando non solo Vladivostock e Murmansk, ma anche Arcangelo, Kisinev, Sebastopoli, Sinferopoli, Novorossijsk, Batum, Baku, Krasnojarsk) , e .inoltre - come tutti gli eserciti stranieri - imprigionarono (ad es. in Arcangelo vi erano 5 campi di prigionia, ognuno dei quali “ospitava” migliaia di persone), fucilarono (ad es. i 34 Commissari del Popolo di Baku) e razziarono.

              Quanto alle motivazioni delle due spedizioni dell’Intesa, ispirate soprattutto da Churchill, si devono ricercare anzitutto nella volontà di colpire un regime anti-monarchico e soprattutto anti-capitalista, oltre al desiderio di impadronirsi di ricchezze e risorse liberate da} crollo dell’impero nazista e dal successivo marasma.

              Circa le ragioni “interne” del fallimento di dette iniziative, ovvero al di là delle vittorie militari dell’Armata Rossa, si possono così sintetizzare: mancata concertazione sia tra le forze militari che tra i governi (Churchill e Clemenceau da una parte, Wilson dall’altra), scarse motivazioni tra le truppe lontanissime da casa, guardate sempre più con diffidenza e ostilità dalle popolazioni locali, esposte alla propaganda bolscevica e talora in aperta rivolta, nonché crescenti proteste di massa e manifestazioni contro l’intervento straniero (ad esempio, in Italia, nei giorni 20 e 21 luglio ‘19).

              Riassumendo il tutto in poche parole, gli Occidentali intervennero non solo logisticamente, ma pure con eserciti (o, se preferisce, corpi di spedizione) numericamente rilevanti, aiutando i Bianchi con flotte, squadriglie aeree, armi, munizioni e uomini, epperò - in quanto stranieri - facendo anche perdere loro ogni credibilità.

              Spero che tali informazioni. per quanto confuse, possano costituire un contributo per far luce su una vicenda che giudico poco gloriosa e controproducente, oltre che poco nota.

              Cordiali saluti.

 

 

NON PUBBLICATA.

 

·                Nota: sull’ argomento Montanelli rispose ad un altro lettore il 6-10-1998:

 

              Caro Morandini, Lei non può immaginare l’alluvione di lettere da cui sono stato sommerso a quella mia improvvida e sbadata risposta a Emilio Forcellati: non avrei mai immaginato che ci fossero tanti lettori così ferrati su questa materia. Se per replica scelgo la sua, chiedendone scusa a tutti gli altri, è perché è la più concisa, e quindi quella che mi concede più spazio, e non soltanto perché è molto urbana: lo sono tutte, e stranamente, perché di solito le contestazioni sono piuttosto sgarbate

 

 

[ [ [

 

 

“A Sette”. 5-10.1998.

 

 

PER CHI SUONA ... CAMPANELLA?

 

 

Egr. Dr. Nascimbeni,

eccoLe 2 perle gustosissime dal Gazzettino di Venezia:

          1. immagine di Tommaso Campanella (06.09.98), che in realtà è la foto di uno che non suona campanelle né altre percussioni (infatti è il cantante Bono, del grupppo U2);

          2. titolo dell'edizione di Padova (5.10.98), in cui l'imperatore Federico II di Svevia (“stupor mundi”) diventa Ferdinando: così resta solo “stupor”, e basta!

          Cordiali saluti.

 

SEGNALAZIONE ACCOLTA (la prima, nel n° 43/1998, sotto il titolo “Campanella? Cantava negli U2...).

 

 

Nota: anziché “gruppo”, scrissi proprio “grupppo”.

 

 

[ [ [

 

A “Il Gazzettino”. 6-10-1998.

 

RIME RIPETUTE

 

               Egregio Dott. Pittalis, leggo volentieri le poesiole vernacolari che il Suo giornale periodicamente pubblica; tuttavia l’ultima (“Il duello Bossi/Comencini in rima” di Giovanni Salas, 2.10.1998) mi lascia perplesso e incuriosito, non tanto per l'argomento, quanto per la fortissima somiglianza formale con il componimento di Lucio Scure “VITA DA CASANOVA”, che ho avuto modo di commentare filologicamente nel volume “Omaggio poetico a Giacomo Casanova cittadino europeo” (Editoria Universitaria di Venezia, 1993).

               Tale somiglianza si coglie soprattutto nella medesima alternanza tra rime in -ega e -iga, e nella conseguente presenza di tante parole assolutamente identiche (sbrega, intriga, nega, diga, miga, botega, amiga) o quasi (liga, ssiga, sega), per cui mi chiedo: il sig. Salas si è forse ispirato a Lucio Scure, magari inconsciamente? oppure entrambi si sono ispirati ad un modello poetico precedente? o, invece, è una mera coincidenza, per quanto singolare, che trova ragione unicamente nella profonda musicalità tutta propria della lingua veneta?

               Cordiali saluti.

 

 

 

PUBBLICATA (l’11-10-1998, sotto il titolo “Perplesso per le rime su Bossi e Comencini”).

 

 

 

Nota: la poesia in questione è visibile nel sotto-sito di LUCIOSCURE

 

 

 

 

[ [ [

 

 

 

 

A “Il Corriere della Sera” 12-10-1998.

 

 

 

 

 

 

DISINVOLTURA? NO, NORMALITÀ

 

 

 

 

 

Egregio Dr.Montanelli,

 

credo che Renzo Cianfanelli, nel suo servizio da Belgrado uscito il 9.10.1998, sia caduto in errore, descrivendo il Klub Andergraund come un “ex-rifugio con il nome scritto disinvoltamente in questo modo per agevolarne la pronuncia”. In realtà i Serbi, così come i Russi, traslitterano in cirillico tutte le parole straniere proprio secondo la loro pronuncla. anziché la loro grafia originaria, talvolta con risvolti per noi umoristici: ricordo ad esempio la pubblicità di un film western, vista nel ’71 a Belgrado, che trasformava l’attore protagonista, lo statunitense Lee Van Cleef, nel quasi cinese “Li Van Clif”.

 

Cordiali saluti.

 

 

 

 

NON PUBBLICATA.

 

 

 

 

[ [ [

 

 

 

A “Sette”. 14-10-1998.

 

 

TITOLI STUPEFACENTI

 

             Egr. Dr. Nascimbeni,

Le invio il presente articolo da “Il mattino di Padova” del 13.10.1998: considerando il testo, in cui si menziona il sequestro di circa 40 grammi di droga leggera, non è da ritenere “stupefacente” un titolo che invece annuncia il sequestro di ben “quaranta chili di droga”?

             Cordiali saluti.

 

SEGNALAZIONE ACCOLTA (nel n° 44/1998, sotto il titolo “Ma dove sono i titolisti di una volta?”)

 

 

[ [ [

 

 

A “Sette”. 19-10-1998.

 

 

 

SCARSA SINTONIA

 

 

 

Egr. Dr. Nascimbeni,

Le invio l’articoletto dal Gazzettino (edizione di Padova) del 16/10/98, come esempio di scorsa sintonia tra il titolo (“Sintonia gay”) ed il testo (“Sinfonia gay”).

              Le segnalo, inoltre, l’aggettivo “truffaldesca”, usato in medesima data di Pierferdinando Casini in relazione al preincarico conferito a D’Alema (Tg 3, ore 19.00).

Distinti saluti.

 

Nota: anziché “scarsa”, scrissi proprio “scorsa”.

 

 

 

 

[ [ [

 

 

 

 

A “Sette”. 27-10-1998

 

 

 

 

 

GORGHEGGI IBRIDI

 

 

 

 

 

Egr. Dr. Nascimbeni,

 

Le segnalo una perla musicale del Gazzettino (edizione di Padova) del 20-10-1998, ovvero il cantante Nino Ferrè”, evidente ibrido tra Nino Ferrer e Leo Ferrè) [...]

 

Cordiali saluti.

 

 

 

Nota: scrissi proprio “Leo Ferrè”, anziché “Léo Ferré”.

 

 

 

 

[ [ [

 

 

 

 

A “Sette”. 2-11-1998

 

 

 

 

 

CRONACA DI VITA TROPPO FRETTOLOSA

 

 

 

 

 

    Egr. Dr. Nascimbeni,

 

nell’allegato articolo del Gazzettino (ed. di Padova) del 30-10-1998 la mancanza di una virgola fa sì che Corrado Lubian nascesse proprio “mentre stava cercando di raggiungere disperatamente il Pensionato Antonianum” [...]

 

    Cordiali saluti.

 

 

 

 

[ [ [

 

 

A “Sette”. 16.11.1998.

 

COMODATO?

Egr. Dr. Nascimbeni,

eccoLe una piccola perla burocratica dal Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto del 10.11.98, precisamente al punto 7, nel quale si cita un funzionario “in comodato” all’A.R.P.A.V. (Agenzia Regionale Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto), anziché “in comando”: la differenza giuridica tra i due termini sta nel fatto che il “comando” si applica alle persone, mentre il “comodato” riguarda ... le cose!

 

              Aggiungo, inoltre, copia di articolo del Gazzettino di oggi, nel quale “l’angelo di Mostar” diviene nel titolo “L’Angelo della morte”.

 

 

Distinti saluti.

 

 

[ [ [

 

 

 

A “Sette”. 24-11-1998.

 

 

MINIMI SUPERIORI AI MASSIMI?

 

 

Egr. Dr Nascimbeni, quante segnalazioni questa settimana!

1) Venerdì 20 novembre parte il modulo spaziale Zaria, su razzo Proton, dal poligono di Baikonur, in Kazakistan: per le didascalie del TG 1 delle ore 18 la località diventa Baikonour e si trova in Russia, per quello delle 20.00 ritorna ad essere Baikonur, però viene collocata in un improbabile Paese chiamato Kurzakistan; che sia un incrocio tra Kazakistan e Kurdistan?

2) Nel Corriere del 20 novembre, a pag. 16, un trafiletto in evidenza recita: “Oggi si apre l'udienza preliminare ma l'imputato è detenuto nella ex Jugoslavia”: perché chiamare in tal modo la Croazia, dopo ben 7 anni di indipendenza?

3) Poi mi vengono in mente Magalli (che, ne “I cervelloni” del 5 novembre, presenta un inventore cinese, ma poi lo congeda come giapponese: tanto per Magalli sono tutti gialli), il mago Forest (che esibisce nel Maurizio Costanzo Show del 19 novembre un biglietto con la scritta “Quebek”, senza che nessuno dei presenti lo corregga), il Tg Regionale Veneto del 1 Settembre (dove un esperto in tossicologia, leggendo un’etichetta, dice che la Ribollita Toscana proviene da “Bolghèri, Livorno”), e le tante imprecisioni nella carta d’Italia usata dalla pubblicità dell’Omnitel, ieri, e dell’Enalotto, oggi, per ricavare altri dubbi in materia di geografia, non solo estera.

4) A proposito di cinematografia, invece, il titolo del film citato a pag. 120 dell'ultimo Sette (“Tex e il Signore”) non Le pare un po’ troppo evangelico?

 

5) Concludendo in burocratese, nella Gazzetta Ufficiale n. 87 del 6.11.1998, riguardo alle prove concorsuali per dodici posti di archivista di Stato ricercatore storico-scientifico dell' ottava qualifica funzionale, il decreto del Ministero per i beni culturali e ambientali prevede “un colloquio interdisciplinare a cui sono ammessi i candidati che abbiano conseguito un minimo di 31/30 nella prova attitudinale”: eppoi ci si lamenta del livello non eccelso della nostra Pubblica Amministrazione!

Cordiali saluti.

 

 

 

[ [ [

 

 

 

 

A “Sette”. 11-12-1998

 

 

 

 

DÉFILÉE A RICHIESTA

 

 

 

 

 

    Egr. dott. Nascimbeni,

 

 

dal Gazzettino del 5-12-1998: “La missione ha successo, ma i due piloti vengono defilati alla Corte marziale per disobbedianza”.

 

 

    Cordialmente.

 

[ [ [

 

 

 

 

A “Il Corriere della Sera”. 30-12-1998.

 

 

 

BALBO ... STEFANO?

 

 

 

Gent.mo dott. Montanelli,

 

sul Corriere del 27 dicembre scorso Alberto Arbasino nomina Galeazzo Ciano e Stefano Balbo. Ci si riferisce, invece, ad Italo Balbo? In caso contrario, potrei avere qualche informazione sulla figura del menzionato Stefano Balbo?

 

Grazie, e cordiali saluti.

 

 

NON PUBBLICATA.

 

 

Nota: qualche giorno dopo, il 3-1-1999, la rettifica di Alberto Arbasino:

Nella mia «Lettera al direttore» pubblicata a paina 7 del Corriere del 27 dicembre, con il titolo «Ma quell’idea del potere non è esclusiva dei figli del ‘68» è apparso un increscioso Stefano Balbo invece del corretto Italo Balbo. Sarà colpa di Santo Stefano Belbo?

 

 

[ [ [

 

 

A “Sette”. 5-1-1999.

 

 

 

DORMIVA PROPRIO DAI CARABINIERI?

 

 

Egr. Dr. Nascimbeni,

oltre all’allegata copia della tabella apparsa sul Corriere del 21-1-1999 (osservi che strane bandiere circolano in Europa), Le.segnalo la seguente anfibologia tratta da Alto Adige del 31.12.1998 (titolo: “Arrestato il rumeno evaso a Natale”): “L'uomo è stato arrestato mentre dormiva dai carabinieri del comando provinciale di Modena”.

    Cordiali saluti, e buon anno!

 

 

 

 

 

[ [ [

 

 

 

 

 

A “Sette”. 13-1-1999.

 

 

 

 

 

BRUTTURE

 

 

 

 

 

 

              Egr. Dott. Nascimbeni, Le segnalo un paio di infortuni del Gazzettino, con relativi allegati:

 

1. Il cavalcaferrovia padovano “Borgomagno”, forse per la sua particolare e caotica situazione, diventa “Borgomagmo” (edizione di Padova del 7.1.1999).

2. Nella rubrica sulle mostre d'arte (10.1.1999), compare il titolo seguente: “Gustav Klimt e i primi ani della Secessione viennese”.

 

Cordiali saluti.

 

SEGNALAZIONE ACCOLTA (la seconda, nel n° 6/1999).

 

 

 

 

[ [ [

 

 

 

 

 

A “Il Gazzettino” di Padova. 13-1-1999.

 

 

 

 

 

BELZONI... ORGANISTA?

 

 

 

Egr. Dott. Pittalis,

sul “Gazzettino” di Padova del 12.01.1999 (nella rubrica “La strada”) leggo che Giambattista Belzoni sarebbe stato organista di S.Croce nel 1865 e del Santo nel 1872 (“incarico che ricoprì per oltre quarant’anni”).

              Credo, invece, che tale scheda si riferisca non al Belzoni, archeologo ed egittologo, ma piuttosto a Luigi Bottazzo (1845-1924), organista primario al Santo nel 1872, oltre che insegnante al Pollini e direttore del Configliachi; quanto all’origine del lapsus, mi chiedo se non vada ricercata nella frase seguente, tratta dal libro “Cent’anni in una città” e riferita al Bottazzo: “nella casa di via Belzoni una lapide lo ricorda”.

Grazie per l’ospitalità e cordiali saluti.

 

 

PUBBLICATA (il 23-1-1999, sotto il titolo di “Era Bottazzo e non Belzoni l’organista”)

 

 

 

 

[ [ [

 

 

 

 

 

A “Il mattino di Padova”. 13-1-1999.

 

 

 

 

 

 

UN PIO ... IBRIDO?

 

 

 

 

 

Gentile Direttore,

 

solitamente trovo piacere nell'imparare nuovi termini, così da arricchire il mio scarso vocabolario; stavolta, però, ho qualche perplessità nei confronti della “preziosa pitria del settecento, regalo di D’Alema al Papa” (dal Mattino di Padova del 9.01.1999).

 

              Non essendo riuscito a trovare la parola “pitria” in alcun dizionario, mi chiedo se detto vocabolo esista veramente; oppure si tratta di un lapsus freudiano, formato dalle parole “pisside” e “mitria”?

 

La ringrazio e Le porgo distinti saluti.

 

 

 

 

 

NON PUBBLICATA

 

 

 

 

[ [ [

 

 

 

 

 

A “Il Corriere della Sera”. 29-1-1999.

 

 

 

 

JOHN PAUL ... TWO?

 

 

 

 

Egr. Dr Montanelli,

 

Il Corriere del 28/1/1999 ha dedicato un articolo ad una fresca perla del giornalismo televisivo americano: “La Cnn fa una gaffe e annuncia «Ecco Giovanni Paolo Venti»”.

             Senza andare troppo lontano nello spazio o nel tempo (basti pensare alle mitiche uscite di Mike Bongiorno su Malcom Dieci o su Paolo Vi), vorrei segnalare che nella stessa data il commentatore del TG 3 della notte, leggendo il nome del Pontefice con relativo numero ordinale in caratteri romani (II) sulla maglia da hockey donatagli da un tifoso di St. Louis, ha acutamente detto “John Paul Two” (anziché “the Second”), con ciò dimostrando che in quanto a professionalità la nostra televisione pubblica non ha proprio nulla da invidiare alla Cnn.

    Sempre cordialmente (e sempre sportivamente), distinti saluti.

 

 

 

NON PUBBLICATA.

 

Nota: circa “John Paul two”, adesso, ho il dubbio che sia una locuzione comune. Verificheremo meglio.

 

 

[ [ [

 

 

 

A “Il Gazzettino”. 13-2-1999.

 

 

 

LA “X” IN VENETO? MISTERO

 

 

 

Egr. dott. Pittalis,

             in merito alla discussione, confinata nell'edizione di Padova, sul tema se in veneto sia meglio scrivere “x” oppure “z”, con tutto il rispetto per il tradizionalismo della “maggioranza” ritengo meno inadeguata la scelta di Dino Durante, visto che attualmente la lettera “x” viene letta immediatamente “ics”, anziché “ese”, sia dai non veneti, cosa non trascurabile in termini di comunicazione, sia dai veneti stessi (più o meno toto-scommettitori che siano): sintetizzando dialettalmente e brutalmente, la “x” ormai non “sa de vecio”, ma piuttosto ...”de marso patoco”.

              Aggiungo, per la mia piccola esperienza di filologo dilettante (spero non dilettantesco), che nel ‘91 condivisi la decisione di usare la “z” nella parte “pavano-metropolitana” de Le centoventi giornate aggiornate ed annotate di Lucio Scure; né due anni dopo mi dissociai dalla preferenza accordata invece alla “x” in VITA DA CASANOVA (tutto maiuscolo, per non tarpare alcun senso, ndr), poiché lì si trattava di ricostruire la lingua veneziana di fine Settecento, anziché rappresentare un dialetto veneto contemporaneo, dunque fresco, vivace e di facile comprensione.

             Devo, tuttavia, dare ragione a Mario Klein quando scrive che nemmeno la “z” (sorda o sonora) è una scelta del tutto fedele: ed infatti il suono giusto è quello della “s” dolce o sonora che dir si voglia, però la “s” non s’usa per non far confusione con quella sorda. Tutte queste incongruenze trovano la loro fonte a monte, ossia nell'ambiguità dell’alfabeto italiano e veneto: vi sono consonanti (s, z, c, g), oltre che vocali (e, o), che non risuonano affatto in modo unico ed inequivocabile.

             La soluzione ideale, a mio avviso, sarebbe di marcare diversamente la “s” sonora, come d’altronde avviene in molti vocabolari (peccato che non sia cosi per quello di Durante e Turato, comunque meraviglioso), purtroppo in modo non uniforme: talora allungano la “s”, oppure si aggiungono riccioli, cediglie, o un puntino sottostante (che mi pare la soluzione più semplice ed estensibile).

             In attesa di improbabili riforme linguistiche, frattanto, la “s” forse “ze el manco pezo” (o, altrimenti, “şe el manco pèşo”).

 

             Scusandomi per essere stato prolisso, La ringrazio e La saluto cordialmente.

 

 

NON PUBBLICATA.

 

 

 

 

[ [ [

 

 

 

 

 

A “Sette”. 3-3-1999.

 

 

 

 

 

TUTTI VOLONTARI ... I GHETTI?

 

 

 

 

 

Egr. Dott. Biagi,

 

Come Suo lettore affezionato ed attento Le manifesto la mia perplessità riguardo ad un'affermazione contenuta nell'articolo intitolato “Auschwitz” (Sette, n. 7/1999), laddove Ella scrive che “(L'Ebreo, ndr) Si è chiuso spontaneamente in un quartiere: per pregare tutti insieme, per un bisogno di difesa”.

 

             Ecco, a mio giudizio l’avverbio “spontaneamente” è solo in parte esatto, come possono dimostrare i seguenti passi tratti dall’Enciclopedia Treccani alla voce “ghetto”: “Si chiama così, dal sec. XVI in poi, un quartiere cittadino destinato a essere dimora coattiva degli Ebrei (...) Talvolta il vocabolo si adopera impropriamente per designare ogni quartiere ebraico in genere, anche se non chiuso, e anche se la dimora degli Ebrei in esso non è coattiva, ma spontanea”.

 

             Cordiali saluti.

 

 

 

 

NON PUBBLICATA.

 

 

 

 

[ [ [

 

 

 

 

 

A “Sette”. 3-3-1999.

 

 

 

 

 

BELLI E IMPRECISI

 

 

 

 

 

    Egr. Dr. Nascimbeni, Le invio 3 brevi segnalazioni:

 

1) l’autore di “Lolita”, Nabokov, diviene Mabokov (con ripetizione) ne “Il manifesto” del 18/2/99, precisamente nella rubrica sui programmi televisivi intitolata “Film belli e impossibili” (aggiungerei anche “imprecisi”);

2) da “Il Gazzettino” del 22/2/99, titolo: “Mi rimprovero: dovrei insegnare ai giocatori di essere più furbi” (non prima, speriamo, di avere perfezionato la lingua italiana);

3) da “Il Gazzettino” del 22/2/99, nell'edizione di Padova, in una scheda dedicata alla cittadina istriana di Abbazia, veniamo amenamente informati che “Il nuovo nome è Apatija”: visto che l'esatto nome croato è Opatija, mi chiedo se dall’Apatija in questione sia stato colpito il gijomalista; oppure il tijpografo.

 

Cordiali saluti.

 

 

 

SEGNALAZIONE ACCOLTA (la prima, nel n° 12/1999).

 

 

[ [ [

 

 

 

 

 

A “Il Corriere della Sera” 14-4-1999.

 

 

 

 

 

QUANTI EBREI AD AUSCHWITZ?

 

 

 

 

 

Egr. dott. Montanelli,

 

non vorrei farLe perdere tempo, ma non riesco a comprendere in pieno alcune affermazioni contenute nell'articolo “Fermare il genocidio in Kosovo”, in particolare per quanto riguarda l’olocausto degli ebrei.

             Lei sostiene, infatti, che “Anche la Germania di Hitler agiva dentro i suoi confini facendo sparire un milione e mezzo di ebrei e avviandoli verso Auschwitz”: a me risulta, invece, che gli ebrei sterminati furono sei milioni,di cui quattro ad Auschwitz.

             Al di là del numero (forse il milione e mezzo si riferisce solo a quelli tedeschi, oppure è il risultato di stime più recenti?), non mi è chiaro nemmeno l'ordine cronologico degli avvenimenti : Lei scrive che “c'erano invece degli europei, che non volevano morire per gli ebrei, come più tardi non volevano morire per i Sudeti, e più tardi ancora per Danzica” ; in realtà, se è vero che il regime nazista fu antisemita dall’inizio (e del resto per Hitler gli ebrei costituirono sempre l’ossessione principale), l’elaborazione dei campi di lavoro e sterminio iniziò soltanto nel 1941, con la guerra in corso, e quindi dopo l’occupazione dei Sudeti (1938) e di Danzica (1939), anziché prima.

             Un’ultima curiosità, infine, riguarda il nome dei poveri abitanti del Kosovo, definiti giorni fa “kosovani” da un Suo lettore e da Lei stesso (la sera medesima in tv): dunque “kosovani” equivale a “kosovari”?

 

    Cordialmente.

 

NON PUBBLICATA

 

 

[ [ [

 

 

 

 

 

A “Sette”. 21-5-1999.

 

 

 

 

 

CIONONOSTANTE ...

 

 

 

 

 

            Egr. Dott. Nascimbeni, le invio tre recenti perle:

dal Gazzettino del 17.05.99, la didascalia sulla moglie di Ciampi: “Con lui, la “first lady” Franca, anche lei in “Graziella”; visto che Ciampi non gira affetto in “Graziella”, quell’”anche” sembra proprio una “congiunzione sfavorevole”;

1. dal Gazzettino del 16.05.99, l'inizio di un articolo: “L'incontro con Hemingway avvenne casualmente, nei primissimi anni ‘70, quando era assistente all’Università di Torino...”; l'espressione giusta doveva essere “L'incontro con le opere di Hemingway...”, altrimenti diventa facile obiettare che Hemingway morì nel 1961;

2. dal mattino di Padova del 15.05.99, un intervento degno del migliore Totò: “Pare fosse uomo di spiccate doti oratorie e dall’alto senso dell’onore. Cionostante morì il 14 novembre del 1729”; quale sarà il rapporto di causa ed effetto tra doti oratorie, senso dell'onore e data della morte? [...]

            cordiali saluti.

 

SEGNALAZIONE ACCOLTA (l’ultima, nel n° 24/1999, sotto il titolo “Il signor Ciononostante”).

Nota: delle tre “perle”, ho dimenticato di numerare la prima.

 

 

[ [ [

 

 

A “Sette” 21-5-1999.

 

 

BIONDE E ROSSE ... DA FAR GIRAR LA TESTA!

 

 

Egr. Dott. Biagi,

mi sembra che ci sia un po’ di confusione circa le vicende amorose di Carlo d’Inghilterra (da Sette, n. 20/99: “Poi c'è stata una bionda di nome Diana, seguita da una rossa Lady Sarah Spencer ...”).

              Invece mi risulta che Spencer fosse il cognome proprio di Diana, mentre la rossa Sarah - moglie non di Carlo, ma bensì del fratello Andrea - porta il cognome Ferguson.

Cordiali saluti.

 

 

NON PUBBLICATA.

 

 

[ [ [

 

 

 

Al Gazzettino. 27-5-1999

 

 

 

UN CORRETTORE ... AL QUADRATO

 

 

Egregio Direttore,

sul problema delle sigle straniere, penso che si possano pronunziare sia all'italiana, come sostiene una lettrice il 19 maggio scorso, sia nella loro lingua originale, come giorni dopo propone un altro lettore, che con motivazioni non infondate si prefigge di “correggere il correttore”.

              Ciò su cui non posso essere d'accordo, invece, è la parte finale dell’ultimo intervento (a costo di correggere, a mia volta, il correttore del correttore), laddove si scrive che “Kgb in inglese non si pronunzia ca ghe be, ma bensì chei ge bi”; nel caso in questione l'inglese non c’entra nulla, essendo una sigla in lingua russa (“Komitet gosudarstvennoi bezopasnosti”, cioè Comitato di sicurezza dello Stato, corpo di polizia segreta istituito in URSS nel 1954).

 

Cordialmente.

 

 

 

PUBBLICATA (il 2-6-1999, sotto il titolo “Quando l’inglese non c’entra).

 

Nota: seguìrono altri interventi, tra cui “Sigle russe e pronuncia inglese” (9-6-1999), alla quale risposi con la lettera seguente:

 

 

 

[ [ [

 

 

 

Al Gazzettino. 14-6-1999

 

 

 

SIGLE STRANIERE

 

 

 

Egregio Direttore,

il sig. Ivone Mazzuccato mi rimprovera per non avere spiegato che K.G.B. in russo si pronunzia ca-ghe-be, ma mi pareva già evidente dopo la lettera della sig. ra Lina Zen sulla pronunzia delle sigle straniere.

             Anzi, se posso tornare sul tema principale senza abusare dell’ospitalità, alla luce del dibattito sono giunto alla seguente conclusione: formalmente possiamo anche disquisire all’infinito se sia più corretta la pronuncia all’italiana o in lingua originale, però dal punto di vista dell’efficacia comunicativa non possiamo fare a meno di adeguarci al grado di conoscenza culturale dei nostri interlocutori, in particolare, e alla maggiore o minore diffusione degli usi linguistici in generale.

             Ne consegue, dunque, che se vogliamo avere più probabilità di farci capire con chiarezza converrà talvolta fare lo “spelling” della sigla alla straniera (ad es. l’inglese B.B.C. = bi-bi-si; l’americano F.B.I. = ef-bi-ai; la tedesca D.D.R. = de-de-er), talora all’italiana (ad es. la palestinese O.L.P. = o-elle-pi), altre volte ancora leggere la sigla straniera come un’unica parola italiana (ad es. Nato).

 

             Cordialmente.

 

 

 

 

NON PUBBLICATA.

 

 

[ [ [

 

 

Al Gazzettino. 7-6-1999.

 

 

CHE C’ENTRA GRAMSCI COL KGB?

 

 

Egregio Direttore,

se l’articolo del 4 giugno dal titolo “La moglie di Gramsci agente del Kgb” mi lascia quantomeno perplesso nella sostanza, dal punto di vista della precisione storica è sicuramente errato.

              Infatti negli anni 1922-34 la sigla che indicava la polizia segreta sovietica era G.P.U. (pronunzia alla russa: ghe-pe-u), poi sostituita da N.K.V.D., più tardi da M.V.D., e solo nel 1954 - come scrivevo solo pochi giorni fa, sul tema delle sigle straniere - da K.G.B.: nel 1954, però, Gramsci era già morto da 17 anni.

Cordialmente.

 

 

 

PUBBLICATA (il 9-6-1999, sotto il titolo “La moglie di Gramsci e il Kgb”).

 

 

 

 

[ [ [

 

 

 

 

 

A “Sette”. 7-6-1999.

 

 

 

 

LAPSUS BESTIALE

 

 

 

 

    Egr. dott. Nascimbeni, Le invio due segnalazioni curiose:

1) sottotitolo dal Gazzettino di Padova del 30-5-99 : “Con Galan in Regione e la Destro sindaco, Padova può finalmente recuperare la leaderchip del Nordest”” (ovvero : la nuova Silicon Valley);

2) articolo sul Venerdì,supplemento della Repubblica, in data 28-5-99, con un lapsus “bestiale” (probabilmente provocato dalla precedente descrizione di un pegaso): “al posto del cavallo la Esso aveva un cane lupo”; mi risulta, invece, che attualmente il simbolo della Esso sia una tigre, anzi “un tigre”, come dice lo slogan “Metti un tigre nel motore” (si immagina lo slogan “Metti un cavallo nel motore”, come se già non ce ne fossero abbastanza?).

Cordialmente.

 

 

[ [ [

 

 

A “Il Corriere della Sera”. 14-6-1999.

 

 

BELLA PACE, QUASI ... ETERNA!

 

 

Egr. Dott. Montanelli,

circa l'articolo “Non pensiamo solo a Internet, recuperiamo la nostra civiltà” del 7/06/99, trovo mal formulato il seguente periodo di Francesco Alberoni, solitamente preciso e informato: “Poi, fra il 1815 e il 1914, l’Europa ha avuto cento anni di pace...”.

               Considerando, infatti, che in quel periodo l'Europa ha annoverato - oltre ad agitazioni e moti di carattere politico, nazionale e sociale - una miriade di guerre, sia d'indipendenza (come le tre italiane), sia civili (perfino in Svizzera), sia imperialiste (come quelle tra Russia e Turchia), deduco che forse Alberoni voleva scrivere - utilizzando il medesimo spazio - che “fra il 1815 e il 1914 l’Europa non ha avuto guerre continentali”.

                Distinti saluti.

 

NON PUBBLICATA.

 

 

[ [ [

 

 

 

 

 

A “Sette”. 16-6-1999.

 

 

 

 

 

NUOVI PERSONAGGI

 

 

 

 

Egr. Dott. Nascimbeni,

posso presentarLe due nuovi personaggi conosciuti tramite il Gazzettino, ovvero i signori Michael Stadter (6-6-99) ed Elia Scanetti (13-6-99)?

Cordiali saluti.

 

SEGNALAZIONE ACCOLTA (nel n° 26/1999, sotto il titolo “Lo scrittore dimezzato”).

 

 

[ [ [

 

 

A Sette”. 28-6-1999.

 

 

AIUTO, È ARRIVATO IL MIO GIORNO!

 

 

Egr. Dott. Nascimbeni, Le invio le seguenti segnalazioni:

sottotitolo dal Mattino di Padova del 24.6.99 (“Il mare ribolliva, e nessuno rispondeva al my day”: “my day”, letteralmente “il mio giorno”, è un’interpretazione certo suggestiva, però errata, trattandosi di “mayday” (letteralmente “il 1° maggio”);

dal Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto del 15.6.99, l’ameno titolo di un volume che dovrebbe interessarLa direttamente, “Dicesi” (anziché Diocesi) di Verona”.

 

    Cordiali saluti.

 

 

[ [ [

 

 

Al Gazzettino, 2-7-1999.

 

 

 

 

 

SGORBI QUOTIDIANI

 

 

 

Egregio Direttore,

           vorrei complimentarmi col prof. Giuseppe Grillo, l’unico ad avere individuato tra le recenti prove di maturità un errore nel testo di Majakovskij, confermandogli la bontà della traduzione di A.M. Ripellino: infatti la parola usata dal poeta (“sito”) in russo vuoi dire proprio “setaccio”, e non “straccio”.

           Mi piacerebbe, inoltre, rivolgermi al lettore che ha segnalato l’esatta grafia di Michelstaedter (anziché “Michael Stadter”, 6-6-99), per dirgli che, pur approvando la trasformazione da lettore passivo a lettore giustamente critico e attivo nella segnalazione, tuttavia trovo eccessivo il suo sdegno per l’errore suddetto.

           Se per ogni “perla” del Gazzettino, infatti, noi dovessimo continuamente indignarci anziché sorridere divertiti, solo in tema di nomi stranieri negli ultimi mesi ci saremmo dovuti scandalizzare automaticamente anche per Anaïs Nin (“Anais Min”), per Einstein (“Einsteifl”) o per Elias Canetti (“Elia Scanetti”), per non parlare di toponimi (un esempio: “Apatija” anziché Opatija).

           Né potremmo esimerci, ovviamente, dallo stigmatizzare anche gli errori che riguardano i nomi italiani, com’è successo per Mara Venier (“Vernier”), per la comica Luciana Littizzetto (“Lippizzetto”), per il Padovanino, ovvero Alessandro Varotari, (“Varoteri”), o per il nuovo sindaco di Padova Giustina Mistrello (“Miatello”, con un figlio dall’improbabile nome di “Leopoldop”).

           Inoltre non potremmo tacere di fronte ai tanti errori linguistici, culturali, logici, grammaticali, ortografici ed altri “sgorbi quotidiani”, che invece io personalmente apprezzo come esempi di comicità involontaria, spesso surreale e talvolta incosciamente creativa, prefendo rivolgere il mio sdegno, piuttosto,al contenuto di certe notizie, o alla manipolazione cosciente di altre.

           D'altronde, se è vero che “errare humanum est” (come possono testimoniare perfino monete e francobolli della Repubblica), si deve dare atto che l’errore aleggia su tutti i giornali, non solo sul Gazzettino: dal mattino di Padova (sull'ex-sindaco di Padova Zanonato, “Zanonanto”), alla nuova Venezia e alla tribuna di Treviso (sul nazista Josef Mengele, “Josek”, o sul cabarettista Enrico Bertolino, “Bistolino”), dal Sole 24 Ore

(sull’architetto Tomaso Buzzi, “Bussi”, o sul regista Mario Mattioli, “Mattoli”), al contrapposto Manifesto su Vladimir Nabokov, “Mabokov”, da TV Sette (su Shostakovich, “Shotakovich”, o su Alberto Sordi, “Sardi”), al Venerdì di Repubblica (sul portiere Taglialatela, “Tagliatella”), senza escludere la Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana oppure il Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto (su Massimo Cacciari, “Caccirai”).

           Non solo errano i giornali (si presume a causa di ritmi sempre più frenetici, talora per colpa di stampatori e computer, mentre praticamente non esistono più i controllori di bozze/bizze ed errori/orrori), ma sbagliano perfino i giornalisti o gli scrittori più noti: ad esempio Alberto Arbasino che chiama Italo Balbo “Stefano”, confondendosi con S. Stefano Belbo), Alberto Ronchey (per il quale il libro “Il morbo di Hagard” di McGrath diventa “Il morbo” e l'autore Hagard), Indro Montanelli su papa Gregorio Magno (ovvero Gregorio I anziché VII) ed Enzo Biagi sulle donne di Carlo d’Inghilterra (“Poi c'é stata una bionda di nome Diana, seguita da una rossa Lady Sarah Spencer”).

           Dunque, concludendo, mi pare che non esista affatto una distinzione tra giornali infallibili e giornali fallaci, ma casomai tra giornali che con atteggiamento furbesco fanno propria la segnalazione esterna, oppure la omettono del tutto, ed altri che non temono di riconoscere con onestà gli errori commessi: credo che da questo punto di vista non si possa fare a meno di lodare la correttezza del Gazzettino, alla luce della pubblicazione di tante lettere sia di precisazioni, che - addirittura -di protesta.

 

           Cordiali saluti.

 

 

 

 

PUBBLICATA (con il taglio delle parti sottolineate), sotto il titolo “Errori ed orrori del ministero e ... dei giornali”).

 

·     Nota n. 1: qualche giorno prima avevo inviato la medesima lettera, però con errori di battitura clamorosi (Michelstaedter era diventato “Michaelstadter”, ma soprattutto – e meno male che mi complimentavo! – Grillo s’era trasformato in “Gallo”). Tuttavia riuscii a provvedere alle correzioni prima della pubblicazione, nel contempo scusandomi per la “confusione bestiale”;

 

·     * Nota n. 2: restava comunque un altro errore, relativo al regista Mattoli, che mi venne contestato da un altro lettore, che alcuni giorni dopo scrisse sia a me, per conoscenza, sia al Gazzettino (che non pubblicò) le seguenti precisazioni:

 

 

 

Caro Gazzettino,

 

 

 

               che una giornalista si rechi a un convegno su Carlo Michelstaedter e poi scriva tre volte Michael Stadter, dimostrando di non averne mai sentito parlare prima, non mi sembra della stessa gravità di errori di stampa come Caccirai o Einstfeil o Alberto Sardi o Mara Vernier o Zanonanto. Questi possono suscitare il sorriso, l’altro ha provocato anche a me indignazione, perché rivela una clamorosa mancanza di professionalità.

 

              Il signor Josef Agajep di Padova mette quindi insieme, a mio avviso, le pere con le mele. Incorre poi a sua volta in un errore scrivendo che chi scrive “Mario Mattoli” (il regista di tanti film di Totò) sbaglia perché il nome esatto sarebbe Mario Mattioli. E’ vero il contrario.

 

              Quanto alla pronta ammissione degli errori, mi pare il minimo che si possa pretendere da un giornale. Specie se sono sesquipedali come quello di cui sopra. Mi piacerebbe sapere quali sono i giornali che “omettono del tutto le segnalazioni”.

 

 

              Franco Damiani.

 

 

Venezia Mestre, 15 luglio 1999 / nella festa di S. Enrico imperatore.

 

Risposi mesi dopo, con la seguente lettera:

 

 

A “Il Gazzettino” e p.c. al Sig. Franco Damiani [...] MESTRE –VENEZIA

 

 

 

QUATTRO VOLTE GRAZIE

 

 

 

    Egregio Direttore,

dopo lunghe riflessioni (e conseguente ritardo, per il quale mi scuso), rispondo all'allegata lettera, seppure non pubblicata.

               Ringrazio il sig. Franco Damianì per i seguenti motivi:

1) mi ha aiutato a correggere un errore che. nella memoria si trascinava da chissà quanto (il regista cinematografico, tra l’altro da me apprezzato, si chiamava effettivamente Mario Mattoli, anziché Mattioli);

2) ha rafforzato ulteriormente la mia convenzione sul fatto che l’errore è umano, che chi non fa non falla, e che possono sbagliare proprio tutti, non solo i giornalisti, ma - nel loro piccolo - persino i lettori più scrupolosi e pignoli: ad esempio io ho confuso il cognome dì Mattoli, sì, ma in compenso il sig. Damiani ha confuso il cognome (oltre che l’indirizzo) del sottoscritto;

3) mi ha dimostrato, di conseguenza, che è meglio limitarsi a segnalare gli errori, anziché scagliare sulla testa dell’errante pietre che potrebbero non solo far male inutilmente, ma anche tornare indietro come un boomerang;

4) mi ha dato l’idea su come gestire una massa imponente di perle di stampa da me raccolte: penso ad un “dizionarietto di refusi, confusi e fusi”, lasciando così libero il lettore di usare a volontà penne rosse o blu, di sorridere o bacchettare, di indignarsi oppure sghignazzare, di esaminare al microscopio non solo la professionalità dei giornalisti, ma anche quella - perché no? - dei compositori.

       Alla domanda, infine, su quali giornali “omettono del tutto le segnalazioni”, dico solo - sulla base della mia esperienza personale - di avere inviato nell’ultimo anno al Corriere della Sera una dozzina di interventi stringati e sobriamentete critici nei confronti di alcune affermazioni - a mio avviso errate - dei vari Montanelli, Biagi, Arbasino, Alberoni, Grasso, etc., senza riscontro alcuno; mi è capitato anche - come già avvenuto per il Gazzettino - di segnalare che il servizio segreto sovietico ha preso il nome di KGB solo dal 1954 (in particolare scrivevo nel finale: “due errori, seppure marginali, in un giorno solo, seppure agostano, m’inducono a ritenere che il Corriere - in quanto a precisione sui Paesi dell' Europa Orientale - in gran parte ... russi!”): eppure un paio di settimane dopo ho letto che “sino dagli anni 40 il KGB ...”, facendoni venire il dubbio che certe lettere non solo non vengano pubblicate, ma forse nemmeno lette).

    Cordiali saluti. Josef Agaiep. Padova, 24-9-99 (San Pacifico).

 

 

NON PUBBLICATA

 

 

* Nota: alla penultima riga scrissi proprio “facendoni”, anziché “facendomi”.

 

 

 

[ [ [

 

 

A “Sette”. 23-7-1999.

 

ÀLACRE ED ALÀCRE

 

Egr. direttore,